Buone Feste da Tuscia Times Buone Feste da Tuscia Times
Buone Feste da Tuscia Times

Carrozzeria Fiorillo


VITERBO CHRISTMAS VILLAGE

Il Vangelo della domenica, commemorazione di tutti i fedeli defunti

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno.
Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

Parola del Signore

COMMENTO: Commemorare i defunti non significa soltanto ricordare con nostalgia o piangere la loro assenza. La perdita di una persona amata lascia un vuoto profondo, e nemmeno la fede può cancellare del tutto quel dolore che nasce dall’amore. Tuttavia, la fede cristiana invita a compiere un passo ulteriore: trasformare il ricordo in celebrazione, riconoscendo che i nostri cari sono entrati nella vera vita. Attraverso la preghiera e in modo particolare nella Messa, i credenti vivono la comunione dei santi, quella misteriosa unione che continua a legare i vivi e i defunti nello stesso abbraccio spirituale.

Il Vangelo di Giovanni (capitolo 6) offre una luce potente su questo mistero. Gesù rivela l’infinita volontà salvifica del Padre, assicurando che nessuno di coloro che credono in Lui sarà perduto, ma risorgerà nell’ultimo giorno. Come ricorda don Luigi Maria Epicoco, “da quando Gesù è entrato nella storia noi non siamo più perduti: siamo afferrati da un bene che non ci lascia, soprattutto quando le nostre forze finiscono”. Per questo la commemorazione dei defunti non è solo un atto di memoria, ma una liturgia di speranza: nulla di ciò che abbiamo amato è andato perduto, perché siamo nati per la vita, non per la morte. La morte stessa diventa così un passaggio, un incontro con Cristo.

La liturgia della Messa dei defunti esprime questa certezza con parole di consolazione: «In Cristo tuo Figlio, nostro salvatore, rifulge in noi la speranza della beata risurrezione […] Ai tuoi fedeli, Signore, la vita non è tolta, ma trasformata». Il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 1011) ricorda che “nella morte, Dio chiama a sé l’uomo”, e che il cristiano può trasformare la propria morte in un atto di amore e obbedienza, sull’esempio di Gesù.

Il cardinale Carlo Maria Martini vede in questo momento estremo l’atto più grande di fiducia in Dio: «Mi sono riappacificato col pensiero di morire quando ho capito che senza la morte non potremmo mai compiere un atto di piena fiducia in Dio». La morte, dunque, non è l’ultima parola, ma la consegna definitiva alla misericordia del Padre.

Affidare ogni cosa nelle mani di Dio – i nostri cari defunti, le nostre scelte, le nostre paure – significa riconoscere che quelle mani sono forti e amorevoli, e che non ci abbandonano mai, nemmeno nell’ora della morte.
È questo, in fondo, il cuore della commemorazione: la certezza che l’amore di Dio vince ogni distanza, e che la vita, in Lui, non finisce mai.

Archivio online Tuscia Times
LEGGI TUTTE LE NOTIZIE