di MARIELLA ZADRO –
VITERBO – Si è svolto giovedì 16 luglio presso il Museo della Ceramica della Tuscia di Palazzo Brugiotti in Viterbo la tavola rotonda sugli Etruschi: “Il banchetto degli Etruschi tra cultura cibo e convivialità” promossa dall’Associazione culturale La Torre della Tuscia, con il patrocinio dell’Università degli Studi della Tuscia.
I relatori, tutti docenti Unitus: le Professoresse Gloria Gubiotto, Marina Micozzi, Stefania Masci, Paola Pogliani, il professor Riccardo Massantini e la dottoressa Stefania Volpi, hanno animato la tavola rotonda con il supporto di slide comunicando notizie inedite sul popolo Etrusco molto apprezzate dal folto pubblico presente, nonostante le temperature molto alte di questi giorni.
L’aristocrazia etrusca, durante il banchetto, attraverso il cibo, la musica, il vino, celebrava la propria ricchezza stringendo alleanze e confermando il proprio potere.
Nel corso della Tavola rotonda è stata sottolineata la forte commistione col popolo greco, forse a conoscenza della lingua etrusca o forse che gli stessi Etruschi stessi conoscessero la lingua greca, l’importanza delle tombe etrusche di Tarquinia dalle quali provengono molte delle conoscenze sul rito del banchetto etrusco, come la famosa Tomba dei Leopardi.
Interessanti gli interventi sul cibo consumato da questo popolo che variava a seconda delle classi sociali.
La dieta del popolo si basava sulle zuppe di farro puls, mentre il banchetto dei nobili offriva carni pregiate (cinghiale, cervo, lepre, maiale, bue, pollame) o pesce nelle zone costiere come Cerveteri, Populonia, non mancavano formaggi di capra o pecora, cereali e legumi quali farro, ceci, fave.
Il prodotto che ha destato più curiosità è stato il vino: una bevanda molto curata dal popolo etrusco, tanto da produrre un vaso (il vulcano) dove veniva messo il vino, molto denso, e aromatizzato con spezie e formaggio.
La loro celebre intuizione, in uso in Toscana fino al secolo scorso, fu la Vite maritata, che permetteva di far crescere la vite su alberi di sostegni vivi, come pioppi e aceri, facendo arrampicare la pianta verso l’alto piuttosto che farla crescere su bassi filari, proteggendo così l’uva dall’umidità.
Di particolare rilievo la vendemmia, che era manuale a gioiosa, con la pigiatura nei palmenti e la fermentazione in terracotta.
Quindi, possiamo dedurre che gli Etruschi erano degli abili vignaioli, sempre alla ricerca per migliorare il prodotto di cui ne apprezzavano il risultato con dei “riti” di bevute collettive.
Nel corso della tavola rotonda si sono anche ricordate le tecniche pittoriche etrusche, il disegno preparatorio e la stesura del colore, il quale veniva estratto da elementi naturali (calce spenta, gesso, silicato naturale).
Particolare rilievo è stato dato al ruolo della donna etrusca, che, a differenza di quelle greche o romane, relegate all’interno della domus, prendeva parte ai banchetti e godeva di un livello di libertà, autonomia e prestigio sociale molto alto, considerato dai vicini popoli quasi scandaloso.
Un incontro piacevole, divulgativo, di alto livello, che ha unito i cittadini e ha fornito una lezione di inclusività e amore per la vita.
La grande lezione degli Etruschi è infatti l’inclusività, L’identità culturale non si difende chiudendosi, ma contaminandosi, aprendo al resto del mondo come fecero loro dialogando con tutto il Mediterraneo.
Infine, gli Etruschi hanno dimostrato come l’emancipazione femminile e la pari dignità sociale non siano scelte culturali moderne, ma praticabili già 3000 anni fa.























