La scuola di Vetralla in ricordo di Falcone e Borsellino

VETRALLA (Viterbo) –  Ci sarà anche un po’ di Vetralla, domani a Palermo, nella commemorazione del sacrificio dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e di tutte le vittime della mafia.
Il Ministero dell’Istruzione e la Fondazione Giovanni Falcone hanno invitato, con il
progetto “Le Memorie di tutti”, gli studenti di tutte le scuole italiane ad aderire a un appello alla
creatività, realizzando un lenzuolo personalizzato in ricordo dei caduti nella lotta alle mafie. I lenzuoli bianchi, che per molti anni hanno coperto le tantissime vittime della violenza mafiosa e dopo le stragi del 1992 nella città di Palermo sono diventati simbolo di un popolo che si ribella, bandiere spontanee di libertà.
L’iniziativa è finalizzata a sollecitare la riflessione degli studenti sulle stragi di mafia e la partecipazione alle iniziative in memoria della rivolta civile della città di Palermo. La Fondazione e il Ministero intendono sottolineare l’importanza del lavoro corale, della collaborazione di tutti nell’affermare i valori di legalità e giustizia: principio fondamentale anche dell’azione e del pensiero di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Tutti i “lenzuoli”, verranno esposti in città: negli spazi dell’installazione di Piazza Magione – il Cantiere del Futuro, nel cuore della Palermo antica, dove sono nati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino – e ai balconi dei palermitani che vorranno accettarli
in prestito per il periodo del progetto. Testimonianza dell’impegno della scuola italiana che unita ricorda i troppi caduti nella lotta alle mafie.
Per l’Istituto Comprensivo “Piazza Marconi” il “lenzuolo” è stato realizzato dagli alunni della classe 4^ C della scuola primaria “Derna e Saturno Cecchini” di Cura di Vetralla, coordinati dall’insegnante Emanuela Taranta.
Dalla lettura del libro di Luigi Garlando “Per questo mi chiamo Giovanni” è stato avviato un percorso multidisciplinare per comprendere cosa è e come funziona la mafia. I bambini sono stati rapiti dalla lettura, impegnati ad immaginare ma anche interessati ad approfondire: molti di loro non conoscevano neppure la parola “mafia”.
I passaggi salienti della vita del giudice e la conoscenza delle persone con cui aveva collaborato, sono stati ulteriormente contestualizzati mediante lavori di ricerca. In questo modo i nomi hanno avuto un volto e un posto nel cuore.

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