La mostra “Mai più schiave ma libere nel cuore” in esposizione presso la struttura ospedaliera di Belcolle

di MARIELLA ZADRO-

“Mai più schiave ma libere nel cuore” è il titolo della mostra che, realizzata presso Sapienza Università di Roma, è stata progettata come itinerante per essere divulgata in contesti extra accademici.

La prima tappa si svolge a Viterbo proprio in occasione dell’8 marzo Giornata Internazionale della Donna con un evento presso il Teatro Giovanni Paolo II della Parrocchia di Villanova.
A seguire è stata esposta per una settimana presso l’Istituto viterbese Leonardo da Vinci.
Dal 18 marzo viene accolta presso la hall dell’Ospedale Belcolle (nei pressi del Bar) grazie alla disponibilità della Asl di Viterbo.
La mostra è stata allestita in questo particolare ambiente perché è un luogo d’incontro, dove spesso viene esposto materiale divulgativo, in particolare la tematica merita di essere pubblicizzata.
Sarà visitabile fino al 28 marzo .
I nove pannelli illustrativi, progettati dal gruppo di lavoro coordinato da Ankica Kosic che comprende anche Elena Bocci e Paola Passafaro, si aprono con una lettura quantitativa del fenomeno che, se preso nella sua complessità, a livello mondiale riguarda milioni di persone: sono le vittime di tratta.
Se tuttavia circoscriviamo il fenomeno al nostro Paese e ai circuiti virtuosi che si occupano di accoglienza e protezione, i dati si riducono a poche migliaia di persone.
Per quanto riguarda la provenienza geografica, l’esposizione mette in luce in particolare il Paese della Nigeria, con un focus su Benin City. Tuttavia va ricordato che i circuiti criminali della tratta sono estremamente mutevoli e pronti a rivolgersi ad altri territori, come ad esempio il mercato cinese.
Dopo uno sguardo quantitativo al problema della tratta delle schiave, la mostra focalizza un approccio qualitativo, riportando alcune interviste a donne entrate in circuiti virtuosi di protezione. Attraverso le interviste emergono i desideri, i sogni, le speranze, i modelli di vita…, dando spazio a una resilienza che proviene dall’interno del fenomeno.
Dar voce a queste donne è importante perché possono contribuire a rompere gli stereotipi sul mondo della prostituzione rappresentato spesso da aggregati indistinti di persone. È fondamentale che la mostra raggiunga i diversi ambiti della società civile e soprattutto i giovani, perché… un futuro senza mercato è un futuro senza tratta!
Per info e comunicazioni -anche relative alla possibilità di allestire gratuitamente la mostra in altri contesti accademici, scolastici, istituzionali e organizzativi religiosi e laici- è possibile contattare: anna.kosic@uniroma1.it

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