di CINZIA DICHIARA-
Andare a sentire concerti al Teatro Greco dei Giardini La Mortella di Ischia è una tappa obbligata del turista colto odierno, sorta di pellegrinaggio compiuto con lo stesso immutato spirito del Grand Tour che contraddistinse numerose menti e ingegni o, semplicemente, uomini e donne colti e di buona famiglia, che dal XVIII secolo cominciarono a compiere viaggi di formazione dal nord Europa, soprattutto da Inghilterra e Germania, all’Italia, culla di civiltà, recandosi presso le città più ragguardevoli della penisola, Roma in primis, coi suoi musei, collezioni e resti storici a cielo aperto, e presso antiche rovine, da Pompei ad altri siti archeologici, fino alla Sicilia.
Ce lo hanno narrato, tra molti, i poeti Heinrich Heine (1797- 1856) che, trentenne, nel 1828 compì un lungo viaggio dal Brennero attraverso Trento, Verona, Milano e Genova fino in Toscana, narrato nel testo “Reise von München nach Genua”, e in altri testi ‘italiani’, condotti sempre sulla scorta dell’ironia e della fantasticheria, con tratti di vis polemica e con gusto del capriccio; Wolfgang von
Goethe (1749-1832), che dal 1786 al 1788 compì l’esperienza italiana redigendo il famoso diario “Viaggio in Italia”; e Stendhal, pseudonimo di Marie-Henri Beyle (1783 –1842), che nel volumetto “Rome, Naples et Florence” ha lasciato testimonianza del suo girovagare per l’Italia, anche quale console a Civitavecchia.
E oggi tale memoria è perpetuata dal genius luci di siti meravigliosi e davvero al di là della realtà, che continuano ad elargire energie positive e gioia per lo spirito a coloro che si avventurano sulle rotte dell’arte, della bellezza e della cultura. Così accade puntualmente e con sempre rinnovato vigore, pur nella nostalgia del rimpianto, nella dimora ischitana che fu di sir William Walton (1902-1983), uno dei più significativi musicisti inglesi del Novecento.
Figlio di un direttore di coro, nella chiesa Walton, da bambino, familiarizza con grandi opere di Bach e di Haydn. Quando lascia l’università di Oxford, nel 1920, senza aver ancora conseguito la laurea, stringe fraterna amicizia con Sacheverell Sitwell che ne favorisce l’incontro definitivo con molti importanti musicisti. La sorella di Sacheverell, Edith Sitwell, scrive le poesie sulle quali Walton comporrà Façade – An Entertainment, oggi considerato uno dei suoi lavori più importanti, dopo uno sfortunato debutto nel 1922.
Frattanto componeva il quartetto con pianoforte, che presenterà poi a Salisburgo nel 1923, quindi lavorò a un concerto per viola e orchestra scritto per Lionel Tertis, il quale inizialmente rifiutò il pezzo, che venne poi riconosciuto come opera significativa ed eseguito da Paul Hindemith.
In seguito compose un concerto per violino e presentò il pezzo a Heifetz che lo apprezzò, nel 1939, ma lo scoppio della Seconda guerra mondiale comportò il ritardo dell’esecuzione. Negli stessi anni Walton si affermò come stimato direttore d’orchestra.
Nel 1951 ricevette il titolo di baronetto, dopo aver composto una sonata per Yehudi Menuhin e due brani per commemorare l’incoronazione della regina Elisabetta II.
Gran parte della sua produzione è costituita dalla musica per film, con importanti colonne sonore, come Hamlet, nel 1948, e Richard III, nel 1955, con la regia di Laurence Olivier.
Quindi compose un concerto per violoncello e orchestra per Gregor Piatigorsky, eseguito nel 1956.
A questi si aggiunsero pezzi corali e orchestrali e un ciclo di canzoni d’amore.
Ormai famosissimo, invecchiò a La Mortella provando a scrivere una terza sinfonia ma nel 1983 si spense.
Dal 1949, lui e sua moglie Susana (1906-2010),
un’argentina piena di sensibilità e di carattere,
avevano deciso di vivere a Forio, scegliendo una zona collinare spoglia e disabitata, nel promontorio di Zaro. Con l’intervento del grande paesaggista Russell Page, trasformarono il brullo e roccioso terreno, una gola di origine vulcanica, in un paradiso terrestre rigoglioso e stupefacente, locus amoenus evocatore di serenità e di pace, che fu loro rifugio ad libitum, espressione di una filosofia di vita, sul vasto orizzonte della baia di Forio.
Oggi i giardini sono aperti al pubblico e ospitano concerti nel segno della diffusione dell’opera di Walton e del sostegno ai giovani musicisti, grazie all’attività della Fondazione William Walton che promuove la musica e la pratica musicale, in collaborazione con importanti scuole musicali, anche per corsi di perfezionamemto.
Tutto questo è stato realizzato inizialmente da
Lady Walton, insignita di diverse onorificenze, dal titolo di Grande Ufficiale della Repubblica Italiana alla laurea ad honorem in musica dall’Università di Nottingham, l’MBE (Member of British Empire).
