Canto al Vangelo
Lc 2,10-11
Vangelo
Lc 2,1-14
Oggi è nato per voi il Salvatore.
Dal Vangelo secondo Luca
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città.
Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.
Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.
C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».
E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».
Parola del Signore
COMMENTO: La speranza cristiana nasce dall’evento di Betlemme: il bambino che vi nasce rappresenta il «sì» irrevocabile di Dio al mondo e all’umanità. Con il Natale, Dio afferma una volta per tutte di amare questo mondo e ogni essere umano senza ripensamenti.
Il Vangelo di Luca si muove proprio in questa prospettiva. Il riferimento iniziale all’impero romano non serve tanto a collocare storicamente i fatti, quanto a mostrare che la nascita di Gesù dà senso alla storia umana. L’evangelista, che apre la sua opera a Gerusalemme e la conclude a Roma, descrive un progetto divino capace di trasformare persino un censimento politico in un “libro dei viventi”, come intuiva Origene.
La scena della nascita di Gesù è volutamente posta da Luca in mezzo ai poveri, gli anawîm di Dio — Zaccaria, Elisabetta, Simeone, Anna, Giuseppe e Maria — persone che confidano non nei potenti ma nel Signore. Le fasce e la mangiatoia, elementi semplici e disadorni, rivelano lo stile di Dio: una presenza che non si impone con la forza, ma che si lascia riconoscere nella fragilità, nel pianto del povero e nel vagito di un bambino.
Ai pastori, gli angeli danno come unico segno un neonato adagiato in una mangiatoia. È lui l’“oggi” della salvezza, il Cristo che perdona, libera e vince la morte. In quel bambino, Dio pronuncia il suo «sì» definitivo all’uomo e alla storia.
Se Dio ha detto «sì» all’umanità, ogni vita è degna e merita accoglienza. I gemiti dell’uomo e della creazione, ricorda Paolo, non sono più il respiro di un morente ma le doglie di una nascita futura: quella del «cielo nuovo e della terra nuova» annunciati nell’Apocalisse, dove Dio asciugherà ogni lacrima.
Anche se oggi questa speranza sembra condivisa da pochi, essa cresce come un seme nel silenzio e nell’indifferenza. La verità di Dio, come un chicco di grano, porta frutto proprio quando è nascosta.
Buon Natale.








