L’Unione Nazionale Veterani dello Sport di Viterbo al Cern di Ginevra grazie al professor Cardarelli

UNVSdiVTalCERNUn viterbese al Cern di Ginevra. Si tratta di Roberto Cardarelli, originario di Tuscania, professore presso il Dipartimento di Fisica dell’Università di Roma 2 Tor Vergata e ricercatore presso L’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Ebbene il professore Roberto Cardarelli è di casa al CERN e proprio per questo, in qualità di socio dell’Unione Nazionale Veterani dello Sport di Viterbo, insieme al Presidente della Sezione Viterbese Domenico Palazzetti ha organizzato una visita a Ginevra presso i laboratori del CERN e il cuore del rilevatore.

La visita è stata interessante, i partecipanti sono rimasti affascinati per aver visto da vicino un luogo dove migliaia di studiosi, con tenacia ed abnegazione, lavorano per scoprire quel che si potrà sapere su una verità misteriosa: l’origine dell’universo.
La sezione dell’Unione Nazionale Veterani della Sport di Viterbo non è nuova a queste escursioni. La presenza nel Club di uno studioso come il professore Roberto Cardarelli ha già indotto visite ai Laboratori dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare del Gran Sasso e di Frascati.IlcuoreATLAS

 

STORIA DEL CERN
Il CERN è stato fondato nel 1954 a cura di alcune nazioni europee, tra le quali l’Italia per effettuare ricerche in materia di Fisica Nucleare. Fu scelta Ginevra come sede perché città neutrale. Con il tempo agli stati fondatori se ne sono aggiunti altri anche se il CERN ha  una vocazione “mondiale”, basti pensare che già ai tempi della guerra fredda era facilissimo trovare scienziati di oltre cortina che conducevano studi insieme ai colleghi occidentali.
Oggi è stato realizzato l’acceleratore di particelle più grande del mondo, il Grande Collisore di Adroni o LHC dall’inglese Large Hadron Collider, che si sviluppa lungo un anello sotterraneo di 27 Km che dalla periferia di Ginevra si insinua sotto il massiccio del Giura. Le particelle vengono accelerate attraverso magneti superconduttori e fatte collidere tra loro allo scopo di studiarne il comportamento. L’energia prodotta nel processo di accelerazione porta la materia ad uno stato molto vicino a quello del “brodo primordiale”, quando cioè si è verificato il “big bang” che ha generato l’universo.
Lungo l’anello LHC sono dislocati alcuni siti ove vengono condotti specifici esperimenti allo scopo di rilevare i fenomeni prodotti dall’acceleratore: ATLAS (A Toroidal Lhc ApparatuS), CMS (Compact Muon Solenoid), LHCb, ALICE (A Large Ion Collider Experiment). Proprio in due di questi siti, nel luglio 2012, è stata accertata l’esistenza del Bosone di Higgs, noto anche come “Particella di Dio”. La ricerca è stata condotta separatamente e in “contraddittorio” dai ricercatori di CMS e di ATLAS con risultati compatibili tra loro.
Anche se è difficile immaginare ricadute dirette sulla tecnologia pratica provenienti dallo studio della fisica delle alte energie, al contrario le attività di questo grande laboratorio hanno avuto ed hanno ricadute dirette e indirette sul piano pratico. Per citare solo alcuni esempi: il World Wide Web è nato a Ginevra per diffondere le informazioni tra i ricercatori di tutto il mondo ed è stato reso di pubblico dominio nel 1992 con l’impianto del primo web server; il Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (CNAO), il più avanzato centro di radioterapia in Europa, utilizza tecnologie originate al CERN.  Inoltre, indirettamente, la necessità di utilizzare sofisticate tecnologie di avanguardia per la conduzione degli esperimenti produce sul piano pratico continue ricadute in termini di disponibilità di tecnologie sempre aggiornate; ad esempio, le elevate necessità computazionali hanno indotto la realizzazione di reti di calcolatori molto potenti in grado di soddisfare le grandi necessità di calcolo e di diffusione delle informazioni alla comunità scientifica mondiale.
ATLASuntriggerGli intervenuti sono stati accompagnati all’interno del rivelatore toroidale ATLAS, posto a circa 80 metri di profondità e ora fermo per problemi di manutenzione. Si tratta del rilevatore di particelle più grande mai costruito: 46 metri di lunghezza e 25 di diametro per un peso di 7.000 tonnellate. Può essere diviso in quattro parti principali: il rilevatore interno, i calorimetri, gli spettrometri muonici ed il sistema di magneti. Ciascun componente è formato da vari strati. I rilevatori sono complementari: il rilevatore interno traccia precisamente le particelle, i calorimetri misurano l’energia delle particelle più facili da arrestare e lo spettrometro muonico genera ulteriori misure sui muoni più penetranti. Il sistema di magneti deflette le particelle cariche nel rilevatore interno e nello spettrometro muonico, permettendo così la misurazione delle loro quantità di moto.
I trigger degli spettrometri muonici del barrel sono una realizzazione completamente italiana, il loro cuore è costituito dalla tecnologia RPC (Resistite Plate Chambers detector) realizzati anche grazie a studi e scoperte del Prof Cardarelli, che ora sta lavorando all’evoluzione della parte elettronica e di nuovi rilevatori per gli spettrometri.

 

   

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