Il Sindacato di Polizia Ugl LeS interviene in merito al Decreto Sicurezza

ROMA- Riceviamo e pubblichiamo: “Non è accettabile vedere sui networks diversi sindaci pronti a disobbedire alle leggi dello stato per la semplice e banale ragione per la quale è inammissibile che chi incarna le Istituzioni, a qualsiasi livello, dichiari di non voler rispettare la legge dello Stato che rappresenta. La macchina statale non può funzionare se tutti gli ingranaggi non rispondono in modo univoco alle indicazioni delle norme giuridiche che quella si è data poiché si creerebbe una dissonanza che può inevitabilmente amplificarsi fino a raggiungere l’arbitrio”. Cosi ha esordito Elvio Vulcano, Coordinatore nazionale per la stampa e le comunicazioni del sindacato di polizia Ugl-LeS (l’unica voce dell’Ugl nella Polizia di Stato) in merito alla polemica e minaccia da parte di alcuni Sindaci di non voler rispettare le norme previste nel recente Decreto sicurezza, e di essere, così, pronti alla “disobbedienza”. Ha poi proseguito: “se passa il principio che le leggi si rispettano solo se coerenti con il proprio pensiero, il risultato è il caos. Immaginate se cominciassero ad applicare la legge in base al proprio pensiero gli operatori della sicurezza… (e sì che noi delle forze dell’ordine di motivi per lamentarci ne abbiamo molti!). Noi restiamo tuttavia ligi alle regole di questo Paese e lo facciamo al di là dell’orientamento politico popolare che questa Nazione governa. Se passasse il principio della “disobbedienza”, ci sarebbe il caos e non solo istituzionale! Per tale ragione ci appelliamo alle Istituzioni politiche, che siano di buon esempio ed usino i canali previsti dalla Costituzione per la messa in dubbio della rispondenza delle norme giuridiche di qualsivoglia provenienza alla nostra Legge fondamentale. Indipendentemente da qualsivoglia convinzione personale e politica noi crediamo fermamente che la legge sia uguale per tutti e che nessuno possa sentirsi legittimato a violarla ed ammettere il contrario sarebbe devastante poiché lascerebbe spazio a gravi e pericolose derive”. Ha infine chiosato Vulcano: “eventuali profili d’incostituzionalità saranno esaminati dall’unico organo a ciò preposto, cioè la Corte Costituzionale. Se l’altissima Corte dovesse esprimersi sulla incostituzionalità del Decreto Sicurezza (ma sarebbe più corretto dire sulla sua legge di conversione visto che un decreto legge è destinato ad essere da quella riassorbito dopo la sua approvazione parlamentare), solo successivamente questo sarà concretamente disapplicabile per avvenuta declaratoria di incostituzionalità e lo sarà, a quel punto, per tutti i soggetti interessati e per l’intero mondo del diritto: non prima e ad opera, quindi, di singoli sindaci, soggetti certamente legittimamente portatori di idee politiche personali ma che devono, per l’intanto e fino al momento della eventuale dichiarazione di incostituzionalità, imperativamente informare di quello spirito, in luoghi superiori e da altri soggetti determinato, le proprie azioni”. E taccio sulla congruità di una protesta che appare a fasi alternate, riguardando quell’argomento piuttosto che un altro, rivestendo, quest’ultimo, per moltissimi cittadini, eguale se non maggiore importanza dell’accoglienza. Ci sarebbe da chiedere se la priorità, in un momento di crisi economica come l’attuale, non dovrebbe essere attribuita alla generalizzata deteriore condizione di vita di moltissimi cittadini impoveriti ormai non più solo nell’immaginario collettivo ma finanche negli studi statistici ufficiali”.

   

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