Università Unimarconi

Lavoro: la Confael lancia il Manifesto Politico per un nuovo Modello Italia

La Confederazione Autonoma Europea dei Lavoratori chiede maggiori tutele per i lavoratori e di rivoluzionare il sistema produttivo

ROMA- Un nuovo “Modello Italia” per rafforzare il mercato del lavoro, rilanciare l’economia del Paese e rendere la fiscalità più equa e sostenibile. La Confael lancia la proposta di definire un nuovo Modello Italia e lo fa presentando il Manifesto politico nel quale indica le principali misure per rilanciare il Paese. Presentato nel corso del Direttivo Nazionale il manifesto politico della Confederazione Autonoma Europea dei Lavoratori si articola su sei principali proposte d’intervento a partire dell’introduzione salario minimo legale (art. 36 della costituzione), passando per lagraduale abolizione dei contratti collettivi nazionali di lavoro e l’applicazione dei nuovi contratti collettivi europei di lavoro nell’area dei Paesi dell’eurozona con il riconoscimento dei lavoratori quali parte attiva dell’azienda.

Gli altri punti riguardano la modifica e l’adeguamento dello statuto dei lavoratori (legge n. 300/70 del 20/05/1970), il ripristino dell’art. 18 “europeo” attraverso una proposta di legge di iniziativa popolare con “referendum” se non modificato nel nuovo statuto dei lavoratori, l’approvazione di un nuovo “vademecum” che modifichi la disciplina prevista dall’attuale d.lgs.81/08 con l’individuazione delle nuove norme più rigide ed i compiti, le mansioni e le maggiori responsabilità sui controlli effettivi per i soggetti competenti sulla sicurezza nei luoghi di lavoro sia nel pubblico che nel privato impiego.

La Confael propone poi il riordino e la modifica del Modello Italia con una nuova fiscalità, l’aggiornamento del sistema pensionistico e previdenziale, l’innovazione e il monitoraggio del welfare 5.0, la ricerca scientifica, la formazione, la digitalizzazione, l’adeguamento delle strutture sanitarie, la modifica degli ammortizzatori sociali, misure adeguate per la denatalità, il potenziamento dei servizi, nuovi fondi, strutturazione e nuova legislazione sulle disabilità e sugli stati di invalidità civile e sul terzo settore.

Il segretario generale della Confederazione, Domenico Marrella spiega i motivi delle proposte. Sull’introduzione progressiva del salario minimo – dice – “le aziende avranno modo di adattarsi gradualmente alla misura, ma si offrirà immediatamente un ristoro ai tanti – troppi – lavoratori che percepiscono retribuzioni ben al di sotto di queste soglie. E per inciso, lo fanno in forza di un contratto collettivo che qualche sindacato ha, vergognosamente, sottoscritto”.

Sull’abolizione dei contratti collettivi Marrella è perentorio: “viste le storture che questo strumento provoca non c’è altra soluzione che abolirlo e introdurre direttamente i contratti collettivi europei. Anche perché questo renderebbe a tutti gli effetti i lavoratori una parte attiva dell’azienda”. L’obiettivo resta quello di ridisegnare da zero il mercato del lavoro italiano. “Gli ammortizzatori sociali – aggiunge il leader della Confael – vanno ripensati completamente, e per questo occorre costituire un tavolo a cui siedano Ministero del Lavoro, Inps e parti sociali. Troppo spesso poi le donne sono costrette a scegliere tra lavoro e maternità. In questo caso si può intervenire solamente garantendo maggiori servizi alle neo-mamme”.

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