“In-COERENZE” in mostra presso Spazio Progetti, nel Borgo antico di Bassano in Teverina

BASSANO IN TEVERINA (Viterbo)- Inaugurazione della mostra d’arte collettiva “In-COERENZE” a cura di Eliana Masulli. Sabato 16 marzo 2024, ore 11,30,  presso SPAZIO PROGETTI, Via delle Fonti Alte | Bassano in Teverina.  Artisti:

Alfonso Talotta, “Sdoppiamenti”, olio su tavole intelate,  Alberto Agostini & Alessandro Agostini, “Gocce d’artista”, fluid paiting su vetro,  Rachele Capocecera, “Milla”, disegno a matita su carta, Michela Petrocchi, “Oltre il lago, identità e memoria”, fotografia,  Mauro Mellini, “Sulla Riva” , fotografia.

Testo critico della curatrice: “L’opera d’arte è un messaggio profondamente ambiguo, una pluralità di significati che convivono in un solo significante” -Umberto Eco.

Cosa si intende per significante quando ci si riferisce a un’opera d’arte?
Scopo di In-COERENZE è quello di consegnare allo spettatore un messaggio “profondamente ambiguo” e al contempo intriso di un’entusiasmante momento di scoperta. Il titolo della mostra collettiva nasce dal presupposto di interrogare l’osservatore sul significante quale attimo di folgorazione, colto solo dopo aver catturato l’intima connessione tra il gesto artistico -mai uguale a se stesso-, e la costanza logica e affettiva attraverso cui il processo creativo si fa corpo e insieme immagine.

“Nello sdoppiamento c’è sempre un punto di contatto: è la nuova forma che deriva da quella precedente che non può più essere come prima. Una divisione del nucleo che genera un’altra vita pittorica, una porzione di spazio che si diversifica e unifica nello stesso tempo”; così Alfonso Talotta racconta l’opera esposta che conferisce il titolo a una produzione artistica più ampia.

Con Sdoppiamenti, il significante viene illuminato nell’esatto momento in cui l’opera inizia a manifestare una ‘parte’ lesa, mancante: l’immagine più coerente diviene dunque quella di

uno spazio silenzioso, dimostrazione resa possibile attraverso un dialogo quasi intimista con la materia stessa dell’opera. Ed è nell’interruzione, nel salto logico tra un prima e un dopo, che il messaggio, sdoppiandosi, tende invero a una visione d’insieme.

Rachele Capocecera con la serie di disegni su carta denominata Milla sceglie di esplorare la ricchezza dell’anatomia umana, orbitando intorno al corpo dell’espressività piuttosto che intorno all’impressione che la figura umana ritratta potrebbe evocare. Nella coerenza di un tratto deciso, l’artista esplora il segno e lascia che questo si modifichi, procedendo a passo spedito verso scelte chiaroscurali in grado di dirottare lo sguardo su porzioni di un significante posto ai margini dell’esperienza visiva e più vicino all’eloquenza dell’incompiuto.

Michela Petrocchi con la serie di fotografie denominata Oltre il lago: identità e memoria, decide di inserire la figura umana entro il raggio d’azione d’un farsi mestiere, ovvero attività specifica. Qui l’operazione originale dell’artista: la figura umana, introdotta entro una scenografia naturale, tende a evocare realtà che sembrano essere molto distanti nel tempo. È il mezzo fotografico, dunque, che ricompone i segni di un’identità e di una memoria che altrimenti tenderebbero a sedimentarsi sul fondo dell’oblio. Il gesto dello ‘scatto’ diviene necessario per lasciare che lo sguardo proceda rapido a immortalare l’attimo presente, privandolo di una propria spiccata tendenza all’evasione.

Se in Petrocchi è la figura umana a trarre il significante dal contesto paesaggistico, in Mauro Mellini il processo è quello di un’astrazione. Nella serie di fotografie denominata Sulla Riva, è possibile cogliere l’istante in cui l’immagine fa eco entro un criterio di ricomposizione lenta e meticolosa, resa possibile attraverso un procedimento razionale e ponderato, quasi come di quiete dopo una tempesta emotiva.

Il progetto espositivo di Alberto Agostini e Alessandro Agostini in Gocce d’artista mira a riportare lo spettatore alla chiusura di un cerchio: il significante scava leggero e a ritmo incalzante entro la dimensione di una lettura quasi pedagogica. Giocando tra corposità di colore e fragilità del supporto vitreo, Gocce d’artista diviene un esperimento a 4 mani che chiama lo spettatore a riformulare un modo di meditare sulla propria realtà fisica, emotiva e intellettuale, senza per questo deviare il percorso di riconoscimento da una strada resa in ciottoli di esperienza già raccolti e messi da parte. Una goccia che diventa un cuore, un’altra che si trasforma in ombelico o in una lingua: l’attività dell’occhio, apparentemente disimpegnata suggerisce invero la scoperta di un punto di vista in grado di donare al corpo una nuova immagine e viceversa.

Eliana Masulli

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