La lode cosmica che attraversa lo spazio e il tempo: “Laudes”, l’ultimo album di Juri Camisasca

di DONATELLA DE VINCENTIIS FAZZINO-

Laudes è l’ultimo album musicale di Juri Camisasca pubblicato per Edizioni San Paolo, un cantico di gratitudine per l’esistenza, che fluisce da un’ispirazione autentica  ed incontenibile.

In una tensione verticale che non conosce pause o cedimenti si alternano alcune composizioni inedite e  canti sacri  gregoriani  musicati con arrangiamenti elettronici.

 In tutto l’album si percepisce una profonda unità, nella  fusione di inni solenni e corali con brani piu’ intimi e vibranti, animati tutti da una forte aspirazione ascensionale.

Al centro dell’album tre brani spesso eseguiti dal vivo e molto amati dagli estimatori dell’artista:

il Salmo 113 (Israel)  presentato nel programma di Franco Battiato Bitte Keine Réclame, la bellissima “Nomadi”, cantata da Battiato, Alice e Giuni Russo, e composta da Juri mentre ancora si trovava in monastero, e l’Exultet,  presente nell’opera Gilgamesh di Franco Battiato,  antico canto solenne liturgico che esprime la vittoria della luce sulle tenebre, in cui la modulazione dell’intonazione e la limpidezza del timbro vocale esprimono levità e luce, in una costante elevazione dello spirito.

 Laudes è un canto fermo e quieto, espressione di una lode cosmica attraverso  spazio e tempo e anticipazione di una gioia più alta nella dimensione dell’attesa.

Inno alla luce è una preghiera commuovente e  interiorizzata che scaturisce dall’incontro con un Tu,  Mistero di Amore insondabile: “Mi inchino al silenzio in Te, fondamento della realtà”, e tutto si fa affidamento, resa, abbandono, in una consegna e prostrazione totali. Si avverte sensibilmente quell’ascesi fatta di silenzio, che nasce dal limite estremo di solitudine e anche di sofferenza che scava l’anima, fino a toccare quel fondo, quella valle oscura da attraversare per andare incontro alla Luce. E quanto più  il silenzio si fa intenso, tanto più è possibile sentire quelle “risonanze delle origini”, echi di memoria, lampi di beatitudine, con la consapevolezza di essere stato da sempre cercato e chiamato al cospetto dei misteri sempiterni. La delicatezza di quell’abbandonarsi al Mistero rievoca alla mente i profondi inchini monastici della liturgia gregoriana autentica.

Panis angelicus   ed il Pange lingua  sono parti di inni sacri composti da Tommaso d’Aquino per celebrare il mistero più arcano, che accompagna l’uomo nel suo percorso  verso il luogo dove la sua anima tende, verso quella Luce che lo abita. In un orientamento verticale il ritmo è come sospeso al cospetto del Verbo che si fa carne e pane. Flos Carmeli , la piu’ antica sequenza per la Madonna del Carmine e il Gloria Laus, antichissimo inno al Cristo Re completano la scelta dei gregoriani.

“Andare oltre l’uomo per diventare un uomo”, in questo aforisma il programma di una vita, trascendersi per ritrovarsi ed essere ritrovati da una Realtà che è la nostra vera Essenza. In un linguaggio poetico puro che nasce dal silenzio come Grazia, Juri esprime una certezza, “siamo più  vasti dei degli oceani, più intensi delle albe e dei tramonti” e destinati ad essere cielo.

Se, come afferma Juri nell’introduzione del libretto che accompagna l’album, “la musica appartiene al piano dell’invisibile”, questa lascia in noi un senso di quiete, un silenzio mentale che apre il varco verso un Altrove. Lascia un’eco, un ritmo che si propaga in noi, come un canto interiore che continua a vibrare, come in certe cattedrali, come se fluisse nelle arcate, di volta in volta, perpetuandosi fermo all’infinito, come una litania soffusa. Lascia una traccia luminosa nell’anima, una speranza: “nell’impermanenza del tempo ogni cosa ritorna”.

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