L’Asl di Viterbo potenzia l’assistenza sanitaria al Mammagialla

Attivato il servizio di telemedicina. In arrivo nuovi percorsi contro il rischio suicidario e l’autolesionismo. L’ingresso della casa circondariale di Viterbo. “Nel carcere di Viterbo si sta facendo un gran lavoro sul fronte dell’assistenza sanitaria”. Così il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasìa, che venerdì scorso ha partecipato, con la direttrice della Asl di Viterbo, Daniela Donetti, alla riunione del tavolo paritetico della sanità penitenziaria viterbese. Nella casa circondariale Mammagialla di Viterbo è stato recentemente attivato il primo servizio di telemedicina, nello specifico di telecardiologia, con un collegamento diretto con la equipe di cardiologia dell’ospedale Andosilla di Civita Castellana, diretta da Donato Di Donato, attraverso il quale sarà possibile eseguire ai detenuti che ne avranno bisogno la telerefertazione di elettrocardiogrammi, holter cardiaci, il monitoraggio nelle 24 ore della pressione arteriosa e il teleconsulto cardiologico.

Questa nuova linea di attività si inserisce nel percorso, avviato da oltre un quinquennio, di attivazione di servizi di telemedicina e di teleconsulto che la Asl di Viterbo ha progressivamente messo in campo su tutto il territorio provinciale, con un’accelerazione in corrispondenza dell’emergenza pandemica. Nello specifico, il progetto di telemedicina in ambito penitenziario, su input della direzione strategica dell’azienda sanitaria locale, verrà gradualmente articolato, anche grazie alla partecipazione di numerosi professionisti delle unità operative Sistemi informatici e Medicina penitenziaria territoriale e degli specialisti aziendali, oltre che alla preziosa e imprescindibile collaborazione della direzione della casa circondariale di Viterbo.

Nel corso dell’incontro del Tavolo paritetico è stata discussa la revisione dei Percorsi diagnostici terapeutici assistenziali (Ptda) per prevenire il rischio suicidario e l’autolesionismo e delle modalità per la richiesta di ritiro della documentazione sanitaria da parte dei detenuti e dei loro avvocati e familiari.

In particolare, i Percorsi diagnostici terapeutici assistenziali (Pdta) sono uno strumento di gestione clinica per la definizione del migliore processo assistenziale finalizzato a rispondere a specifici bisogni di salute, sulla base delle evidenze scientifiche disponibili sull’argomento, adattate al contesto locale, tenute presenti le risorse disponibili, permettono all’Azienda sanitaria di delineare, rispetto ad una patologia o ad un problema clinico, il miglior percorso praticabile all’interno della propria organizzazione.

Nella prossima riunione del Tavolo, fissata per il 19 settembre, saranno licenziati entrambi i documenti, sia i Pdta sia le regole per la richiesta di ritiro della documentazione sanitaria.

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