di MARIA ANTONIETTA GERMANO –
VITERBO – Oggi 10 giugno, nella Sala Gualterio di Palazzo dei Papi è stata inaugurata la straordinaria mostra di Benedetta Luciani, Giuseppe Matera e Valerio Pacini in “Geometrie della Redenzione, tra arte e fede” che racchiude i loro progetti finalisti della prima edizione della Scuola Estiva di formazione per giovani artisti, dedicata al tema “La croce nella liturgia”. I partecipanti hanno lavorato alla progettazione di una croce astile processionale o di una croce con Crocifisso destinata al presbiterio della Cattedrale di San Lorenzo.
Presente alla cerimonia, con i rappresentanti della Diocesi, il Vescovo di Viterbo, S.E. Mons. Orazio Francesco Piazza, e don Luca Franceschini, direttore dell’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto.
L’iniziativa promossa dall’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della Conferenza Episcopale Italiana, dal Dipartimento dei Beni Culturali della Chiesa della
Pontificia Università Gregoriana, dall’Istituto di Liturgia della Pontificia Università della Santa
Croce, dall’Accademia di Belle Arti di Roma e dall’Accademia di Belle Arti dell’Aquila,si svolge in collaborazione con la Diocesi di Viterbo.
All’ingresso della Sala Gualterio il visitatore è accolto da un’opera di materiale ligneo grezzo di Giuseppe Matera posta sul pavimento, a testimonianza dello studio fatto sulla forma e sulla struttura della croce. Al centro della sala lo sguardo si posiziona sulla ricerca di Benedetta Luciani che si concentra sul rapporto tra illuminazione e spiritualità, pensato dall’artista sul progetto teorico di croce che emerge dai vetri delle due finestre, colorate con fogli di plastica.
In fondo alla sala Valerio Pacini esplora il mistero della croce con un contributo multimediale e immagini proiettate a parete e in aggiunta, una scultura geometrica a forma di cubo, rivestita da un tessuto grigio, sormontata da una candela, il tutto si pone in stretta analogia cromatica con il muro presente nell’abside di San Lorenzo. La proiezione del crocifisso sulla superficie mobile vuole mostrare l’assenza di una croce d’altare all’interno della Cattedrale.
I saluti di ben venuto di don Massimiliano Balsi, parroco di S.Maria della Quercia di Viterbo, ha aperto l’incontro della mostra “che dona un respiro luminoso, una luce che ci proietta verso la Resurrezione”, con l’augurio “che questo momento diventi significativo per la nostra Diocesi, per la nostra Città, perchè ci dà una prospettiva culturale di fede,una riflessione tra arte e teologia che può portaci in una strada nuova”.
Interviene il Vescovo Mons. Orazio Francesco Piazza che precisa: “Vedere il produrre questo linguaggio contemporaneo da giovani artisti è stato per me un momento di grandissima gioia perchè non possiamo cristallizzare il cammino della fede in alcune forme che possono risultare restrittive in un periodo storico di profondi cambiamenti. Per cui sarà molto significativo vedere il prodotto di questo studio di arte e fede lungo la Croce che diventerà vincitrice di questo concorso. E sono profondamente grato ai cari fratelli per il lavoro veramente straordinario che state portando avanti”.
La parola passa a don Luca Franceschini: “Il nostro lavoro quotidiano è guardare al passato perchè abbiamo molte chiese da restaurare, 68mila le chiese italiane candidate alla responsabilità dei vescovi e al nostro ufficio, e grazie anche all’8 per mille che consente di mettere fondi a disposizione dell’arte, delle biblioteche, soprattutto delle nostre chiese, oltre 100 milioni di euro. Grazie a quanti hanno lavorato con loro. Uno dei nostri temi è quello di lasciare un segno che sia contemporaneo. In passato si è cercato di imitare il Barocco, il Romanico, il Barocco nella cattedrale è un esempio, non disturbare la bellezza che è stata rappresentata nel passato.