Autrice di due libri, Behind the Façade, una biografia di William Walton, e “La Mortella – An Italian garden paradise”, ha profuso alacremente la sua opera per cinquant’anni, spegnendosi nella casa a mezza costa a lato della cavea, nella primavera 2010. Le sue ceneri sono custodite all’interno del giardino, nel Ninfeo, angolo silenzioso e assolato, altamente poetico.
Oggi, la stagione musicale del Teatro Greco, posto con le sue gradinate alla sommità dei Giardini con effetto straordinariamente scenografico, prosegue grazie a Caroline Howard direttrice dei concerti che fu amica di Suzana.
La incontriamo in occasione del concerto tenuto giovedi 10 luglio scorso dall’ensemble di fiati Chetham’s Symphonic Wind Ensemble, proveniente dall’antichissima Chetham’s School of Music di Manchester, diretto dal cornista solista Tom Redmond, per farci raccontare come, a distanza di quattordici anni dalla scomparsa della vedova Walton, riesca a portare avanti il suo progetto.
– Lei fa questa programmazione da tempo
“Dal 2007 Lady Walton ha creato lo spazio per i concerti presso La Mortella. Ci conoscevamo, io sono inglese e lei era un po’ inglese per matrimonio, dunque è stato naturale fare amicizia.”
-Lei vive sull’isola?
No, abito a Roma, ma sono qui spesso.
– Circa il lavoro svolto finora che cosa può dire?
“Siamo felici che la gente del posto ci sostenga sempre partecipando ai concerti. Inoltre abbiamo fatto molti concerti con complessi bandistici. Abbiamo a cuore la vita musicale dell’isola. Abbiamo ricevuto anche le bande di Procida e di Ponza.”
– Tra i vostri obiettivi, dunque, la valorizzazione delle risorse musicali locali?
“Più che altro vogliamo offrire musica classica in un bellissimo palcoscenico che non ha eguali, a Ischia.”
– Forse potrebbe essere utilizzato più spesso
“Dobbiamo far combaciare molte esigenze, quelle del giardino innanzitutto, che non apre tutti i giorni. Poi combinare incastri con le orchestre. Abbiamo fatto anche danza, jazz e non meno abbiamo l’obiettivo puntato sull’opera di William Walton, il quale voleva con questo posto fornire ai giovani musicisti e danzatori l’opportunità di esibirsi, spesso con l’ausilio di un fondo didattico. Quello di stasera è un ensemble inglese, l’anno prossimo avremo l’orchestra di un liceo musicale. C’è grande interesse ai giovani.”
– La scelta di orchestre di buon livello ma non famosissime evidenzia uno sforzo non comune in luoghi di tale prestigio
“Sir William da giovane non era abbiente ed ebbe un aiuto dalle istituzioni di Oxford e da privati che gli permisero di dedicarsi alla composizione pertanto ha voluto dare aiuto ai giovani.”
– Lei prosegue sul solco tracciato da Walton
“I giovani sono sempre molto entusiasti di venire ad esibirsi da noi.”
– Come nasce il programma di questa sera?
“Da una scelta condivisa col direttore. Abbiamo voluto il gruppo da camera e non un concerto con l’orchestra privilegiando il dialogo tra i singoli strumenti, combinazione che ci ha permesso di inserire i brani di Dvorak e Strauss, con un insieme formato da solisti.”
– Nell’organizzare la stagione lei adotta criteri particolari o tutto nasce dai contatti stabiliti?
“Occorrono anni per creare tutto questo. Oggi molti ensemble desiderano essere inseriti nel nostro cartellone. Ogni anno è diverso e abbiamo costantemente la sensazione di crescere. Troviamo sempre nuove opportunità per lanciare talenti di vari paesi.”
– E il pubblico che segue, com’è composto?
È variegato e prevalentemente composto da vacanzieri colti che amano avere la possibilità di seguire concerti classici. È bello sentire gli ospiti formulare i loro commenti in tante lingue diverse! Poi ci sono gli affezionati isolani.”
– Ha sogni ancora da realizzare?
“Ve ne sono sempre. Uno è riuscire ad allestire il balletto sulle musiche di Façade ma è difficile trovare danzatori giovani e all’altezza di un pubblico internazionale. Vorremmo realizzare anche l’oratorio drammatico Belshazzar’s Feast (1931), basato sul racconto biblico della caduta di Babilonia, che richiede un organico mastodontico, tale che, tra cantanti e strumentisti, riempirebbe tutti i posti riservati al pubblico.
Inoltre, è un autentico piacere collaborare nella reciprocità con teatri italiani e stranieri, e siamo aperti a proposte lavorando con molte diverse etnie.”
– Un’attività che ha anche un forte connotazione sociale
“Amiamo coinvolgere gruppi giovanili nati in contesti ‘difficili’. Lo scorso anno abbiamo invitato “Sanità Ensemble” e l’orchestra napoletana dei Quartieri Spagnoli; quest’anno faremo una bella serata jazz con una banda di Scampia, la ScalzaBanda”, con ragazzi che nel fare musica trovano un’atmosfera fraterna e una dimensione felice.”
Lasciamo La Mortella a notte fonda, la baia punteggiata di luci, percorrendo i sentieri del parco che digrada verso il mare tra la vegetazione lussureggiante. Questo luogo è un esempio di bellezza eclatante, sul quale aleggia lo spirito di William e Susana. Sereno, ma forte, fino a commuovere.





