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La lectio magistralis di Fulvio Ricci ha dato lustro alla rassegna sammartinese “Suggestioni dal Borgo”

di MARIA ANTONIETTA GERMANO –

SAN MARTINO AL CIMINO (Viterbo) – Il prof Fulvio Ricci ieri, 7 marzo, è stato l’applaudito ospite della rassegna “Suggestioni dal Borgo. Storia, memoria e identità di San Martino al Cimino” promossa dal Centro Polivalente “Donna Olimpia” APS in stretta collaborazione con Human Connection APS. L’evento gode del contributo del Comune di Viterbo.

Lo straordinario incontro, che ha avuto una accoglienza calorosa del pubblico al Balletti Park Hotel, verteva sulla conferenza dal titolo La croce e l’aratro. L’eredità dei monaci tra spirito e lavoro” e ha dato la possibilità al prof Fulvio Ricci, direttore del Museo del Costume Farnesiano di Gradoli e saggista, di presentare, attraverso delle slides, una sua visione sintetica e autorevole sulle radici dell’insediamento dei monaci cistercensi, non solo sul nostro territorio.

L’iniziativa è stata introdotta da Giulia Marchetti, presidente di Human Connection APS e da Gianpaolo Serone di ArcheoAres s.n.c-Museo Colle del Duomo di Viterbo, con cui l’eminente storico dell’arte Fulvio Ricci, uno dei massimi esperti di cistercensi,  ha varie collaborazioni.

L’esimio ospite, prof Fulvio Ricci, in una disamina ricca e articolata, prende la parola precisando:  “Il presente lavoro si propone di chiarire, almeno in gran parte, momenti essenziali della fondazione dell’antica chiesa abbaziale di San Martino, della sua storia architettonica e artistica, nonché del suo fondamentale ruolo religioso, storico e politico, autentico presidio culturale, nell’ambito della comunità tuscanese. Una ricerca che si è avvalsa delle fonti edite e inedite ma, in particolare, di un nuovo, puntuale, esame autoptico e critico dell’edificio e del suo ricco e complesso apparato decorativo”.

Con questa introduzione, il pubblico attento e partecipe, intuisce che la narrazione si tramuterà presto in una lectio magistalis. E così è.

“San Martino al Cimino- spiega Fulvio Ricci –  ha una fama legata alla figura di Donna Olimpia ma se non ci fossero stati i cistercensi il borgo di San Martino non sarebbe mai esistito.Viterbo in quel periodo, quando è cominciato a sorgere San Martino, era un periodo in cui i Viterbesi dell’epoca pensavano che ormai avevano risolto il problema con Roma che stava diventando una città di provincia e Viterbo sarebbe diventata la nuova Roma. Noi sappiamo che così non è andata. Ma per circa mezzo secolo, 40 / 50 anni, le importanti famiglie aristocratiche viterbesi cercavano di darsi un contegno per essere all’altezza di diventare la nuova capitale, non soltanto dell’Italia ma di quello che era l’ex Impero Romano. Ci fermiamo sul tema dei cistercensi. Vi dico subito che è un tema di una complessità, di una ricchezza e di una serie di vie traverse che appena si riesce a comprenderle, il fenomeno è già importante.

“Come nasce questo ordine? Sembrava un’impresa destinata a fallire. Si pensava che andava a finire nel giro di pochi anni, nella vita biologica di un gruppo di monaci che non si trovava più molto bene in una loro abbazia benedettina per la vita che dentro era diventata un po’ troppo distratta e l’antica Regola di Benedetto, che scandiva la vita monastica medievale, alternando la preghiera e il lavoro, dimenticata. La Regola di Benedetto è di un misterioso monaco, probabilmente egiziano, qualcuno lo identifica con il monaco Giovanni Cassiano (360 circa – 435), altri, con un anonimo che ha creato questa prima Regola per eremiti nel deserto”.

Poi il racconto va avanti e con dovizia di particolari, il professore ricorda l’abate San Roberto di Molesme (circa 1024-1029- morto 1111) riconosciuto come il principale fondatore e primo abate dell’abbazia di Cîteaux, il “Nuovo Monastero”, da cui ha avuto origine l’Ordine Cistercense nel 1098. Abate che fu fatto santo e che stabilisce che bisogna avere una nuova Regola.

