La Pietà di Sebastiano del Piombo

di MARCO ZAPPA-

VITERBO- Un capolavoro della pittura la città di Viterbo lo può vantare, la celebre Pietà di Sebastiano del Piombo realizzata dall’artista veneziano agli inizi del 500 e commissionata da un curiale di famiglia viterbese, Giovanni Botonti per la sua cappella di famiglia nella chiesa di San Francesco.

E’ un’opera celebrata e famosa per cui ritengo superfluo addentrarmi nello specifico del dipinto descrivendolo dal punto di vista storico/critico.

Voglio cominciare sottolineando il fatto che Sebastiano del Piombo rimane uno dei più dotati pittori del Rinascimento pur non avendo avuto quella fortuna critica che ieri come oggi, soprattutto, determina chi vale di più o meno, meccanismo perverso che ha creato aberrazioni mostruose nella scala dei valori artistici.

La sua Pietà è un quadro stupendo, poetico e particolare perché in esso possiamo trovare tutta la storia della rinascenza italiana e l’unione di due tradizioni antitetiche come quella del disegno fiorentino (Michelangelo) e quella del colore veneziano (Sebastiano).

Detto questo potrei finirla qui, cos’altro aggiungere riguardo ad un simile capolavoro?

Eppure quest’opera nonostante la fiorente letteratura che l’accompagna nasconde un piccolo mistero e qualche incongruenza che nessuno ha mai riscontrato.

Sia chiaro, è fondamentale la premessa che quello che scrivo in merito è solo una speculazione artistica che nulla toglie o aggiunge al valore di un’opera ma che diviene curiosità in certi casi, in cui fonti storiche o strane soluzioni pittoriche danno da pensare.

Ad esempio intorno alla Gioconda di Leonardo c’è una bibliografia gigantesca: una donna più o meno sconosciuta che affascina e incuriosisce al punto che tutto il quadro è stato analizzato nei suoi minimi dettagli e se per assurdo trovassimo qualche fonte storica che ne mettesse in dubbio la paternità di Leonardo si scatenerebbe una discussione accademica e critica senza fine; pensiamo sempre per paradosso se Monna Lisa avesse gli occhi storti o una qualsiasi deformazione anatomica, cosa si direbbe in merito, che Leonardo ha commesso un errore oppure che la donna era realmente deforme?

Ma questi aspetti potrebbero farci cambiare idea riguardo la bellezza intrinseca del dipinto?

Assolutamente no.

Discorso simile vale per la Pietà di Sebastiano, conosciamo l’autore dell’opera, il suo committente ma ignoriamo tutto il resto e su questo cono d’ombra si può scrivere molto: sul paesaggio per esempio, lo scenario di altissima fattura che circonda la Madonna e Gesù disteso ai suoi piedi.

Qualcuno sempre per una forma esagitata di campanilismo vi ha riconosciuto nientemeno che i ruderi delle terme del Bullicame ma intanto non è dimostrato da nessuna fonte storica che Sebastiano  sia venuto in visita a Viterbo né a rigor di logica ne vedrei la ragione: che senso avrebbe avuto per un giovane rampante artista che godeva della protezione di Michelangelo e che si trovava nella nuova Roma Caput Mundi perdere tempo per venire nella nostra città?

Molto più semplice dipingere un paesaggio di maniera e magari metterci qualche riferimento alla città eterna, infatti vicino al gomito del braccio destro di Maria si intravvede un edificio chiaramente ispirato alla monumentale sagoma del Pantheon.

Quindi per buona pace di molti, nel quadro Sebastiano non ha dipinto nessun dettaglio paesaggistico di Viterbo.

Altra stranezza di quest’opera è la contemporanea presenza in cielo della luna, molto evidente sopra la testa di Maria, e di un sole rosso-arancio, quasi invisibile e posto al di sopra della città nella parte sinistra del quadro.

Questa soluzione è dovuta a una precisa concezione dell’artista (il sole potrebbe significare l’imminente resurrezione di Gesù) o  la colorazione così tenue è dovuta ad un improvvido restauro oppure ad un pentimento di Sebastiano che magari inizialmente ha preferito rappresentare il tramonto piuttosto che la notte?

In tal senso veder comparire il rosso del sole sotto un lieve strato di colore sarebbe caratteristico della pittura ad olio che nel corso del tempo aumenta in certi casi di trasparenza manifestando dunque un possibile pentimento dell’artefice.

Ma il mistero non finisce qui…

   

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