Il “Voto di scontro” di Giovanni Valentini, ha chiuso l’edizione autunnale del “Sal8delle6”

Si è chiusa con successo, parlando di politica, la fortunata edizione autunnale 2013 del “Sal8delle6” proposta da Pasquale Bottone. L’ultimo e attesissimo ospite è stato Giovanni Valentini, editorialista de “La Repubblica” che è giunto giovedì 12 dicembre nella Biblioteca Consorziale di Viterbo con il suo documentato libro: “Voto di scontro” (Longanesi editore), nato da un sincero, aperto e discusso dialogo con il figlio trentatreenne Niccolò, convinto militante del Movimento 5 Stelle.

Dopo una breve introduzione del giornalista Bottone sull’anno Horribilis, (il 2013), che l’Italia ha vissuto non solo dal punto di vista economico ma anche e non soprattutto dal punto di vista etico e politico, la parola passa allo scrittore che subito precisa: “Il libro ‘Voto di scontro’ nasce dal bisogno familiare del genitore nei confronti del figlio, di capire; e questo bisogno si è intrecciato con quello del giornalista di far capire e di raccontare, dall’interno, la realtà del M5S attraverso l’esperienza di un semplice militante e attivista come mio figlio”. “Che cosa ho capito di tutto questo? – continua Valentini – Credo di aver capito sostanzialmente due cose: la prima è che il M5S non è l’antipolitica come si è detto e si continua a dire tuttora, ma è una reazione alla mala politica, al malaffare, al mal governo. Il M5S nasce sull’onda dell’esasperazione di una politica sempre più lontana dai cittadini e incapace di soddisfare i loro bisogni primari”. “Nel libro – riprende Giovanni Valentini – ho cercato di descrivere questa realtà fuori dalla dimensione familiare e credo, in parte, di esserci riuscito”. Raccomanda di leggere la prefazione molto acuta e molto pensata, scritta senza imbarazzo per la vicenda del Quirinale, da Stefano Rodotà, che è la chiave di questo libro: “Questo libro non appartiene al genere letterario del dialogo tra padri e figli con annesse incomprensioni generazionali, risvolti psicologici complicati, distanza del linguaggio. E’ un’altra cosa. E’ un confronto tra contemporanei di età diversa, forse addirittura tra la ragione e fede, comunque una ricerca comune di criteri interpretativi della realtà che abbiamo di fronte.”. “Niccolò – dice Giovanni Valentini – non ha accettato questa idea di “fede”, che non ha. Nel prologo spiego il mio punto di vista e nell’epilogo Niccolò ribatte il suo, diametralmente opposto. Questo dialogo, che è avvenuto nel corso di diversi mesi, è stato una sorta di autoanalisi reciproca, perché entrambi ci siamo fatti carico di capire almeno le ragioni e le posizioni dell’altro”. Inizia così la chiacchierata con l’editorialista di Repubblica, Giovanni Valentini, invitato a Viterbo per parlare del suo libro. La sua presenza, però, è un’occasione ghiotta per la platea attenta e partecipe che vuole conoscere le verità nascoste sugli avvenimenti politici degli ultimi mesi. Ed ecco allora che molte domande, alcune “scomode”, si affollano e s’intrecciano tra di loro (non sempre inerenti al libro, ndr), prendono il sopravvento e incalzano il giornalista legato alla sinistra storica, che certo non si tira indietro e non si fa trovare impreparato. Per le elezioni del Presidente Napolitano che cosa è successo veramente? R. “ Sono legato a Repubblica, dove ho cominciato a lavorare nel 1975 (avevo ventisette anni) e quando uno partecipa alla fondazione di un giornale, si stabilisce un rapporto quasi “uterino”. Venendo alle elezioni di Napolitano sono successe due cose. La prima è che il Pd non ha voluto cercare un’effettiva e reale convergenza con il M5S. Non dimentichiamo che questo Parlamento è diviso in tre minoranze e non si fa maggioranza né si governa se almeno due di questi blocchi non trovano una convergenza. La seconda cosa: quando si é profilata la candidatura di Prodi (al M5S andava bene) una parte del Pd si è ribellato e approfittando del voto segreto, ha impallinato Prodi. L’elezione del Quirinale è stata da una parte la cartina tornasole che ha impedito che si potesse formare una convergenza tra lo schieramento progressista e il M5S; dall’altra, ha impedito di eleggere il nuovo capo dello Stato; così siamo stati costretti a chiedere in ginocchio di restare a Giorgio Napolitano, che ha l’età che ha ed è sempre più affaticato, e lo