Nella narrazione si ricorda Bernardo da Chiaravalle (1091-1153) che fondò il monastero di Clairvaux e che ben presto divenne il maggiore centro cistercense. Poi i Templari; i Cavalieri di Calatrava; Guglielma la Boema e le abbazie cistercensi, dette primigenie che sono: Clairvaux, la Fertè, Pontigny; Morimond. Queste abbazie in Francia hanno avuto un ruolo fondamentale nell’organizzazione dell’Ordine Cistercense.  Ora tocca alla chiesa di San Martino e qui narra la presenza dei Fratelli conversi che erano addetti solo al lavoro, cita gli enormi possedimenti terrieri dei monaci cirstercensi, per poi passare alla bellezza, dal punto di vista pittorico, della Sala Capitolare e da quello architettonico della chiesa e del Museo dell’Abate.

La lectio magistralis termina tra gli applausi del pubblico e le foto ricordo di rito.

NOTA -Fulvio Ricci, storico dell’arte, direttore del Museo del costume farnesiano di Gradoli, collabora dal 1997 con l’Università degli Studi della Tuscia di Viterbo. Dal 2007 è coordinatore scientifico della rivista Informazioni della Provincia di Viterbo. Dal 2010 al 2018 ha ricoperto la docenza di “Iconologia ed Iconografia” e “Storia dell’arte” presso l’Accademia “Lorenzo da Viterbo”. Autore di innumerevoli articoli e saggi di storia dell’arte su riviste specializzate e lavori miscellanei. E’ stato anche curatore di numerose mostre d’arte.

In parallelo agli incontri, la rassegna ha lanciato il concorso di fotografia amatoriale “Click d’autore: metti a fuoco i tesori nascosti del borgo!”. L’obiettivo è narrare l’anima del luogo attraverso tre macroperiodi: le origini cistercensi, lo splendore del Seicento di Donna Olimpia Maidalchini e le trasformazioni del Novecento. Il concorso, aperto a tutti con un invito speciale rivolto ai più giovani, è gratuito e prevede l’invio delle opere digitali entro le ore 12:00 del 31 marzo 2026 attraverso il portale www.sanmartinoalcimino.it. I vincitori riceveranno la riproduzione della propria fotografia su un grazioso supporto artistico durante la premiazione del 21 aprile.

La rassegna continuerà per tutta la primavera con il seguente calendario:

  • Sabato 14 marzo, ore 17:00 – Sala Conferenze Balletti Park Hotel: PANNO GROSSOLANO E DI POCO PREZZO. A cura di Elisabetta Gnignera.
  • Venerdì 20 marzo, ore 17:00 – Centro Polivalente “Donna Olimpia”: IO SONO OLIMPIA. Reading teatralizzato con Giulia Marchetti e Colombo Bastianelli.
  • Domenica 22 marzo, ore 17:00 – Sala del Capitolo – Abbazia di San Martino: L’IMPRONTA DI CÎTEAUX NEL CUORE DELLA TUSCIA. A cura di Colombo Bastianelli.
  • Sabato 11 aprile, ore 9:00HOMO VIATOR. Trekking narrato sulla via Francigena da Vetralla all’Abbazia, in collaborazione con il CAI di Viterbo.
  • Domenica 19 aprile, ore 10:00IL PONTE RITROVATO. Trekking alla scoperta di Ponte Capello.
  • Martedì 21 aprile, ore 17:00 – Sala conferenze Balletti Park Hotel: VOCI DAL BORGO. narrazione per immagini e parole dedicata alla comunità locale e premiazione del concorso fotografico.
  • Sabato 25 aprile, ore 10:00 – Ritrovo sede Human Connection APS: MILLE ANNI DI IDENTITÀ. Passeggiata urbana emozionale con Colombo Bastianelli.

Tutti gli eventi sono a ingresso libero. Per informazioni: www.sanmartinoalcimino.it.

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