Inaugurata la mostra “Sulle tracce di Santa Rosa”

di WANDA CHERUBINI –

VITERBO – Si è inaugurata questo pomeriggio alle ore 17 la mostra “Sulle tracce di Santa Rosa” presso il monastero di Santa Rosa, alla presenza della padrona di casa, Suor Francesca Pizzaia,  superiora delle suore Alcantarine, del sindaco di Viterbo, Giovanni Maria Arena, del presidente del Sodalizio dei facchini, Massimo Mecarini, dalla presidente del Centro Studi Santa Rosa da Viterbo onlus (CSSRV), che ha organizzato la mostra  in collaborazione con la Federazione delle Clarisse Urbaniste d’Italia, la Diocesi di Viterbo, l’Università degli Studi della Tuscia e l’Università di St. Andrews (Scozia), tale mostra ha lo scopo di permettere a chiunque si recherà presso il santuario fino al 27 ottobre di approfondire la conoscenza della Santa viterbese e della comunità vissuta tra le mura del monastero. La mostra raccoglie le evidenze storico-artistiche della giovane santa viterbese e del suo monastero, attraverso un percorso che guida il visitatore attraverso alcuni momenti salienti. Resterà aperta fino al 27 ottobre con il seguente orario: mattina: 9.30-12.30, pomeriggio: 15.30-19.30. Il 4 settembre invece l’orario sarà continuato. Questo pomeriggio ha preso per prima la parola Eleonora Rava che ha spiegato come la mostra sia stata ideata con Paola Pogliani, Anna Proietti e Daniela Zena Quattro le sezioni da visitare: la prima riguarda la processione del cuore istituita nel 1921, a seguito dell’estrazione del cuore trovato incorrotto da parte del dott. Neri durante la ricognizione del corpo della Santa. La seconda sezione è, invece, dedicata alle lastre calcografiche detti rami,  con i quali si imprimevano su tela i miracoli di Santa Rosa e con queste teline venivano fatte degli uncinetti che venivano messi in contatto con il corpo santo tanto da essere considerate delle reliquie da portare. La terza e quarta sezione sono state spiegate dalla Ravaprof. Paola Pogliani dell’università della Tuscia. “Nelle cucine troverete gli utensili utilizzati dalle monache per cucinare – ha spiegato la prof. Pogliani . La raccolta di oggetti è stata schedata e catalogata e messa in connessione con dei documenti che ci riportano alle pietanze consumate. Nel grande salone delle colonne sono allestite altre attività che si svolgevano nella vita quotidiana, come materiali per fare decorazioni arrotolando la carta per creare reliquari,  alcuni dei quali conservati nella cappella delle reliquie con elementi floreali. Al centro della sala le vetrine raccontano la realizzazione dei fiori di stoffa, attività che fino agi anni ’70 svolgevano le monache per abbellire i reliquari, ma anche per realizzare delle composizioni decorative. I progetti di catalogazione degli utensili e di questi materiali sono stati finanziati dalla Regione Lazio attraverso un bando a cui abbiamo partecipato insieme al Centro studi Santa Rosa. Il progetto che riguarda le attività artigianali è collegato ad altri due progetti. Quando si inizia a lavorare con il Centro studi Santa Rosa i progetti si moltiplicano e diventano un caleidoscopio meraviglioso. I reliquari sono stati oggetto di un intervento di restauro da parte dell’università della

Pogliano

Tuscia che ha portato alla conoscenza della tecnica di realizzazione di questi manufatti. Una volta compresa questa tecnica,  coinvolgendo anche le colleghe dell’associazione tessile, abbiamo realizzato anche un altro progetto che si chiama “Rose che sprigionano” che sono le attività monastiche che abbiamo portato nel carcere di Viterbo. Con sei persone detenute abbiamo, infatti, avviato un laboratorio per la creazione di rose di stoffa che si trovano all’interno del monastero”.

Il sindaco Giovanni Arena ha detto: “Sottolineo la partecipazione incredibile di persone che si sono messe a disposizione per realizzare e farci conoscere ancora meglio la storia di Santa Rosa, non solo la sua figura, ma la vita del monastero. Sono cose che dobbiamo sempre acquisire per conoscere sempre meglio quel periodo che ci ha regalato la nostra Santa,  che ci teniamo ben stretta”. Ha poi accennato alla Macchina di Santa Rosa: “Quest’anno con un po’ di amaro in bocca dobbiamo accontentarci di vedere la macchina ferma nella piazza del Plebiscito. Saluto e ringrazio Massimo Mecarini perché ha sempre ragionato da persona saggia per dare risposte equilibrate al desiderio di festeggiare la nostra Santa. Saluto Suor Francesca per sostenermi nella mia attivita quotidiana, un po’ turbolenta in questo periodo”.

E’ stata, quindi, la volta di Suor Francesca: “Questa è una grande famiglia perché solo insieme possiamo realizzare tanti progetti. Abbiamo un motore, il centro studi, che ci trascina con Eleonora Rava. Siamo coadiuvati da tante sorelle e fratelli che ci aiutano a realizzare questo importante progetto, perché la conoscenza di Rosa ci permette di arrivare al datore di ogni bene, Dio nostro Padre. Rosa è uno strumento che ci porta a dire grazie al Creatore. Nella vita niente è scontato, ma tutto è donato. Grazie infinite a tutti”.

 

 

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