Lc 13,1-9
Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».
Parola del Signore
COMMENTO: La parabola del fico (Lc 13,6-9) offre un’importante riflessione sulla vita spirituale del cristiano. Ognuno di noi può identificarsi con l’albero che cresce nella comunità cristiana, terreno fertile grazie ai sacramenti dell’iniziazione (Battesimo, Cresima, Eucaristia). Tra questi, l’Eucaristia assume un ruolo centrale: la Chiesa celebra l’Eucaristia e, al tempo stesso, l’Eucaristia costruisce la Chiesa, rendendo viva la presenza di Cristo nel mondo.
La celebrazione eucaristica, guidata dai ministri ordinati, è il mezzo attraverso il quale Cristo continua a operare nella storia. Lo Spirito Santo trasforma il pane e il vino nel corpo e sangue di Cristo e, contemporaneamente, rende Cristo presente tra i poveri e i sofferenti. La comunione eucaristica invita i fedeli a tradurre la fede in opere di misericordia, che rappresentano i frutti del fico della parabola.
Nonostante le grazie ricevute attraverso i sacramenti e la Parola di Dio, il cristiano corre il rischio di non portare frutto. Le radici della nostra anima possono essere tentate di cercare nutrimento in beni materiali e in un individualismo sterile, anziché nella fede e nella grazia divina. San Paolo ammonisce che, come il popolo di Israele nel deserto, possiamo allontanarci dalla promessa divina a causa dell’idolatria e della sfiducia.
Gesù ci avverte con parole forti: «Se non vi convertite, morirete tutti allo stesso modo!» (Lc 13,3b, 5b). La parabola del fico ci esorta alla conversione e alla gratitudine verso il vignaiolo, lo Spirito Santo, che lavora incessantemente per la nostra santificazione. Il sacramento della riconciliazione è lo strumento attraverso cui possiamo riscoprire la nostra vocazione a portare frutti di carità e amore, rinnovando il nostro impegno cristiano.
La pazienza del vignaiolo simboleggia la misericordia divina, che ci offre sempre la possibilità di tornare a Lui. La storia di Mosè, salvato e inviato come liberatore del popolo, dimostra che Dio non abbandona mai i suoi figli. La sua fedeltà supera il giudizio, invitandoci a rinnovare la nostra vita spirituale con fiducia.
La parabola del fico ci ricorda che la nostra vita cristiana non può restare sterile. Siamo chiamati a rispondere all’amore di Dio con opere concrete, nutrendo la nostra anima con la Parola e i sacramenti. Accogliere l’azione dello Spirito Santo significa diventare testimoni della carità e della misericordia divina nel mondo.








