Il Teatro Caffeina ha accolto tra gli applausi la toccante narrazione “Gli stessi sogni. Migranti senza tempo”

di MARIA ANTONIETTA GERMANO –

VITERBO – Stiamo tutti bene, stiamo tutti bene, stiamo tutti bene è il coro sommesso che accompagna come una litanìa la narrazione del migrante nero mentre ricorda, con voce incolore, da dove è partito, dove ha lasciato la mamma, i fratelli e la famiglia che forse non vedrà più. Ricorda la paura del viaggio verso l’ignoto, il coraggio di andare in cerca di un futuro migliore, le difficoltà del percorso, le violenze subite, l’arrivo all’inferno “che un conto è raccontarlo, un altro è viverlo”. Uno straniero tra gli stranieri. Siamo tutti stranieri in Patria.

Antonello Ricci (f. MAG)

Tutto questo al Teatro Caffeina (via Cavour 9) che oggi, 11 dicembre alle ore 10, ha ospitato sul palco, in prima assoluta, la struggente piéce teatrale “Gli stessi sogni. Migranti senza tempo” a cura Programma integra e realizzata nell’ambito del progetto IPOCAD (Integrare politiche, servizi ed iniziative per coinvolgere gli attori e i destinatari) della Regione Lazio, in collaborazione con La Banda del Racconto. L’iniziativa, finalizzata  alla sensibilizzazione sul tema delle migrazioni, promuove la cultura dell’accoglienza attraverso il teatro, diffonde i materiali prodotti nell’ambito del progetto stesso, promuove lo scambio tra giovani italiani e giovani stranieri, richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale.

Il palco di Caffeina (f.MAG)

Sul palco di Caffeina, tra le opere originali e dorate del pittore senegalese Mokodu Fall, prevale il rosso delle magliette che copre il nero della pelle dei migranti, in perfetta simbiosi con quella bianca delle donne e dei musicisti. Ognuno racconta la sua storia. In italiano. Ad integrare le letture drammatiche messe in scena dalle attrici Costanza Raguso e Laura Antonini di Programma integra, interviene il mitico Antonello Ricci che riporta il timone della nave narrante su approdi culturali mentre la musica ne sottolinea i passaggi.

A chiudere l’incontro le parole filosofiche di Luca Di Sciullo del Centro studi e ricerche IDOS che ha posto l’accento su l’individualità di ognuno di noi che si riconosce nell’incontro con l’altro e di rimando, conosce se stesso.

Infine gli applausi. Meritati per il progetto, per gli attori, per i musicisti e per i coraggiosi migranti ma non per il racconto che non è una storia di fantasia ma è la vita reale e vissuta da tanti poveri cristi e l’applauso alle parole dette, che cadono come pietre e colpiscono il cuore,  per molti sono un po’ fuoriluogo. Ma tant’è, gli applausi ci sono comunque e poiché  “stiamo tutti bene”, sul palcoscenico si ringrazia il giovane pubblico anche ballando.

In scena: Abdoul Kone, Antonello Ricci, Bakaye Gassama, Charles Osemen, Chistian Ela, Dantouma Sidibe, Felix Adado, Gideon Okoeguale, Gorgio Fasone, Happy Okosun, Harrison Obi , Kalilou Cissé, Laura Antonini, Mohamed Bangura, Oyinbo Yanbor, Paola Congiu, Youssouf Sidibe; Roberta Sperduti (percussioni e libertà), Andrea Tozzi (composizioni originali e basso), Paolo Proietti (chitarra), Luciano Orologi (sax e clarinetto basso) e Roberto Pecci (percussioni)

Opere in scena, Mokodu Fall; allestimento scenico e grafica, Emanuela Galeotti; luci e suono, Domenico De Mattia. Tutte le foto sono di Maria Antonietta Germano.

 

 

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