dico con il massimo rispetto, meno lucido”. La stessa cosa è accaduta per l’elezione del presidente Grasso. Non solo i 5Stelle sono stati contrari. Anche all’interno di un certo giornalismo d’inchiesta, i mal di pancia sono stati parecchi. R. L’inizio di questa legislatura è stato pessimo sino dall’infelice incontro del M5S tra Bersani e la Lombardi, trasmesso in streaming. Nel mio libro sono alquanto critico nei confronti del Movimento che ha raccolto la rabbia, non della casta che è un termine positivo, e il successo solo grazie a una legge elettorale immonda. Rimprovero al M5S non aver saputo cambiare passo. Finché sei fuori, è giusto fare la protesta. Quando entri nelle istituzioni, devi esser capace di fare delle proposte. So che i parlamentari M5S hanno presentato diverse proposte ma per farle diventare legge, bisogna poi avere i voti. E nelle tre minoranze, non si ottiene nulla. Loro dicono tutti a casa, difficile dargli torto quando si vedono comportamenti falsi. Oggi per cambiare il Paese non si può fare a meno del M5S e se avesse trovato una convergenza con il Pd (che con la legge elettorale Porcellum ha vinto ed ha ottenuto più seggi in Camera e Senato), avrebbe potuto condizionare fortemente la formazione del governo e il programma”. Perché al Quirinale si chiudono gli scheletri negli armadi come il caso Monte Paschi di Siena, ignorato dai mass media, con case editrici che bloccano le uscite di libri? R. Dei libri non ne so nulla ma sono stati i giornali che hanno fatto scoppiare il caso, alcuni con veemenza (centrodestra), altri con qualche prudenza, perché era la banca del Pd. Non c’è nessun motivo d’imbarazzo, i giornali ne parleranno di nuovo quando la magistratura darà dei risultati. Forse dalla parte della sinistra c’è stata una rimozione o una visione manichea della politica, per cui ciò che fa la Banca, come MP, sono cose che ai loro occhi si giustificano nell’ottica di un’attività politica e in direzione degli obiettivi che quella parte si prefigge. Sto decifrando, non sottoscrivendo”. E’ mortificante l’anima nera della sinistra R. Ci sono i cattivi anche a sinistra. Qual è stata storicamente la differenza tra ieri e oggi? Ieri si rubava per fare politica, per finanziarsi, oggi sempre più spesso si fa politica per imbastire affari. All’epoca il Pds era meno compromesso e all’interno di quello schieramento i casi di arricchimento personale erano minimi. Oggi la crisi ci ha reso tutti più insofferenti allo spettacolo indegno delle ruberie. E il M5S che si sintonizza su questa lunghezza d’onda, raccoglie un certo consenso. Io non penso che il M5S arriverà mai a una maggioranza, a un’autosufficienza, perché fuori ci sono due terzi del Paese che la pensa diversamente. Sarebbe utile invece una strategia di convergenza sulla legge elettorale che il Pd a parole dice, da otto anni, di voler cambiare, possono bastare poche settimane, ripristinare il Mattarellum e andare al voto. Infine una domanda conclusiva. Ha fatto una telefonata di solidarietà alla giornalista dell’Unità messa all’indice da Grillo? R. No, perché vedo che molti miei colleghi hanno atteggiamenti sbagliati e non si sforzano di capire né di attivare un canale di comunicazione. Cito il caso di Eugenio Scalfari che qualche giorno fa ha scritto: il M5S è una destra xenofoba e qualunquista. Secondo me non coglie la realtà complessa del M5S, dove ci sono, è vero, delle parti ambigue ed equivoche ma liquidare un fenomeno così complesso, con 8-9 milioni di persone, che rappresenta un terzo del Parlamento italiano, non corrisponde alla realtà e non porta da nessuna parte. La demonizzazione o la colpevolizzazione del M5S è un errore uguale e contrario, e quando non vuole né dialogare né confrontarsi, questo non porta risultati. Che cosa abbiamo ottenuto? Un governo di larghe intese, una soluzione equivoca che non condivido. La serata termina tra gli applausi e a conclusione dell’incontro si può dire che Giovanni Valentini con il suo libro“Il voto di scontro” ha messo in luce un acceso confronto generazionale che vede protagonisti un padre e un figlio, i loro pensieri profondi, le loro osservazioni interessanti sino alla reciproca azione di autoanalisi, in un ritmo dello scritto che rende la lettura, una lunga velocissima corsa contro un tempo dell’ideologismo fine a se stesso.

   

Leave a Reply