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La visita del Vescovo alla Cittadella della Salute: un incontro che diventa vocazione condivisa

VITERBO-  La visita pastorale di S. E. Mons. Orazio Francesco Piazza alla Cittadella della Salute di Viterbo non è stata soltanto un momento istituzionale o un incontro di cortesia. È stata, invece, una vera esperienza di comunione e di ascolto, capace di toccare in profondità il cuore di tanti operatori sanitari e amministrativi che ogni giorno si confrontano con la fragilità umana.

Accolto dagli impiegati e dagli operatori dell’Ospedale di Belcolle e dell’Ospedale di Santa Rosa, il Vescovo ha offerto una riflessione intensa e attuale sull’enciclica Dilexi te, declinata nel suo significato più concreto: la cura che attende, quella che sa farsi pazienza, prossimità, attenzione sincera alla persona che soffre.

Un passaggio, in particolare, ha catturato il silenzio attento di tutti: quando il Vescovo ha parlato della pazienza amorevole – o dell’“amore nella pazienza” – molti operatori si sono riconosciuti nelle sue parole. In quell’istante è apparso chiaro che il loro lavoro quotidiano va ben oltre una professione: si trasforma spesso in una vocazione cristiana, in un servizio che unisce competenza e compassione, tecnica e umanità.

Il Vescovo ha invitato la comunità sanitaria a costruire un clima di sensibilità condivisa, capace di riconoscere le fragilità senza cadere nel “sindrome della perfezione” che rischia di stancare e scoraggiare. “La cura — ha sottolineato — non domanda innanzitutto la perfezione, ma la presenza. Non esige l’eroismo, ma l’amore quotidiano, nascosto, fedele.”

Questo messaggio è stato percepito da molti come un dono prezioso, un incoraggiamento che dà senso e luce ai gesti compiuti ogni giorno nei reparti, negli uffici, nei corridoi, negli spazi di attesa.

Nella Cappellania dell’Ospedale di Santa Rosa, constatiamo quotidianamente quanto sia impegnativo, ma anche quanto sia bello, questo servizio alla vita e al dolore altrui. Per questo motivo, la visita del nostro Vescovo ha rappresentato un momento di consolazione e di rinnovamento: un richiamo paterno a riconoscere la dignità del proprio lavoro e la sua dimensione profonda di incontro umano.

L’incontro si è concluso con una preghiera e con una benedizione per tutti gli operatori presenti. Successivamente, un semplice ma caloroso momento di fraternità ha permesso a tutti di condividere esperienze, riflessioni e sorrisi, trasformando la visita in un’esperienza di comunità vera, dove la cura degli uni per gli altri si fa gesto concreto e quotidiano.

La speranza è che quanto vissuto in questa giornata possa continuare a germogliare, diventando stile, atteggiamento, anima del lavoro quotidiano nella Cittadella della Salute.

don Dante Daylusan Villanueva

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