L’Interporto di Orte, una storia infinita

InterportoLa vicenda dell’Interporto di Orte è un’odissea che si trascina da oltre 30 anni. Il completamento della faraonica struttura ai margini del casello autostradale ed il suo lancio operativo rappresentano i temi forti delle campagne elettorali di tutte le forze politiche che si sono contese l’amministrazione locale negli ultimi decenni; di fronte alle domande della stampa, tutti si dichiarano sempre pronti all’imminente decollo di un’attività dal potenziale economico ed occupazionale enorme, ma poi, all’atto pratico, si finisce immancabilmente per perdersi dentro un meandro di complessità gestionali che sembra davvero inestricabile.

Lungaggini procedurali, rimbalzi di competenze e contrasti politici hanno reso negli anni l’Interporto una sorta di presenza-assenza tremendamente ingombrante per tutti gli amministratori locali, una risorsa che si è trasformata sempre più in problema.

Negli ultimi mesi l’Interporto è tornato nuovamente al centro della battaglia politica locale, in buona parte per via di un contenzioso aperto tra l’amministrazione comunale di Orte e la società responsabile della gestione della struttura. La notizia più recente è che il 12 dicembre il TAR del Lazio si è pronunciato, almeno parzialmente, sul ricorso della società Interporto contro il silenzio del Comune di Orte di fronte ad una domanda di ampliamento della struttura presentata al Comune stesso quasi due anni fa. Una notizia difficile da comprendere, se si pensa che l’amministrazione comunale ortana è uno dei soci della S.p.a. incaricata di curarsi degli affari dell’Interporto, che la struttura insiste proprio sul territorio di questo Comune e che, di conseguenza, un Interporto florido non può che essere un beneficio enorme per tutta la collettività ortana.

Per cercare di capire un po’ meglio cosa sta succedendo, allora, abbiamo deciso di ripercorrere la storia gestionale recente di questa struttura, attraverso l’accesso ai documenti depositati presso la Camera di Commercio e le dichiarazioni pubbliche dei vari personaggi coinvolti a diverso livello nell’amministrazione dell’impianto.

Sulla base di una Convenzione ratificata il 12 aprile 2011, la gestione delle attività dell’Interporto è affidata alla Interporto Orte Srl, società controllata dal socio unico Interporto Centro Italia Orte S.p.a. L’accordo prevede che la Srl versi ogni anno il 15% del volume di affari maturato nel corso dell’esercizio alla S.p.a. come royalties per la gestione, mantenendo il resto dell’utile nel suo bilancio; le risorse per l’avviamento delle attività, però, provengono dalla S.p.a. Le quote di partecipazione nella S.p.a. al 22 luglio 2013 sono così ripartite, approssimate in precentuali: 23,5% S.I.O. (Società Imprenditori Ortani), 9,4% Comune di Orte, 9,4% Comune di Terni, 9,4% Comune di Viterbo, 9,4% Provincia di Viterbo, 7,8% Sviluppumbria, 4,1% Provincia di Terni, 3,9% CARIVIT, 3,2% Comune di Narni, 3,1% Trenitalia, 1,5% Filas (Finanziaria Laziale di Sviluppo), 1,2% Eurocostruzioni, 1,2% Inerti Tevere, 0,8% Consorzio Trasportatori Artigiani Viterbesi, 0,8% Consorzio CO.RI.VIT., 0,8% Consorzio AS.COM. Viterbo, 0,5% Autorità Portuale di Civitavecchia, 0,4% Cofely Italia. Facendo un rapido calcolo, è evidente come la Interporto S.p.a., pur essendo una società di diritto privato, abbia la maggioranza di azionariato pubblico. Oltre a ciò, non va dimenticato che la natura dei finanziamenti per la realizzazione delle opere è principalmente di natura pubblica, sia essa regionale, statale o comunitaria.

