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Il ritorno alla “Cassaforte del Paese”: la sfida per un sistema bancario umano ed etico

Il ruolo delle banche nell’economia moderna sta attraversando una profonda crisi di identità, o per meglio dire, di reputazione. Nate come custodi del risparmio e motori dello sviluppo locale, molte istituzioni finanziarie sembrano oggi aver smarrito quella funzione sociale che è persino scritta nella nostra Carta Costituzionale. Tra spinte alla digitalizzazione forzata, abbandono dei territori e logiche speculative, si leva alto il coro di chi chiede un’inversione di rotta radicale: rimettere la persona e la fiducia al centro del sistema creditizio.

A tracciare la linea morale di questa necessaria metamorfosi, durante il 13esimo anniversario dell’Enciclica “Rerum Novarum”, è ancora una volta la voce di Papa Leone XIV. Il Pontefice ha più volte denunciato le derive di una finanza speculativa che soffoca l’economia reale e crea profonde disuguaglianze sociali.

Il sistema finanziario non può essere una casa da gioco dove si punta sul futuro delle famiglie. Il Papa ha spesso ricordato nei suoi appelli la ricerca di un’economia più giusta e che la finanza deve essere uno strumento a servizio dell’uomo, non governarlo. Le banche devono ritrovare la loro vocazione di sostegno ai più deboli, alle imprese che creano lavoro vero.

Un monito chiaro, che spinge a considerare il credito non come una merce, ma come un bene comune al servizio dello sviluppo umano integrale.

Questa visione etica trova un riscontro pragmatico e sindacale nelle parole di Riccardo Colombani, Segretario Generale di First Cisl. Analizzando lo scenario attuale, Colombani mette a nudo le criticità di un sistema che, negli ultimi trent’anni, si è progressivamente trasformato in senso rigidamente liberista.

Colombani ricorda che pur essendo imprese a tutti gli effetti, le Banche devono recuperare la loro responsabilità sociale e che nell’ esercizio della raccolta del risparmio e l’esercizio del credito siano materie disciplinate dall’articolo 47 della Costituzione proprio per l’importanza che rivestono nello sviluppo del Paese.

Il leader della First Cisl ricorda che oggi gli istituti sono focalizzati quasi esclusivamente sulla gestione del risparmio perché rende tanto e non assorbe capitale. Inoltre, rilancia l’allarme sulla “desertificazione bancaria” e sul divario digitale italiano rispetto al resto d’Europa. In Italia l’uso dei canali online, soprattutto tra i più anziani (65-74 anni), è fermo al 36,7% contro una media euro del 52,2%. Eppure le banche chiudono gli sportelli. In Francia, dove l’online è al 63,3%, ci sono 48 sportelli ogni 100.000 abitanti; in Italia siamo scesi a 32. Le banche hanno resistito alle crisi del passato solo grazie al sacrificio e al rapporto di fiducia mantenuto dalle

lavoratrici e dai lavoratori. Per questo, secondo il sindacato, i nuovi modelli organizzativi devono essere fortemente partecipativi.

A fare sintesi di questa sfida, calando la riflessione sulla centralità dei lavoratori e sulla realtà territoriale, sono le dichiarazioni conclusive di Alessandro Scorsini, Segretario della First Cisl di Viterbo.

“Come non condividere il richiamo ad un sistema ancorato alla responsabilità sociale, che sappia coniugare le ragioni dello sviluppo con quelle della tutela e della crescita professionale dei lavoratori?” si chiede Scorsini.

Il Segretario viterbese rilancia con forza l’equazione tra etica e solidità economica: “Sono sempre stato convinto che un sistema bancario etico sia meno esposto alle crisi. Le banche devono tener conto, nei loro modelli di business e nei loro piani, anche dei finanziamenti verso le attività che si caratterizzano per una maggiore sensibilità ambientale e per il contrasto ai cambiamenti climatici “.

In un periodo di utili eccellenti, Scorsini indica nella contrattazione la strada maestra per redistribuire la ricchezza : “Il calo del cost/income nel settore dimostra che c’è ampio spazio per la crescita dei salari dei bancari. Dal 4 maggio sono partite le assemblee per l’approvazione della piattaforma di rinnovo del contratto ABI e a breve verrà presentata anche quella del contratto di Federcasse. Ognuno di noi è chiamato a fare la sua parte, perché con l’impegno comune possiamo migliorare le cose per tutti “.

Solo tornando a essere la “cassaforte del risparmio” e il terreno fertile per l’economia reale, le banche potranno riconquistare quella fiducia che, troppo spesso, è stata messa in discussione.

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