“Il Ministero è molto bravo a custodire il passato che non deve essere toccato, non deve essere cambiato. Però non c’è vitalità, dobbiamo promuovere la realizzazione dell’arte perchè sia una linea senza spezzettamenti nella storia dell’umanità. E’ stato così nel passato dove ogni epoca ha lasciato le sue forme artistiche che si sono sovrapposte a quelle già presenti e abbiamo la certezza che oggi si possono cambiare. Sentiamo dire l’arte contemporanea è brutta, non si capisce, ma è l’espressione del nostro tempo. Per noi è veramente importante trasmettere a degli artisti questo desiderio di essere messi in discussione, se vogliamo formare artisti giovani che possano fare delle esperienze, che li aiutino a crescere e a capire quali sono le nostre esigenze.
“Siamo qui per metterci a disposizione, siamo qui nella speranza di formare una generazione di artisti che siano in dialogo con le nostre esigenze liturgiche ed ecclesiali ed altri ambiti, e imparare da chi,al riguardo, va oltre l’invisibile nell’arte. Quindi hanno vissuto una bella esperienza. Quest’anno non riusciremo ad organizzare la stessa cosa come avevamo immaginato, ma non ci scoraggiamo, e continueremo a lavorare con gli artisti, con le scuole, e ringrazio in particolare il prof Federico Fusi, presenza la sua estremamente straordinaria all’interno del nostro progetto, delle nostre idee, il suo supporto è stato fondamentale”.
Chiamato in causa il prof Federico Fusi, rimarca: “La scuola è iniziata come un processo di avvicinamento, con delle tappe, con ritmi abbastanza pieni e ha portato il lavoro di questi tre finalisti che sono usciti attraverso un concorso interno della scuola, vincitori della prima fase, con l’accesso alla seconda fase. Personalmente mi sono occupato di attività laboratoriali della scuola sia di carattere tecnico dei progetti, sia di carattere teoretico e carattere laboratoriale. Il laboratorio è stato condotto dagli stessi allievi che ormai sono usciti dall’accademia e sono artisti a tutti gli effetti, con grande attenzione, grande criterio e grande volontà di ragionare intorno a questo tema.
“Proprio ieri sera stavo pensando che una grande epoca, che venga riconosciuta tale, ha sempre iniziato e confuso con una riflessione sulla croce. Ieri il Quattrocento che si apre con la Croce di Donatello, a Santa Croce, nemmeno a farlo apposta, si chiude con la Croce di Michelangelo al Santo Spirito, aspetti simbolici.
“Questa epoca così come tutti vediamo essere un’epoca molto forte con scelte molto dure, invita a prendere delle posizioni, a ragionare. Quindi questa prima esperienza della scuola ha deciso di ragionare guardando la Croce che sembra essere un elemento molto forte e molto caratterizzante, per cui l’artista contemporaneo, forse più di tutti, lavora sulla traccia che abbiamo portato avanti, una traccia fisica in grado di approcciarsi ben oltre la sua esperienza come avventura profonda e nuova.
Ringrazio tutti e porto i saluti dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila”.
Seguono i saluti e ringraziamenti della coordinatrice Sara Dias che precisa: “E’ una mostra che nasce dalla vitalità degli stessi autori che si sono cimentati con grande slancio e grande dedezione”. A seguire giungono i saluti degli artisti Benedetta Luciani e Valerio Pacini.
Chiude l’inaugurazione l’annuncio del Vescovo Orazio Francesco Piazza: “Presto verrà aperta una sezione del Museo del Duomo dove si terranno delle mostre temporanee di arte moderna e contemporanea. Per cui questo dialogo tra fede e contemporaneità nel linguaggio simbolico dell’arte, continuerà anche attraverso altri momenti espositivi di Colle del Duomo, che è costituito da tre poli in modo che possa continuare in modo fecondo, perchè il dialogo tra il linguaggio dell’arte e il linguaggio della fede, sono due simboli che si uniscono e si esprimono. Anche i giovani artisti nel seguire alcuni momenti di approfondimento teologico del simbolo della Croce, avranno percepito un po’ di più il simbolo più alto dell’amore, come degno di donazione di sé. Annuncio anche che più in là ci saranno sicuramente, organizzandoci in modo opportuno perchè niente è fatto a caso, di poter ospitare delle mostre in cui i vari temi potranno essere il raccolto su questa linea che stiamo portando avanti”.
La mostra : dal 10 giugno al 10 luglio 2026
Sala Gualterio, Palazzo dei Papi, Piazza S. Lorenzo 10 – Viterbo












