Il trasporto della Macchina di Santa Rosa è Patrimonio Immateriale dell’Umanità

Baku. Alle ore 15,55 la Macchina di Santa Rosa è stata ufficialmente riconosciuta come Patrimonio Immateriale dell’Umanità dell’Unesco per la Rete delle Grandi Macchine a spalla. copertina2(I Gigli di Nola, la Varia di Palmi, i Candelieri di Sassari, la Macchina di Santa Rosa di Viterbo). Evviva, Urrà.

Lo ha sancito quest’oggi l’ottavo Comitato intergovernativo dell’Unesco riunito a Baku (Azerbaijan). Esaltata dall’organismo internazionale la scelta innovativa di costituire un organismo nazionale per una candidatura tematica. All’interno delle Liste speciali dell’istituto delle Nazioni Unite, sono stati inseriti i Gigli di Nola, la Varia di Palmi, i Candelieri di Sassari e la Macchina di Santa Rosa di Viterbo

La Rete italiana delle

grandi macchine a spalla è Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità. A sancirlo è stato l’ottavo Comitato intergovernativo dell’Unesco, in corso di svolgimento a Baku (Azerbaijan). I Gigli di Nola, la Varia di Palmi, i Candelieri di Sassari e la Macchina di Santa Rosa di Viterbo, per effetto della decisione assunta oggi dal Committee dell’organizzazione delle Nazioni Unite, sono dunque entrati a far parte del “tesoro” culturale tutelato a livello mondiale.

L’ufficialità è arrivata al termine di una solenne cerimonia, che si è svolta alla presenza di delegazioni provenienti dai cinque continenti e che ha destato fortissima emozione nel momento della proclamazione per il nostro Paese.

Un lungo applauso ha sottolineato la decisione del Committee intergovernativo, preceduta dagli interventi dell’ambasciatore d’Italia in Azerbaijan, Giampaolo Cutillo, e di Patrizia Nardi, coordinatrice della Rete italiana delle grandi macchine a spalla e responsabile del progetto di candidatura. Alla riunione del Comitato intergovernativo di Baku era altresì presente la funzionaria dell’ufficio Patrimonio Unesco del Ministero dei Beni e delle attività culturali, Stefania Baldinotti. Ad affiancare i vertici dell’organismo del nostro Paese sono stati i rappresentanti istituzionali di quasi tutti i territori interessati, oltre alle delegazioni delle quattro comunitàdelegazione-italiana-e-ambasciatore locali, che hanno partecipato a un evento dalle forme rigorose, ma caratterizzato anche da un clima di cordialità, capace di esprimere una delle principali finalità dell’Unesco: favorire, attraverso la cultura, il dialogo e il pacifico confronto tra i popoli. (nella foto la delegazione della rete delle grandi Macchine a spalla con l’ambasciatore italiano a Baku, Giampaolo Cutullo.

L’intuizione della Rete, la prima costituita con queste finalità su base nazionale, è stata particolarmente apprezzata dalla Commissione che ha indicato questa esperienza come modello da seguire per le future candidature Unesco. Con il successo straordinario ottenuto quest’oggi a Baku giunge a compimento un processo avviato nel 2005 con l’ambizioso progetto di Patrizia Nardi, fondato sulla valorizzazione e messa a sistema delle comunità delle grandi macchine a spalla italiane: patrimonio inestimabile da salvaguardare, perché rilevante non solo sotto il profilo culturale, ma anche e soprattutto dal punto di vista sociale. I Gigli, la Varia, i Candelieri e la Macchina di Santa Rosa sono infatti espressione della profonda spiritualità di quattro comunità che, attraverso la devozione religiosa, rinnovano la propria coesione sociale e il proprio senso di identità. La proposta di candidatura della Rete fu validata nel 2011 dall’ufficio Patrimonio Unesco del ministero dei Beni e delle attività culturali, che istruì la pratica, e l’anno seguente fu l’unica indicata dalla Commissione nazionale italiana per l’Unesco alla selezione degli organi internazionali. Dopo la conferma del presidente della Commissione (“Approved!”) e il colpo di maglio, si è assistito a scene di grande gioia all’interno del salone del lussuoso albergo di Baku scelto dall’Unesco, con il lungo e commosso abbraccio tra i rappresentanti di Nola, Palmi, Sassari e Viterbo. E contemporaneamente i festeggiamenti sono iniziati nelle quattro città che da oggi custodiscono un Patrimonio dell’Umanità. 

 

   

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