Leone di nome e di fatto, il novantesimo compleanno di Leone Magiera al Teatro Pavarotti -Freni di Modena

di CINZIA DICHIARA-

MODENA- In effetti li compirà tra un mese ma la sua città ha inteso omaggiarlo ieri sera in una kermesse davvero unica e partecipata con enorme affetto, organizzata dal Modena Belcanto Festival in collaborazione con l’Associazione Leone Magiera, le Edizioni Curci Music and Books e il Cidim.

Alla presenza del sindaco Giancarlo Muzzarelli e del direttore del teatro Aldo Sisillo, del direttore artistico del Teatro Comunale di Ferrara Marcello Corvino, dell’attore e scrittore Moni Ovadia, amico e collega di recente collaborazione, in prima fila Adua Veroni vedova Pavarotti e una discendente di Ettore Campogalliani, mitico maestro di grandi cantanti italiani del ‘900 da Renata Tebaldi a Carlo Bergonzi compresi Pavarotti, la Freni e lo stesso Magiera, suo allievo da giovane, e davanti a un pubblico via via commosso, attento a seguire ogni momento delle sue dichiarazioni, dalle battute spiritose alle frasi sentenziali pronunciate con la sua saggezza di maestro, nonché delle sue note al pianoforte, il musicista è stato protagonista di un incontro memorabile iniziato con la proiezione di un video sulla sua vita. Sul palcoscenico del teatro intitolato proprio ai suoi grandi affetti, l’amico fraterno Luciano Pavarotti e la prima moglie Mirella Freni, che con lui hanno costituito una roccaforte del canto lirico a Modena, Leone Magiera ha presenziato, interloquito con gli ospiti e suonato, accompagnando arie e cori d’opera fino a tarda sera, affiancato di volta in volta da numerosi cantanti, giovani interpreti emergenti o suoi ex allievi, oggi affermati.

Pianista, direttore d’orchestra, docente di numerosi cantanti lirici importanti, da Rolando Panerai a Ruggero Raimondi e molti altri, scrittore di interessanti volumi sulla musica (Le più belle arie per soprano, Ed. Curci, 2023), sulla vita musicale (Cantanti all’opera, Ed. Curci, 2023) e su grandi personalità che lo hanno accompagnato (Mirella Freni, Casa Ricordi, 1990; Pavarotti visto da vicino, Casa Ricordi, 2008; Karajan, Ed. La Nave di Teseo, 2020), questo modenese doc che iniziò a suonare da bambino dopo aver ascoltato alla radio alcuni brani di Alfred Cortot che lo rapirono decretando il suo destino di artista nello stesso giorno in cui sentì Mussolini annunciare l’entrata in guerra dell’Italia, è unanimemente riconosciuto come una delle figure più rappresentative della scena operistica internazionale, avendo collaborato con coloro che hanno vissuto e impersonato la storia del teatro d’opera con i più grandi direttori d’orchestra, fra i quali Carlo Maria Giulini, Claudio Abbado, Georg Solti, Carlos Kleiber e Herbert von Karajan, attraverso due millenni.

Tuttora il suo impegno prosegue e oggi Leone Magiera si dedica costantemente a trasmettere ai giovani la sua esperienza pressoché sensazionale, ad aiutarli nell’affacciarsi alla carriera non facile e a favorirne l’ascesa. Tale è lo scopo col quale ha ideato di recente la Fondazione intitolata al suo nome che ad anni alterni si occupa di premiare un cantante lirico o un artista delle arti figurative, della quale è vice -presidente la figlia secondogenita Eloisa, storica dell’arte e assistente curatore della direzione artistica del museo Macro di Roma avuta dal medico Lidia La Marca, sua seconda moglie.

Insieme con Eloisa e Micaela, primogenita avuta dal soprano Mirella Freni, il cui nome di battesimo resta legato a un’opera galeotta di quell’amore della giovinezza, avvocato e scrittrice, autrice di un volume autobiografico a testimonianza della sua vita con due genitori artisti nel mondo, c’erano in molti a Modena per applaudirlo, seduto in palcoscenico come nel salotto buono di casa, fra ospiti e intervistatori.

Commovente, empatico il discorso di Micaela che rivolgendosi al padre ne ha descritto alcuni tratti salienti tramite episodi di vita; centrato sull’attività della Fondazione Magiera il sensibile intervento di Eloisa. Entrambe hanno coinvolto il pubblico con sentimenti di umana semplicità ed energia comunicativa, trasmettendo una grande forza di amore, per il loro padre e per tutto il mondo della musica e dell’arte.

Accompagnati dal pianista Luca Saltini, nella seconda parte del galà si sono avvicendati sul palco giovani cantanti tra i quali il basso Valerio Morelli, vincitore della prima edizione del Premio Magiera, e allievi del maestro tra i quali gli affermati Simone Alberghini e Fabio Sartori, giunti a Modena per onorarlo. Assente giustificata e coram populo ringraziata Cecilia Gasdia.

La serata si è conclusa con ‘Libiam nei lieti calici’, tutti gli artisti in coro accompagnati da Leone al grancoda Steinway in un tripudio di applausi calorosissimi. Sussulti di emozione, diffuso coinvolgimento, entusiasmo in tutti gli astanti, applausi a scroscio e ‘bravo’.

Lunga vita al nostro Leone ruggente! Instancabile nella ricerca della verità artistica, egli sa bene come vivere e trasformare la realtà con la musica. E lo ha dichiarato serenamente: «La verità completa la si cerca sempre, forse non la si raggiunge mai.» Questo è il bello. Avanti tutta!

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