Inaugurata a Roma la mostra fotografica “Si riaccendono i colori della pace” di Beppe Convertini

ROMA – E’ stata inaugurata a Roma la mostra fotografica “SI RIAccendodo i colori della pace” di Beppe Convertini  presso il Doria Center a Palazzo Doria Pamphili. La mostra resterà aperta fino al 6 gennaio per poi far tappa a Milano e Padova. Alla mostra erano presenti numerosi esponenti del mondo dello spettacolo e della cultura, amici di Beppe. In primo luogo il Presidente di Terre des Hommes International Raffaele K. Salinari, Fondazione  promotrice della mostra e poi:  Guillermo Mariotto, il maestro Gianni Mazza, Manila Nazzaro, Fanny Cadeo, Elisabetta Pellini, Alma Manera,  Janet De Nardis, Nadia Bengala, Amedeo Goria, Cinzia Malvini, Roberta Beta, Rossella Izzo, Stefano Dominella, e tanti altri.  Un racconto fotografico della missione umanitaria che Convertini, testimonial della Fondazione, ha compiuto, questa estate,  nel centro profughi siriano a Zarqa al confine Giordano Siriano.
Attraverso gli scatti fotografici i racconti impressi in un’immagine di migliaia di bambini, ognuno a testimoniare la propria storia. Tanti i temi affrontati e impressi in quelle immagini: l’educazione, l’istruzione, l’assistenza sanitaria e le attività ludiche. Grande attenzione al problema delle spose bambine,   sempre più attuale e diffuso per cui sono costrette a diventare spose,e poi mamme,in età precoce, subendo così dei disturbi psico fisici irreparabili.
“Una grande dignità e compostezza –  spiega Beppe Convertini – nel racconto di ogni memoria vissuta seppur nel dolore. Nel dramma sono stato rapito dalla gioia e dalla tenerezza dei più piccoli che mi hanno regalato con i loro sorrisi dei momenti indimenticabili più di quello che io ho potuto fare per loro. Il mio tempo l’ho dedicato ad aiutare gli uomini e gli straordinari volontari e cooperanti a caricare e scaricare aiuti e a costruire dei rifugi che li possa riparare dal gelo e dalle intemperie dell’inverno perché nelle tende ovviamente senza acqua, luce e riscaldamento è durissima sopravvivere. Ma soprattutto l’ho dedicato a loro, i  bambini”.
“I gesti dicevano più di mille parole – continua nel racconto Beppe Convertini – alcune volte  è bastato davvero uno sguardo o una carezza per sentirsi parte di loro. Ero emozionato quando facevano a gara per stringermi la mano o per darmi un bacio, in quel momento pensi di aver perso del tempo nella tua vita dietro alla futile quotidianità”.

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