Leonetta Bentivoglio ha aperto con successo il “Sal8 delle 6”

Leonetta Bentivoglio, inviata speciale di “Repubblica” per il teatro e la musica, ieri 6 novembre è stata la prima ospite dell’autunnale “Sal8 delle 6” che si tiene nella Biblioteca Consorziale di Viterbo (Viale Trento 18). Leonetta Bentivoglio Sal8 6novDopo la breve introduzione del direttore artistico Pasquale Bottone è toccato a Franco Carlo Ricci (Università della Tuscia) porre l’accento sul libro celebrativo della giornalista, “Il mio Verdi” (Castelvecchi editore) che contiene quindici opere, venti interviste con alcuni dei più grandi interpreti dell’Opera Contemporanea, direttori d’orchestra, registi, cantanti.

“Verdi, nostra gloria nazionale, forse è l’autore più eseguito al mondo – spiega il prof Ricci – “Mi aspettavo qualcosa di più per questo bicentenario dalle nostre istituzioni, invece hanno voluto dividere le commemorazioni tra Verdi e Wagner. Non tutti amano l’opera lirica ma Verdi non si può dimenticare, o si odia o si ama fino alla follia”. “Cito sempre il pensiero di Benjamin Britten – continua Franco Carlo Ricci – “considerato il compositore inglese più importante del secolo scorso, musicista molto sofisticato e molto lontano stilisticamente da Verdi, Britten diceva: quando ascolto la musica di un compositore che non mi piace, dico che non sa scrivere musica, quando ascolto quella di Verdi, sono io che non la capisco”.

Bentivoglio Ricci Sal8 6novInizia così la chiacchierata-confronto con Leonetta Bentivoglio autrice del libro “Il mio Verdi”. Un grande successo editoriale tradotto in varie lingue, ampliato e arricchito per bicentenario che stiamo celebrando. La giornalista ha raccolto con delle interviste a vari personaggi il pensiero, la propria visione e le strategie interpretative di Verdi. Non tutti sono ugualmente originali e qualcuno è anche provocatore.

Il prof Ricci cita qualche commento e legge una breve sintesi della prefazione scritta da Leonetta Bentivoglio nel suo libro, che capovolge il criterio dei rapporti tra l’autore e l’interprete: “Musicista indispensabile Giuseppe Verdi sospinge e modelli i talenti che si applicano al suo genio. E’ un banco di prova per i suoi interpreti, l’intensità e la specificità di ogni nuova indagine votata al suo mondo riconferma la sua straordinaria ricchezza espressiva e la sua capacità universale di comunicare”. Gli artisti, gli interpreti, i registi e i direttori non modificano il messaggio originale dell’opera artistica ma sono loro che sono modificati e influenzati, e così dovrebbe essere. Stravinskij diceva che i musicisti devono solo suonare, non sopportava gli interpreti. Oggi invece gli interpreti si prendono delle libertà eccessive; meno hanno fantasia e capacità di penetrare nel messaggio autentico dell’autore e più partono per la tangente e fanno cose inaccettabili, chiosa il prof. Ricci.

Di fronte a una platea attenta e partecipe il confronto tra i due illustri personaggi si trasforma in una Lectio sulla musica a tutto tondo. Si spiegano, con dovizia di particolari, le opere di Verdi, la “trilogia popolare (Trovatore, Rigoletto, Traviata), le differenze tra autori famosi contemporanei di Verdi come Vincenzo Bellini, con il dono divino della melodia, che Berlioz bollava come “ignorante orchestratore”.

E ancora. Il grande musicista Sinopoli che diceva: “La musica tedesca è impressiva, cioè introiettata nella nietzscheriana memoria (il dramma dei due innamorati Tristano e Isotta), mentre quella italiana è espressiva di tipo liberatorio (come Otello e Desdemona) ”.  Si arriva a considerazioni condivise sulla non “volgarità” della marcetta di Verdi pensata per il Nabucco ma è solo una scelta stilistica. Anche nel Macbeth, decima opera lirica di Giuseppe Verdi tratta dal Macbeth di William Shakespeare, opera straordinaria, c’era una famosa marcetta da banda di paese e Verdi, quando ha revisionato l’opera, non l’ha tolta.

Infine una domanda conclusiva è rivolta non alla giornalista ma alla donna Leonetta Bentivoglio, abituata per lavoro a fare interviste ma a non dare risposte.

Nel suo Verdi, qual è l’opera più bella? “La Traviata. Riesce sempre a toccarmi e commuovermi. Ci sono delle opere che hanno delle trame che non si capiscono come La forza del destino (che cosa vuol dire?) mentre nella Traviata, a parte la meraviglia della musica, trovo geniale vedere Violetta protagonista indiscussa nei tre atti, dove ci sono tre momenti emotivi diversi e lo stesso personaggio femminile attraversa un percorso limpido, coraggioso in una bellissima storia d’amore, mentre una musica toccante ne sottolinea il dramma. E quest’atto finale fa sempre piangere. Verdi diceva “Come dilettante preferisco Traviata come musicista scelgo Il Rigoletto”.

Mio Verdi libro BentivoglioPer finire, tra gli applausi, si può dire che Leonetta Bentivoglio con il suo libro ha fatto una serie di domande maieutiche per cercare di tirar fuori da grandi interpreti il loro pensiero più profondo e ne sono scaturite anche osservazioni interessanti. “Il mio Verdi” (Castelvecchi editore) scritto in un linguaggio scorrevole limpido dimostra la lunga esperienza di scrittura e preparazione in campo musicale. E’ un libro che si raccomanda.

   

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