Il Santo del mese: San Sebastiano (patrono di Capodimonte)

IL SANTO DEL MESE

SAN SEBASTIANO (patrono di Capodimonte) 20 Gennaio

A cura di Vincenzo Ceniti Console di Viterbo del Touring Club

A Capodimonte, di cui è patrono, è ricordato con una santa Messa il 20 gennaio nella chiesa parrocchiale. Dal momento che il periodo non è adatto san-sebastianoai festeggiamenti popolari, gli abitanti del paese festeggiano più volentieri il compatrono San Rocco il 15 e 16 agosto. Sebastiano, milanese di adozione, avrebbe subito il martirio sotto l’imperatore Massimiano (286-305). Sono diverse le località che si contendono le sue reliquie (alcune chiese di Roma, St. Médard a Soissons, Ebersberg in Baviera e Capodimonte sul lago di Bolsena).

Secondo la tradizione venne sepolto a Roma (288?) nella catacomba sulla via Appia che da allora prese il suo nome. Nel IV secolo vi venne eretta una basilica, inizialmente

in onore degli Apostoli (Ecclesia apostolorum), poi intitolata a San Sebastiano, presso cui si costruì un monastero dove papa Sisto III (432-440) raccolse una comunità di monaci con il compito di venerare la figura del santo e di dare assistenza ai pellegrini.

Il suo culto, in conseguenza dei tanti eventi miracolosi e del particolare supplizio cui venne sottoposto, si diffuse rapidamente, raggiungendo presto la città di Milano. Sebastiano, secondo alcune narrazioni leggendarie successive alla sua morte, era un ufficiale della guardia imperiale, nato a Narbona (263 ca.) ma residente a Milano, altamente stimato dagli imperatori Diocleziano e Massimiano.

Era un fervente cristiano e difendeva con coraggio la sua fede; predicava con passione incoraggiando i prigionieri cristiani alla perseveranza. Voleva condurre alla fede di Cristo i suoi stessi amici pagani, ma questo suo fervore gli costò la libertà e lo portò ad essere condannato a morte. Venne legato ad un palo e trafitto dalla frecce.

Creduto morto, fu curato da una pia vedova di nome Irene. Potette, così, ritornare in pubblico come se fosse resuscitato. In realtà gli estensori di queste leggende volevano idealmente dimostrare l’indistruttibilità della vita cristiana: il martire è immortale e nulla gli può nuocere; egli deve superare molte prove prima di raggiungere il Signore.

Condannato una seconda volta, Sebastiano venne preso a randellate e gettato nella cloaca massima. Sarà un’altra donna romana (Lucina), continua la leggenda, a prendersi cura del suo corpo e seppellirlo nella catacomba sulla via Appia.

Sebastiano viene festeggiato il 20 gennaio. E’ patrono dei moribondi, dei bambini deboli e malati, dei soldati, dei crociati, degli invalidi di guerra, degli armaioli. E’ invocato in caso di ferite; contro la peste, le epidemie, le malattie del bestiame, i nemici della fede. La sua iconografia classica lo vede raffigurato seminudo, mentre è trafitto dalle frecce del martirio.

Notizie tratte dal libro “Paesi e patroni della Tuscia” di Vincenzo Ceniti

   

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