La debolezza dello Stato nella Terra dei Fuochi e gli oscuri presagi sullo smaltimento rifiuti nel viterbese

Cosa sta succedendo nella Terra dei Fuochi? A neppure tre ore di macchina dalla ridente Tuscia si sta combattendo l’ennesima guerra tra Stato ed organizzazioni criminali che per decenni hanno gestito lo smaltimento illecito di rifiuti tossici e non, con il silenzio assenso, senza dubbio, di parti deviate o colluse delle locali amministrazioni pubbliche.

corpo-forestaleUn intreccio che sta emergendo in maniera lampante proprio in queste ore quando, tra una manifestazione di cittadini costretti a vivere in un ambiente contaminato che chiedono bonifiche, arresti eclatanti (l’imprenditore e avvocato Cipriano Chianese, massone ed ex candidato alla Camera con Forza Italia, è per gli investigatori il deus ex machina del traffico illegale dei rifiuti) e promesse da parte di personaggi che ricoprono ruoli chiave nella gestione della cosa pubblica campana (ieri il presidente della Regione Stefano Caldoro ha garantito in Commissione Ambiente alla Camera provvedimenti urgenti quali “perimetrazione e definizione piena e corretta dei limiti di inquinamento dei suoli e delle acque di falda”), ecco, in questo momento topico,

arriva il grido d’allarme di don Maurizio Patriciello che, come riportato il 18 novembre scorso da Maria Melania Barone sul sito news.you-ng.it, chiede tramite Facebook al Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Nunzia De Girolamo di non trasferire il Generale Costa, ovvero colui che, dopo aver ricevuto le segnalazioni da parte dei residenti del territorio tra le province di Napoli e Caserta, ha aperto le indagini, sequestrato terreni e quintali di “verdure al cloroformio destinate al mercato” e, insomma, ha rappresentato una vera e propria spina nel fianco di chi aveva – ed ha – forti interessi ad insabbiare questo scempio ambientale ed umano.
Sono passati cinque giorni e, voilà, il Generale Costa è stato traferito ai reparti amministrativi. Una mossa machiavellica che acuisce i sospetti ma allo stesso tempo mette al riparo chi l’ha ideata: il decision maker in questione, infatti, potrà sempre rispondere “ma io l’ho trasferito per tutelarlo e perché ne avevo tutto il diritto”. E la questione è chiusa. Peccato che, come ricorda sempre la Barone, nella vicenda finisce ancora una volta il nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che 16 anni fa era Ministro degli Interni ed era perfettamente a conoscenza del disastro ambientale che si stava perpetrando ai danni del popolo bue. “I verbali contenenti le dichiarazioni di Schiavone – conclude mestamente Barone – furono marchiati col segreto di Stato, sarebbero state poi le troppe morti a dissotterrare quei 63 fogli dai cassetti del Governo”.
Qui, invece, a due passi da Roma, prosegue l’emergenza rifiuti sia a livello locale con il difficile ed accidentato percorso verso un porta a porta più spinto intrapreso recentemente dall’amministrazione Michelini nella Città dei Papi, sia a livello regionale con i ben noti problemi relativi alla chiusura della discarica di Malagrotta e la ricerca spasmodica di un’alternativa che, dopo le polemiche su Cupinoro e la denuncia del presidente della Provincia Meroi sullo sversamento di rifiuti romani nella discarica viterbese, sembra bel lungi dall’essere trovata.

   

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