Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”».
Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».
Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:
«Aprirò la mia bocca con parabole,
proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».
Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».
Parola del Signore.
COMMENTO: La pazienza del buon grano: perché Dio non estirpa subito la zizzania. Quante volte, di fronte a una persona che alimenta divisioni, pettegolezzi o conflitti, ci viene spontaneo dire: “Sta mettendo zizzania”. L’istinto suggerisce una soluzione semplice: allontanare chi crea tensioni, eliminare ciò che disturba la serenità di una comunità. Del resto, nessuno lascerebbe crescere indisturbata un’erba infestante nel proprio giardino.
Anche il buon senso sembra confermare questa scelta. Se la zizzania continua a svilupparsi, rischia di soffocare il grano, sottraendogli nutrimento e spazio. Perché, allora, non eliminarla subito?
È proprio qui che la parabola evangelica del grano e della zizzania sorprende. Il padrone del campo sceglie una strada diversa: invita ad attendere, a lasciare che entrambe crescano insieme fino al momento della mietitura. Una decisione che può apparire incomprensibile, soprattutto quando il male sembra prevalere sul bene.
La stessa domanda attraversa anche la nostra esperienza quotidiana. Perché Dio non interviene con decisione contro l’ingiustizia, la violenza e la cattiveria che affliggono il mondo? Perché permette che il male continui a esistere?
La risposta del Vangelo non nasce dalla rassegnazione, ma da una profonda conoscenza del cuore umano. Il confine tra bene e male non passa semplicemente tra persone “buone” e persone “cattive”. Attraversa ciascuno di noi. Ogni uomo è capace di costruire e di distruggere, di seminare bontà e, allo stesso tempo, di lasciarsi guidare dall’egoismo, dalla rabbia o dall’invidia.
Per questo Dio non giudica con la fretta degli uomini. La sua pazienza nasce dalla misericordia e dalla speranza. Egli sa che il cuore umano può cambiare, che il peccato non rappresenta necessariamente l’ultima parola e che ogni persona conserva la possibilità di convertirsi e ricominciare.
La storia biblica lo ricorda anche nell’episodio del Diluvio. Dopo aver sperimentato le conseguenze del male diffuso sulla terra, Dio promette di non distruggere più l’umanità, pur conoscendo la fragilità del cuore umano. Da quel momento sceglie un’altra via: quella dell’attesa, della fiducia e della possibilità di redenzione.
Questo non significa tollerare il male o giustificarlo. Significa credere che il bene possa ancora crescere e trasformare ciò che sembra perduto. È una pazienza attiva, che non resta a guardare, ma continua a seminare amore, giustizia, perdono e speranza, anche quando i risultati non sono immediatamente visibili.
Anche nelle nostre comunità, nelle famiglie e nei luoghi di lavoro, la tentazione è spesso quella di eliminare chi sbaglia o chi crea difficoltà. Il Vangelo, invece, invita anzitutto a coltivare il bene. Non perché il male sia irrilevante, ma perché il bene possiede una forza capace di generare cambiamento.
In fondo, una società migliore non nasce semplicemente eliminando ciò che è cattivo, con il rischio di perdere anche ciò che di buono esiste. Si costruisce, giorno dopo giorno, continuando a seminare il bene con perseveranza e fiducia.
È questa la logica del Regno di Dio: non la vittoria ottenuta con la forza, ma quella conquistata attraverso la pazienza, la misericordia e la speranza. La mietitura arriverà nel suo tempo. Fino ad allora, il compito affidato a ciascuno di noi non è quello di fare il giudice, ma di essere seminatori instancabili di buon grano.








