Il vicesindaco Luisa Ciambella a Frascati per le celebrazioni dell’anniversario del bombardamento della città

frascati 201“Viterbo e Frascati sono legate dalla stessa terribile esperienza. Un bombardamento rimane nella memoria della città lasciando un segno indelebile. E’ nostro dovere ricordare e celebrare”. Ieri domenica 8 settembre il vicesindaco del Comune di Viterbo Luisa Ciambella ha partecipato alle celebrazioni per il 70esimo anniversario del bombardamento della città di Frascati.

Il Comune di Frascati ha infatti organizzato una Giornata della Memoria, invitando il Comune di Viterbo come ospite principale delle celebrazioni, per condividere il ricordo della stessa esperienza vissuta dalle due città. Durante la Seconda guerra mondiale Viterbo fu sede, come Frascati, di un comando tedesco e sottoposta dall’aviazione alleata ciambella-sindacofrascatia ripetuti bombardamenti. Ieri le commemorazioni condivise dalle due città. “Sono onorata di portarvi oggi i ringraziamenti e il saluto fraterno della Città di Viterbo – ha detto il vicesindaco Luisa Ciambella -. Ringrazio in modo particolare il sindaco Stefano Di Tommaso e la sua giunta che hanno voluto istituire la Giornata della memoria per celebrare questo anniversario. Le nostre comunità sono legate dallo stesso vissuto di sofferenza ingiustificabile e vergognosa che si consumò tra il 1943 e il 1944. Nella città di Viterbo i bombardamenti si concentrarono in tre fasi principali: nell’estate del 1943, nel gennaio del 1944 e nel maggio-giugno 1944. Viterbo, stando ad un rapporto americano, ha subito a causa dei bombardamenti aerei danni che, rapportati alla sua estensione, sono più gravi di quelli di qualsiasi altra città a sud della linea gotica. Il bombardamento più drammatico si ebbe il 17 gennaio 1944 – ha spiegato il vicesindaco Ciambella – quando alle ore 13 si scagliarono sulla città 36 liberators che in pochissimo tempo rasero al suolo piazza della Rocca, una delle piazze più belle della città e con essa la chiesa di S. Francesco. ciambella-frascatiQuell’assedio era funzionale allo sbarco degli alleati a Nettuno. Si volevano interdire le vie di comunicazione ferroviarie ma le bombe caddero anche sulle abitazioni civili e sui luoghi di culto. Fu oltremodo drammatica quella giornata perché a quell’ora, in quel punto preciso, si recavano a prendere la corriera tante persone dirette nei comuni a nord della Tuscia. Tantissime persone persero la vita in quella circostanza e in generale alla fine del maggio 1944 erano state distrutte 10 chiese, un ospedale, un ufficio comunale, 4 caserme, 600 case, danneggiate pesantemente 1500 case, danneggiati 4000 metri di strade e 1350 metri di fognature. Nonostante la morte fosse ancora nell’aria – ha aggiunto il vicesindaco – i Viterbesi, come gli abitanti di Frascati, iniziarono immediatamente a reagire, con lo sguardo rivolto al futuro. La vita tornava lentamente a fiorire. Istituire una giornata della Memoria ha oggi un significato ancora più profondo e valido. La mia generazione, che ha sentito parlare di guerra dai racconti dei nonni e sui libri, nella deriva del momento culturale e sociale che viviamo ha la necessità, oggi più che mai, di ripensare a quel periodo in modo più profondo e critico. Ma ancora di più questo messaggio deve arrivare forte e chiaro ai nostri figli. Loro sì che corrono il rischio di sottovalutare il germe insano della guerra proprio per non aver sentito dentro la voce tremante di chi ha vissuto quegli ineffabili orrori.

Oggi più che mai – ha sottolineato il vicesindaco Ciambella – parlare di guerra, di quella sofferenza assurda e disumana, è opportuno, anche alla luce del pericolo che tutta la comunità internazionale sta rischiando rispetto alla questione siriana. E’ pazzesco pensare alla guerra come risoluzione delle controversie tra i popoli ai nostri tempi. Preghiamo tutti affinché non si arrivi a questa scellerata conclusione. Piero Calamandrai ebbe a dire che le commemorazioni non servono a nulla se non sono esame di coscienza, confessione dei nostri doveri, riconferma dei nostri impegni. Esse non sono soltanto il recupero di un passato, ma volgersi indietro un istante, per trarre da quello che ci dicono i morti, nuova forza per riprendere, con più risolutezza il cammino verso l’avvenire. Questo vorrei che facessimo tutti da qui in avanti, in ogni consesso pubblico e privato – ha concluso il vicesindaco – proprio con l’obiettivo di maturare un’unica consapevolezza, cioè che solo con la convivenza civile e il rispetto per l’altro, nel segno dell’uguaglianza, si può arrivare alla pace”.

 

   

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