Questo noioso elenco di numeri serve per dare meglio l’idea della complessità della “macchina” Interporto, nel cui organo di potere siedono imprenditori, tecnici e rappresentanti di amministrazioni locali diverse, spesso esponenti di fazioni politiche contrastanti, che portano sul tavolo delle decisioni una comprensibilmente vasta serie di problematiche. Stanti così le cose, è chiaro il senso di costituire una Srl, molto più snella nella struttura ed agile nel funzionamento, per gestire più facilmente l’intera attività dell’Interporto; ci sarebbe da opinare sulla scelta di affidare la responsabilità di tale società a persone che sono già presenti nel CDA della stessa S.p.a. (è sempre strano che i controllori siano al contempo anche i controllati), ma preferiamo non entrare nel merito di certe decisioni, anche perché la costituzione della Srl fu approvata, a suo tempo, con voto unanime.

Nell’estate 2012, dopo decenni di lavori intermittenti e proclami disattesi (e spese comunque sostenute: tanto per fare un esempio, nel 2012 il CDA della S.p.a., tra compensi e rimborsi, è costato oltre 80.000 euro), l’Interporto ha cominciato finalmente a funzionare, seppure in forma ridotta; allora si disse che ben presto si sarebbe superata la fase di provvisorietà e che, nel giro di poco tempo, l’attività sarebbe arrivata a pieno regime, con opportunità di respiro internazionale e conseguenti, notevoli benefici in termini economici per tutto il comprensorio. A gennaio 2013, in occasione della visita alla struttura dell’allora Presidente del Consiglio Mario Monti, questi concetti furono riaffermati con entusiasmo, preannunciando la creazione di una stazione ferroviaria interna entro la fine dell’anno. A marzo anche il nuovo presidente di Interporto S.p.a., Alessandro Romoli, durante l’intervista ad una TV locale, escluse fermamente l’ipotesi che l’Interporto di Orte si sarebbe tramutato in una cattedrale nel deserto. Ad oggi, però, è sufficiente percorrere la strada che costeggia l’impianto per riscontrare lo stato dell’attività, mentre i lavori di costruzione del collegamento ferroviario non risultano ancora nemmeno avviati.

A complicare ulteriormente le cose è sopraggiunta, in estate, una frattura tra il Comune di Orte e la società Interporto S.p.a. in merito alla valutazione delle attività della controllata Srl. Un contrasto che appare a tratti stridente, dal momento che l’attuale amministrazione comunale è in carica dal 2004 e che, quindi, ha potuto seguire direttamente l’evoluzione degli ultimi 10 anni di gestione interportuale. Ad ogni modo, nell’assemblea ordinaria degli azionisti del 21 giugno 2013, il sindaco Dino Primieri annunciò il voto contrario del Comune di Orte al bilancio della S.p.a., in segno di dissenso verso l’operato della Srl. Pochi giorni dopo seguì un comunicato stampa del Quadrifoglio (la lista civica capeggiata da Primieri che detiene la maggioranza in consiglio comunale), in cui si denunciava la deriva “Viterbo-centrica” presa dalla gestione della società e si chiedeva maggiore trasparenza nei processi decisionali. Tutto ciò ha scatenato l’ennesima ridda di voci e polemiche di natura squisitamente politica tra maggioranze e opposizioni, che non hanno, come al solito, portato a nulla: nessuno ha risposto, almeno pubblicamente, alle domande del Comune e l’Interporto è ancora lì, come un vulcano quieto.

Adesso, questa nuova tegola della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale. Sostanzialmente, il documento impone al Comune di Orte di pronunciarsi sulla domanda di completamento ed ampliamento della struttura presentata dalla Interporto S.p.a. entro 120 giorni e, soprattutto, rinvia al novembre 2014 la decisione sulla richiesta di risarcimento danni avanzata dalla società ricorrente, quantificata in ben 8 milioni di euro. Ci saranno mai pace e prosperità nella disgraziata storia dell’Interporto di Orte?

   

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