L’Italia che ci piace: proposte e analisi del presidente di Confartigianato Imprese di Viterbo, Stefano Signori

S Signori«Viviamo in una Italia che non ci piace, che zavorra lo sviluppo sotto il peso della burocrazia, frena il merito ostacolando il talento, lascia indietro chi ha bisogno smagliando la rete della protezione sociale». Queste le dichiarazioni del presidente di Confartigianato Imprese di Viterbo, Stefano Signori.

«Noi imprenditori italiani del nuovo secolo sappiamo che per cambiare l’Italia occorre cambiare l’Europa: è quello che vogliamo fare insieme. L’Italia che ci piace, infatti, è quella che si batte per un’Europa delle persone e non dei numeri, un’Europa che si fa carico delle paure, delle ambizioni, dei bisogni. È l’Europa della solidarietà, quella della tassa sulle transazioni finanziarie in tutti i suoi stati membri, della Bce che batte moneta, quella che emana eurobond per favorire lo sviluppo dei paesi membri. Un’Europa della politica e non della moneta, della mobilità studentesca e professionale. “La costruzione europea ha certamente perso, in questi ultimi anni, quella carica costruttiva ed ideale con cui si guardava da parte di larghi settori dell’opinione pubblica democratica sino a qualche tempo fa; ancora nel 2003, veniva definita come il luogo privilegiato della speranza umana dai più insigni intellettuali del vecchio continente come Jurgen Habermas e Jacques Derrida”.

Non si potrebbe meglio descrivere, come nel saggio su “Le scommesse dell’Europa”, la cocente delusione per un sogno a lungo coltivato nelle coscienze democratiche europee che sta perdendo appeal mentre dappertutto nascono movimenti e partiti antieuropei, euroscettici o anti-euro. Abbiamo il dovere di chiederci perché l’Europa attraversa questa crisi di consenso e quali possono essere le azioni necessarie per superarla. Dopo il 2008/9 la crisi dei debiti sovrani, causata da molte ragioni endemiche ad alcuni stati membri, ma anche dallo tsunami finanziario che ha investito anche l’Europa, non ha trovato una risposta solidale da parte dell’Unione Europea. L’aver di fatto imposto una politica di rigore e di austerità senza riflettere sui costi sociali che sarebbero stati imposti; l’aver affidato all’azione del Fondo Monetario Internazionale (FMI), alla BCE e alla Commissione il compito di intervenire secondo criteri meramente finanziari ha prodotto danni incalcolabili sia sul versante della tenuta di alcune economie, sia su quello sociale.

Le notizie che vengono dalla Francia con il F.N. di Le Pen, dalla Grecia con Alba Dorata e da altri Paesi, Germania compresa con la Linke, sono preoccupante sintomo di grandissima insofferenza. La conseguenza di queste scelte è che la moneta unica e il conferimento di sempre più ampie sovranità a Bruxelles, anziché essere prodromica ad un’Europa dei popoli, ci sta portando verso l’Europa dei controlli finanziari, dei richiami all’austerità e dei sacrifici senza la necessaria attenzione alle conseguenze sociali e ai disastri economici e politici che producono. A nostro avviso per uscire dalla crisi in cui oggi è caduto il sogno europeo occorre modificare lo Statuto della BCE, consentendo alla banca europea di acquistare i titoli pubblici dei Paesi in difficoltà e di intervenire sul mercato delle valute; aggregare i debiti dei Paesi Europei per evitare gli attacchi della speculazione finanziaria verso i Paesi in difficoltà e per evitare l’attuale concorrenza distruttiva che premia le aree più forti rendendo più fragili quelle aree meno competitive. Occorre, inoltre, il superamento del Fiscal Compact e il lancio degli Eurobond allo scopo di finanziare un ambizioso piano per lo sviluppo e l’occupazione e ampliare la cessione di sovranità degli Stati membri trasferendo il potere decisionale al Parlamento europeo.

Confartigianato è un’associazione che, con grande ambizione, negli ultimi vent’anni a furia di praticare il primum vivere ha trasformato questo principio in un fine. Se dimentichiamo di definire le ragioni per le quali la nostra associazione vive difficilmente continueremo ad avere la fiducia dei nostri iscritti. La nostra mission è fare dell’Italia un paese “normalmente europeo” e per farlo serve che noi associazioni diventiamo realmente il terminale delle richieste e dei servizi, delle necessità, dalle proposte del sistema scuola all’apertura del e nel mondo del lavoro e oltre».

   

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