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VITERBO CHRISTMAS VILLAGE

Incontro sulla “DILEXIT TE”, esortazione apostolica di Papa Leone XIV Sala Alessandro IV, Palazzo Papale di Viterbo

VITERBO- Introdotto dal nostro giornalista Pierluigi Vito (Sat 2000) il vescovo Orazio F. Piazza ha presentato la Esortazione Apostolica di Papa Leone XIV “Dilexi Te”. Come il Papa stesso ha detto nella introduzione, Leone XIV ha preso in eredità un documento già avviato da Papa Francesco e lo ha fatto suo in continuità con il suo predecessore. E’ un ricordare a tutti i cristiani “… il forte nesso che esiste tra l’amore di Cristo e la sua chiamata a farci vicini ai poveri”. Diceva il Signore: “… i poveri li avete sempre con voi, ma non sempre avete me” (Mt 26r: 8-9.11). E la Chiesa volge il suo sguardo materno a chi soffre e fa fatica a camminare nella vita. Siamo anche sempre più coscienti che ci troviamo davanti a ”…numerose forme di povertà” (n. 9), per cui la nostra coscienza deve allargarsi per vedere e capire. Il Vescovo nella sua lezione ha esaurientemente presentato il documento del Papa aiutando certamente i presenti ad entrare nei cammini della Chiesa. Con la sua ben nota eloquenza ci ha condotto attraverso i cinque capitoli del documento ripercorrendo le tappe di un cammino sempre in cammino. San Francesco è stato il faro di riferimento profondamente evangelico che passa davanti agli occhi della nostra fede come messaggio profetico da imitare anche se difficile da seguire. Poi il “perché Dio sceglie i poveri” (cap. 2). Questa scelta di Dio non è esclusivismo o discriminazione contro altri gruppi, ma una attenzione alla povertà che abita in tutti noi, è la sua misericordia (n. 16). L’esempio stesso di Gesù e della sua vita ce lo insegna. Ragione per la quale, la Chiesa che è corpo e presenza del Signore deve considerare sua ricchezza seguire il maestro. I padri della Chiesa sono chiari a riguardo. Poi ci sono situazioni che gridano: i malati, i prigionieri, l’educazione dei poveri, i migranti, gli ultimi ed emarginati… (cap. 3). Sempre nella Chiesa sono sorti movimenti di attenzione e servizio a queste realtà anche nei documenti della dottrina sociale dove ci si ricorda che i poveri debbono diventare soggetti di promozione e non solo oggetti da accudire. Questa coscienza che non è nuova viene riproposta alla nostra attenzione perché non si spenga la fiamma e la luce (cap. 5). La parabola del buon samaritano riassume in parole semplici il messaggio del Signore (nn. 105-107) La Chiesa, tutti noi, dobbiamo lasciarci sfidare anche da una considerazione che spesso ci sfugge: “…se è vero che i poveri vengono sostenuti da chi ha mezzi economici, si può affermare, con certezza, anche l’inverso… quando ci accorgiamo che sono proprio i poveri a evangelizzarci…”, e nel n. 109 (del capitolo 5) ci viene detto con chiarezza… “… nel silenzio della loro condizione essi ci pongono di fronte alla nostra debolezza… i poveri ci fanno riflettere sull’ inconsistenza di quell’orgoglio aggressivo con cui spesso affrontiamo le difficoltà della vita. In sostanza essi rivelano la nostra precarietà e la vacuità di una vita apparentemente protetta e sicura..” (n. 109).

Terminando questa breve e semplice riflessione sull’incontro con il Vescovo, come persona presente all’incontro mi chiedo: “… ed io, cosa faccio? Mi limito a dare una elemosina, se la do, oppure cerco di entrare con rispetto nella vita del ‘povero’ ” ( e ci sono poveri anche tra chi ha conti bancari ben forniti), per aiutarlo a diventare ricco di saggezza e di generosità? Oltre sfamarlo e rivestirlo, lo aiuto anche a vestire l’abito “bianco” della bontà e della giustizia?. Come dice lil Vangelo: “… credo, ma aumenta la mia fede” (Mc 9: 23-24). Il nostro grazie agli organizzatori dell’incontro e al Vescovo per il suo intervento a servizio della nostra comunità di cui è pastore.

Don Gianni Carparelli

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