Io Non Sono Bogte, l’incontro – intervista con la band romana

Nata nel 2011 la band romana Io Non Sono Bogte ha esordito sulla scena musicale indipendente con l’album “La discografia è morta e io non vedevo l’ora” , album completamente autoprodotto grazie al sistema del crowdfunding sulla piattaforma MusicRaiser. Presentato al MEI di Faenza 2012 e uscito in esclusiva per La Repubblica XL a novembre 2012, il lavoro nell’ottobre 2013 è inoltre stato tra i sette candidati alla finale per le Targhe Tenco come “migliore opera prima”.

 

E proprio da questo primo lavoro decido di far partire la chiacchierata con il gruppo di Daniele Coluzzi, Carlotta Benedetti, Federico Petitto e Fabio De Angelis:

“Vorrei partire dal titolo del vostro album: la discografia è morta e non vedevamo l’ora?

“La questione è che indubbiamente il sistema discografico sta crollando, ma quello su cui ci preme porre l’attenzione è il fatto che ciò rappresenta un’occasione nuova per la scena indipendente, perché le band hanno la possibilità di far crescere il proprio progetto in modo autonomo raggiungendo anche dei risultati importanti.” – risponde Daniele.

Il titolo dell’album, mi spiegano, vuole anche essere rappresentativo del cambiamento in atto a livello di distribuzione e fruizione del prodotto musicale: “Internet ha un potenziale enorme” – mi dice Carlotta – “ ed è questo potenziale che abbiamo voluto sfruttare per il nostro lavoro”

“Ci teniamo comunque a sottolineare che il nostro è un intento costruttivo, non andiamo contro il concetto di Etichetta, anche perché ci sono etichette e etichette: accanto a etichette che lavorano per far vendere dischi sfruttando per esempio vincitori di Talent Show, ci sono anche etichette che lavorano per far emergere artisti interessanti. Quello che volevamo comunicare è che la smania di avere un’etichetta alle spalle con le nuove possibilità che ci sono oggi e con i cambiamenti in atto spesso è ingiustificata”

E il vostro percorso da dove parte? Quali sono le origini artistiche di Io Non Sono Bogte?” “Siamo un progetto recente” – mi dicono – “abbiamo iniziato a lavorare intorno ad alcune canzoni che volevamo registrare e che sono andate a formare il nostro album”

Quello che emerge dalle loro parole è un’intesa forte: “all’inizio ci odiavamo, l’amicizia che è nata tra noi è stata una bella sorpresa, siamo una squadra e anche con Fabio (Fabio De Angelis è da poco il nuovo batterista del gruppo n.d.r.) ci siamo trovati subito molto bene”

A proposito del lavoro sui pezzi, sposto il focus della conversazione su quella che è la proposta musicale del gruppo e prima di tutto chiedo: “come nasce e cosa vuole comunicare una vostra canzone?

 

“Parte tutto da Daniele, che butta giù i testi, poi tutti lavoriamo sul materiale che lui giudica sempre pessimo.”

Quello che emerge è un lavoro che procede attraverso un meccanismo di scambio, in cui le insicurezze personali sono messe al servizio della comunicazione musicale per la creazione di un prodotto artistico concreto ma non pretenzioso, significativo ma non ermetico.

A proposito di quello che è invece il bagaglio del gruppo cerco di capire se la musica di Io Non Sono Bogte risenta di ispirazioni particolari, di debiti o mutazioni.

“Le influenze sono molte – è Carlotta a rispondere – ci influenziamo anche a vicenda e siamo aperti alla scoperta di progetti da poter fare nostri.”

“Dal rock indipendente al pop da classifica – prosegue Daniele – cerchiamo di essere ricettivi nei confronti di tutto ciò che è in grado di comunicarci qualcosa” Da questa considerazione prende avvio una piacevole digressione sul panorama musicale italiano da cui emerge il carattere curioso e ricettivo dei ragazzi, attenti a tutto ciò che si muove attorno a loro, dalla musica indipendente dei i gruppi con meno di dieci fan su Facebook seguiti da Federico, all’ultimo album di Laura Pausini.

Riportando il focus della conversazione su Io Non Sono Bogte e sulla promozione del loro album, domando come in questa fase stiano vivendo il contatto con la realtà del live e come sia rapportarsi con il feedback immediato dell’esibizione dal vivo. “Girare per promuovere la nostra musica ci ha fatto notare una generale mancanza di curiosità, quasi una forma di diffidenza dei confronti degli emergenti, che spesso impedisce di avvicinarsi a live. Dal pubblico il feedback fortunatamente è stato positivo, poi c’è da dire che la vera promozione è iniziata da “Papillon” ( Brano per cui è stato realizzato un videoclip sul tema dell’omosessualità, grazie al quale la band ha partecipato come ospite al Milano Pride 2013 ed è stata segnalata come Artista della Settimana su MTV New Generation n.d.r.), per noi è un punto di partenza non certo di arrivo”. 

 

Per quanto riguarda il futuro, quali sono i vostri progetti a breve e a lungo termine?

 

“Abbiamo l’idea di fare un nuovo album” – mi dice Federico – “che sarà molto molto molto molto diverso dal primo, abbiamo già molti pezzi vogliamo lavorarci e trovare la nostra caratteristica distintiva. Anche se è una cosa che dicono tutti, forse il secondo sarà il vero primo album.”

Suonare tanto, sperimentare, trovare un nuovo sound: questo è Io Non Sono Bogte, se guarda al futuro. Ci salutiamo con quello che vorrei che fosse uno spazio di espressione libero per il gruppo, più che una vera domanda conclusiva: si rovescia un fiume in piena che lascia emergere il carattere poliedrico di un gruppo che a livello umano e artistico rappresenta tutte le contraddizioni e tutto il bello che c’è nelle nuove arrabbiate e vitali generazioni.

   

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