Internship article on flexbility

I remember on one of the first few days here in Viterbo,sorriso I was sitting in an orientation session required by our program, and my director said something that has become the rhythm of this adventure in Italy. Amidst all things he informed us of, this has stuck with me the most and has become the most helpful advice I have received, in regards to travel. “You must remember to be flexible.” It seems like common sense. Of course we must be flexible, since

we are in an unknown country and a new situation. At the time, I took note of it, but I did not expect such a small sentence to be so crucial in my enjoyment of this semester. As the first couple of weeks passed, I found myself repeating this advice to myself and others. When one of us ordered the wrong item at a cafe, or when we missed our bus, or when an expectation was let down… “Be flexible. We must be flexible.” In the moment, a small mistake seemed like the end of the world. But when we would remind ourselves of this necessity of flexibility, it all seemed less overwhelming.

A mistake was taken and turned into an experiment, an experience, and later a memory. I have found that heeding this simple advice has had an incredible impact on my experiences. When something goes wrong, I am faced with two options. I can easily race down the road of complaint, frustration, and disappointment, which only leads to more negativity. Or I can dare to look reality in the face, accept it, and proceed with light-heartedness and laughter.

I’m in Italy, after all, so why would I allow such speed bumps to rattle me so drastically? Why allow something to so easily soil my mood and experience? Certainly it is difficult at times, to choose a relaxed response over an angry one. However, I have found that it is completely worth it. When I laugh at a difficulty, rather than hold onto it like a grudge, I am freed up.

As of late, I think I have forgotten to be flexible.

I have settled into old habits and forgotten the thrill of the life I’m currently living. However, recently I was very forcefully reminded, on a weekend trip to Cinque Terre. I went with three friends for two nights, and it was without a doubt one of the most fantastic places I’ve ever been. The cities are full of natural beauty, which we got to see from all different angles. We hiked way up in the mountains and between the rows in grape orchards. We wandered through the small cities, we dangled our feet in the water, we ate lots of pesto and seafood, and we rode the train between the towns. I felt that we were able to see most of what we’d hoped, and everything was going perfectly until the last night. We had gone to dinner in Manarola and were returning to Corniglia by train.

It was late and we figured we would risk not buying a ticket, since it was only one stop. Our hopes and perfect experiences were all quickly disrupted when we were caught with no tickets, forced to pay a fee about 25 times the original price. Stunned, we coughed up our money, got off the train at our stop, and silently climbed the stairs to the city.

As upset as we were at ourselves, we were faced at that crossroads. We could let the negativity of that moment ruin our whole memory, which is easy to do, or we could accept it and move on, not allowing it to soil such beauty. Thankfully, we were all inclined to take the latter road. We had to be flexible. We learned our lesson and we still left feeling joyful and grateful. I think that in America, this is not our normal way. We (not only Americans, but humanity as a whole) seem to think that we are in control of everything that happens in our lives. When something does not go according to plan, we tend to panic, taking it out on all sorts of people and in all kinds of ways. And often, we forget that we have the option to be flexible and laugh and still enjoy life even when it’s out of our control. But I also think this idea of being flexible can be applied to everyday life, not just travel. While I’m on this remarkable adventure, I am essentially forced to be flexible, or else I would be miserable all the time. And thus, because I am only here for a short amount of time, it’s easier to choose to be flexible because I do not want to waste any experience. However, I know that it will be significantly different when I return to the States.

When I am back in the normal grind of everyday life, will I choose to be flexible, even if my experiences may be less remarkable than they are here? I hope I will be. Of all the things I’m learning, this is one I truly want to hold onto. We must be flexible, for the sake of sanity and joy and the continuance of laughter.

 

TRADUZIONE: Mi ricordo di quando, durante uno dei primi giorni a Viterbo, ero seduta nell’aula dell’orientamento e il direttore del nostro programma disse una frase che è poi diventata il motto della nostra avventura italiana. Tra le tante cose che ci ha detto, questa mi è rimasta impressa ed si è rivelata il miglior consiglio che abbia mai ricevuto sul viaggiare.

“Dovete ricordarvi di essere flessibili” Sembra buonsenso. Certo che dovremmo essere flessibili, visto che siamo in un paese sconosciuto e in una situazione nuova. In quel momento presi nota ma non avrei mai creduto che una frase così corta potesse essere così cruciale nello svolgimento del mio semestre. Passate le prime due settimane, mi sono ritrovata a ripetere a me stessa e agli altri questo prezioso consiglio. Quando uno di noi ordinava in maniera sbagliata al bar, o quando perdevano il pullman, oppure quando le nostre aspettative venivano deluse… “Essere flessibili. Dobbiamo essere flessibili.”

