VITERBO- Riceviamo e pubblichiamo: “Finalmente siamo sulla strada giusta. L’informazione indipendente e le associazioni di cittadini, spesso affiancate dalle organizzazioni sindacali, hanno da tempo compreso l’importanza delle infrastrutture per lo sviluppo di un territorio, purtroppo inascoltate dalla politica che si è attardata, avvinghiata come la medusa, in scelte che non hanno guardato oltre l’immediato.
Il nostro comitato da tempo incessantemente in questa direzione sollecita iniziative, cercando il coinvolgimento dei cittadini, supportando gli amministratori degli enti locali, volenterosi di fare il bene delle loro cittadine, e tentando la sensibilizzazione di politici locali e nazionali.
Negli ultimi anni, ci è sembrato che la programmazione fosse tornata ad essere centrale per la politica. Almeno negli intenti, i politici viterbesi di tutte le estrazioni, hanno intrapreso azioni, proponendo la realizzazione di infrastrutture capaci di colmare il divario accumulato con il resto dell’Italia.
Purtroppo, come noto, tra il dire e il fare c’è sempre il mare. Un mare burrascoso che non fa veleggiare le scelte di coloro che hanno il timone o perché sospinti da interessi particolari o perché in realtà non ascoltano gli esperti tecnici, ritenendosi dei Pico della Mirandola, che peraltro lui si che aveva una memoria prodigiosa.
Servirebbe quindi che tutti noi con umiltà provassimo ad attingere nel pozzo della memoria collettiva: uno sguardo al passato e agli errori commessi, per dare un futuro migliore all’intera società.
Facendo questo potremmo capire i motivi che hanno portato a conseguenze disastrose che stiamo ora vivendo. L’ Italia è stata all’avanguardia quando la politica ha permesso l’abbandono vergognoso di beni pubblici e il taglio di 1200 km di ferrovie considerate rami secchi.
Tra gli anni Cinquanta e Settanta l’automobile divenne il simbolo del progresso, le autostrade cambiarono il volto del Paese e molte linee ferroviarie secondarie iniziarono a essere considerate vecchie, lente, poco redditizie. La logica sembrava semplice: se pochi passeggeri usano una linea, la si chiude.
Ma dietro ogni chilometro di ferrovia c’era qualcosa che i numeri economici spesso non raccontavano. C’erano comunità. C’erano paesi collegati al resto del mondo. C’erano stazioni dove il capostazione conosceva gli abitanti e dove un treno significava ancora presenza dello Stato.
La politica dovrebbe fare uno sforzo e valutare e rivolgere maggiore attenzione verso le reali priorità per lo sviluppo, contro l’abbandono dei borghi. Manca alla nostra provincia l’effetto rete possibile fra le ferrovie esistenti, che permette la non immissione in strada delle auto private.
La memoria dovrebbe far comprendere l’errore fatto con la visione miope che ha portato a tagli di ferrovie che invece andavano e vanno potenziate per la loro importante funzione di collegamento trasversale e circolare. Chiaramente parliamo dell’anello ferroviario proposto dal Piano dei trasporti della provincia redatto dalla Università di architettura La sapienza, parliamo della ferrovia Civitavecchia Capranica Orte con ben quattro nodi ferroviari che potrebbe riavvicinare i cittadini al mondo e che congiunge il mar Tirreno al mar Adriatico, il Porto di Civitavecchia all’interporto di Orte, all’Alta velocità e alle grandi linee ferroviarie.
Tutto ciò che occorre lo hanno ben descritto i tecnici che chiedono la programmazione. Recentemente si è espresso alla stessa maniera l’ingegnere ferroviario Massimo Montebello, uno degli ingegneri del CIFI
( collegio Ingegneri ferroviari italiani ) che supportano il nostro comitato e di cui abbiamo pubblicato un breve documento .
Aggiungiamo ora le riflessioni del prof Gabriele Bariletti nostro consulente da moltissimo tempo e vice presidente dell’Osservatorio regionale dei Trasporti (ORT)
Bariletti dice di essere d’accordo con le affermazioni dell’ing Massimo Montebello, anche perché non si distanziano dalla tesi che assieme al prof Liistro formulò già nel 2002 con l’Università Roma Tre e che fu oggetto del Convegno al Traiano nello stesso anno e di tutte le successive infinite comunicazioni pubbliche avute come Comitato e come ORT.
“Non sto qui parlando di plagio, dice il prof Bariletti, ma di opportuna ulteriore risonanza che rende attuale il lavoro di Roma Tre e che in più aggiunge citazioni in inglese. Allora i miei studenti e il Prof. Liistro, come da dettato della Costituzione repubblicana, all’Università usavamo la lingua italiana. Debbo aggiungere però che, nella nostra tesi, commissionataci dal Ministero dei Trasporti come Studio contro deduttivo al Dossier redatto da Mandarino RFI sulla Civitavecchia Capranica Orte, non ci limitammo a evidenziare l’importanza del recupero solo in funzione dei collegamenti circumromani tra il porto di Civitavecchia e il centro intermodale di Santa Palomba ovvero tra l’Interporto di Orte e i suddetti altri 2 centri merci, bensì, con ampio studio documentativo, ci riferimmo a tutti i collegamenti Nord Sud e v.v. merci su ferro nazionali, lungo le dorsali Tirrenica e Centrale”.
Il prof Gabriele Bariletti concorda infine con l’ing Massimo Montebello sul fatto di inserire l’idea nel futuro auspicato Piano Merci Nazionale…. “magari non limitata a due paginette ma, dice Bariletti, se proprio ci si dovesse basare su qualcosa di più ampio, partendo proprio dallo Studio citato della UNI Roma TRE del 2002.
Ci auguriamo che questa volta, dopo ben56 anni dalla Vertenza Alto Lazio del 1970, anche nella Provincia di Viterbo, al di là della retorica, potranno essere comprese e determinate scelte infrastrutturali veramente indispensabili e che la politica comprenda la volontà del Comitato di dare apporto costruttivo”.
Raimondo Chiricozzi








