di MARIA ANTONIETTA GERMANO –
MONTEFIASCONE (Viterbo) – E’ iniziato oggi, 19 giugno, a Montefiascone il Festival “Cambiamento e sostenibilità dell’ecologia integrale”. Porte aperte alla speranza. Cambiamento e sostenibilità (19-22 giugno 2025), promosso dall’associazione Rocca dei Papi. Il Festival si ispira alla visione dell’ecologia integrale, lanciata da Papa Francesco nell’enciclica Laudato Si’, e si collega al Giubileo 2025 Un’iniziativa ideata da Monsignor Fabio Fabene volta a stimolare riflessioni sul rapporto tra uomo, ambiente e società, con un’attenzione alla visione armonica e sostenibile del futuro.
Il nostro giornale ne parla con Mario Morcellini, professore emerito di Comunicazione e processi culturali presso Sapienza Università di Roma, dove è stato Preside di Facoltà e Prorettore.
D – Come è nata questa nuova edizione del festival?
R – Nasce con l’idea di dare seguito all’enciclica ‘Laudato sì’ di Papa Francesco che dieci anni fa ha donato alla chiesa e all’umanità. Ci manca molto, sia l’enciclica che Francesco. Prima le encicliche faticavano un po’ a realizzarsi anche se per quella di Francesco c’è stata un’accellerazione nel
tempo di assorbimento delle parole chiave di Francesco. Francesco è riuscito a fare un’operazione che non era riuscita a nessun altro papa, almeno nella misura in cui è riuscita a lui. E cioè di lanciare nel dibattito pubblico parole, che in genere se venivano dalla chiesa non erano prese in considerazione. Nel suo caso, diventano tipiche anche nella stampa laica, persino di quella vagamente anticlericale.
D- Questo è molto interessante dirlo
R – Sì perchè significa che quel papa parlava un linguaggio compatibile con il moderno e al tempo stesso aveva una capacità di forgiare parole. Ne cito tre: la prima è “periferie sociali ed esistenziali”; la seconda: “ecologia integrale e cura del creato”; e la terza :”la guerra mondiale a pezzi”. Tutte e tre queste parole sono diventate centrali negli studi sociologici, nella letteratura del disordine del mondo e, nel caso di ‘Laudato sì’, nella società italiana. Cioè è stato un raro caso in cui un papa è intervenuto non più solo sulla chiesa, ma sulla società italiana. Cambiando le parole chiave con cui vengono definiti i fenomeni. Questa è stata la prima sorpresa, per questa la decisione di dedicare a lui, in qualche misura implicitamente, il festival. Su questo ne parlerà più tardi Mons. Fabio Fabene, Arcivescovo Segretario Dicastero delle Cause dei Santi.
D- Cosa è stato portato di più in questo quinto festival, ammesso che ci fosse bisogno?
R – Nell’aggiornamento quinquennale abbiamo pensato che se i festival non li implementi, non li innovi ogni volta, il festival è un flop. Abbiamo portato qualche ritocco. Ovviamente ogni anno il festival ha lavorato parole diverse, parole nuove, ed è importante che in quel momento possano
apparire nuove. Un elemento che ha allargato i confini del sentiment del festival. Abbiamo fatto un’operazione che è cominciata stamattina (19 giugno) per i giornalisti, abbiamo integrato l’attività culturale del pomeriggio e l’attività festivaliera della sera, due anime del festival, formano un’anima formativa. Cioè noi pensiamo che un festival abbia senso e lascia tracce, se fa cultura e formazione. E’ un nesso inscindibile, al punto che abbiamo convinto un giovane laureato dell’Università Luiss a fare di ogni panel un podcast.
D- Quali sono i temi del festival di quest’anno?
R – I temi scelti sono tre: Primo giorno, Giubileo “Educazione alla pace” con porte aperte alla speranza, come si vede nella scritta apposta sopra l’arco: “Cento chilometri dalla tomba di Pietro”, nella stessa piazza del paese che gli abitanti chiamano “plata maior” prendendo la formula cara a
Carlo Mosca, un tema importante da sviluppare nell’anno giubilare, senza sapere che avremmo avuto anche il cambio di papa. Secondo giorno il Giubileo della fede, i cambiamenti nei confronti della fede. La parola chiave è: Speranza. La prima parola del Giubileo ma anche l’idea di prendere atto che nella vicenda cattolica contemporanea, c’è un ritorno di attenzione per la chiesa, paradossalmente non solo dai credenti ma anche dalla aeree del pensiero positivo, così dette liberali, che in genere non cambia mai e dice sempre le stesse cose: moderato, riformista. C’è chi guarda con diversa attenzione alla chiesa. La parola di venerdì (20 giugno) è ‘Salute di prossimità’, ne parleranno grandi medici, due dei quali di livello nazionale e internazionale che sono l’infettivologo Francesco Vaia e Giuseppe Novelli, principe degli studiosi di genetica. Il
terzo giorno: “Terra, agricoltura e paesaggio” che tocca il cuore dei problemi che noi trattiamo come associazione per ‘La Rocca dei Papi’. Poi domenica 22, in chiusura del festival, un evento speciale in onore di Papa Leone XIV: “In illo uno unum”.
Subito dopo questa nostra breve chiacchierata con il prof Morcellini si è avuta l’apertura ufficiale del festival con la presentazione del volume “Giubilei” (edito da Rai Libri) a cura di Francesco Giorgino, conduttore di XXI secolo e direttore Uffici Studi Rai. Sul palco con Mario Morcellini e Francesco Giorgino anche Mons.Fabio Fabene
e Cecilia Costa dell’Università di Roma Tre. Dopo i saluti istituzionali della sindaca Giulia De Santis, si è svolta la prolusione del Cardilnal Fabio Baggio, direttore generale Corso Alta Formazione Laudato Sì. Nel programma era prevista la Lectio magistralis del prof. Andrea Riccardi, purtroppo sospesa per la forte pioggia arrivata all’improvviso sulla piazza.
Domani il festival continua.