Lì per lì, un piccolo errore sembra la fine del mondo, ma quando ti ricordi della necessità di adattarsi, tutto sembra meno opprimente. Un errore può tramutarsi in un esperimento, poi in un’esperienza ed infine in un ricordo. Ho scoperto che seguire questo semplice consiglio ha avuto un impatto enorme sulle mie esperienze. Quando qualcosa va storto ho davanti a me due opzioni. Posso facilmente imboccare la strada del lamento, della frustrazione e della delusione che porta solo ad ulteriore negatività. Oppure posso guardare in faccia la realtà, accettarla e continuare per la mia strada con leggerezza d’animo e una risata.

D’altronde sono in Italia, quindi perché dovrei permettere a questi inconvenienti di rallentare la mia corsa? Perché permettere ad una piccola cosa di rovinarmi l’umore e l’esperienza? A volte è difficile scegliere una reazione calma rispetto ad arrabbiarsi. In ogni caso, ho scoperto che ne vale sicuramente la pena. Quando sorrido davanti alle difficoltà piuttosto che essere rancorosa, mi sento liberata. Ultimamente avevo dimenticato di essere flessibile.

Mi ero fossilizzata in vecchie abitudini e avevo dimenticato il brivido della vita che sto vivendo. Ma recentemente ho ricevuto un promemoria a riguardo, durante un fine settimana passato nelle Cinque Terre. Sono partita con 3 amici per passare lì due notti ed è stato uno dei posti più belli che io abbia mai visto. Le città sono piene di bellezze naturali, da osservare dalle più svariate angolazioni. Abbiamo scalato le montagne e passeggiato tra le fila dei vigneti. Abbiamo vagato per i paesini, messo i piedi in acqua e mangiato molto pesto e frutti di mare prendendo il treno da una città all’altra. Avevo l’impressione che saremmo riusciti a vedere la maggior parte delle cose che ci eravamo prefissati e tutto stava andando per il meglio fino all’ultima sera.

Eravamo andati a cenare a Manarola e stavamo ritornando a Corniglia con il treno. Era tardi e abbiamo deciso di rischiare di non comprare il biglietto, visto che dovevamo fare una sola fermata. Le nostre speranze si infransero quando siamo stati beccati senza biglietto e obbligati a pagare una multa che era 25 volte il prezzo del biglietto. Meravigliati, abbiamo tirato fuori i nostri soldi, siamo scesi dal treno nella nostra fermata e ci siamo avviati in silenzio verso la città. Arrabbiati come potevamo essere con noi stessi, guardavamo quell’incrocio. Potevamo lasciare che la negatività di quel momento rovinasse i ricordi di quella bella esperienza o potevamo accettarlo e andare avanti. Per fortuna eravamo tutti ben intenzionati verso la seconda scelta. Dovevamo essere flessibili. Avevamo imparato la lezione e ci sentivamo grati e felici. Credo che in America questo non sia l’atteggiamento più diffuso.

Noi (non solo gli Americani, ma tutta l’umanità) crediamo di avere tutto sotto controllo nelle nostre vite. Quando qualcosa non va come avevamo pianificato, tendiamo ad entrare nel panico, riversandolo sulle altre persone in ogni modo. E spesso, dimentichiamo che abbiamo l’opzione di essere flessibili e ridere e godere della vita anche quando è fuori controllo. Credo anche che questa idea di essere flessibili può essere applicata alla vita di tutti i giorni, non solo al viaggiare. Mentre sto vivendo questa bellissima esperienza, sono praticamente obbligata ad essere flessibile, altrimenti sarei infelice. Visto che sono qui per un periodo limitato di tempo, è più facile scegliere di essere flessibile perché non voglio perdere nessun attimo della mia esperienza. Comunque, so che sarà notevolmente diverso quando tornerò negli Stati Uniti.

Quando tornerò al tran tran quotidiano, sceglierò di essere flessibile, anche se le mie esperienze saranno meno degne di nota di quelle in Italia? Spero di sì. Di tutte le cose che sto imparando, questa è una di quelle che mi voglio portare dentro.

Dobbiamo essere flessibili per amore del buonsenso, della gioia e il proseguimento di una risata.

   

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