di PAOLO MANCINELLI
VITERBO- Una delle questioni più frequenti riguarda il rapporto tra collaborazioni sportive e lavoro autonomo occasionale: come si gestiscono i compensi e, soprattutto, come funziona la soglia dei 5.000 euro ai fini contributivi?, ma soprattutto due rapporti distinti possono coesistere? Il co.co.co. sportivo è oggi la forma contrattuale più comune per allenatori, istruttori, arbitri, addetti alle segreterie e altre figure che operano in modo continuativo nell’ambito dilettantistico. Si tratta di collaborazioni coordinate e continuative, gestite secondo le regole del lavoro sportivo, con specifici vantaggi fiscali e previdenziali fino a 15.000 euro annui (soglia entro la quale non si versano contributi e imposte).
Il lavoro autonomo occasionale, invece, riguarda prestazioni sporadiche, non abituali e non organizzate, disciplinate dall’art. 2222 del Codice Civile. È molto utilizzato quando un soggetto presta un’attività una tantum, come una consulenza, un corso singolo o una prestazione specifica al di fuori del proprio impegno sportivo continuativo.
Queste due forme di lavoro possono coesistere, ma è fondamentale gestirne correttamente gli aspetti fiscali e contributivi, soprattutto in relazione alla soglia dei 5.000 euro.
Il limite dei 5.000 euro annui rappresenta una soglia contributiva e non un tetto di reddito.
Questo significa che:
• fino a 5.000 euro complessivi annui (lordi), il collaboratore non è tenuto al versamento dei contributi previdenziali;
• oltre tale soglia, scatta l’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS e i contributi sono dovuti solo sulla parte eccedente.
Facciamo un esempio:
• 3.000 euro da co.co.co. Sportivo;
• 3.000 euro da prestazioni di lavoro autonomo occasionale,
il totale (6.000 euro) supera la soglia dei 5.000 euro e quindi l’obbligo contributivo scatterà sui 1.000 euro eccedenti, da versare alla Gestione Separata.
La responsabilità di monitorare il superamento della soglia spetta al collaboratore, che deve tenere conto dei compensi ricevuti da tutti i committenti nell’anno solare.
È buona prassi che le ASD:
• richiedano al collaboratore una autodichiarazione annuale dei compensi percepiti da altri committenti;
• verifichino se i compensi sportivi o occasionali possano sommarsi ai fini del calcolo della soglia INPS;
• si coordinino con il collaboratore per evitare errori di contribuzione o doppi versamenti
In sintesi, il cumulo tra co.co.co. sportivo e lavoro autonomo occasionale è possibile, ma la chiave è il rispetto e il monitoraggio della soglia dei 5.000 euro.
Non si tratta di un divieto di cumulo, bensì di una regola che determina quando scatta l’obbligo contributivo verso la Gestione Separata INPS.
Per evitare errori o sanzioni, è importante che collaboratori e ASD lavorino in trasparenza, con una corretta comunicazione dei compensi e una gestione amministrativa attenta.


