Carissimi Fratelli e Sorelle, amati da Dio, questo è l’invito di un Anonimo del IX sec., nel I Sermone sull’Avvento, rivolto a tutti noi per avviare il cammino dell’Avvento in preparazione al Natale del Signore Gesù, nostra unica speranza. È un itinerario spirituale che si colloca, come tappa finale, nell’Anno giubilare che stiamo
insieme vivendo. Più vicina è la visita dell’Ospite e più intensa diviene la cura della casa per accoglierlo degnamente. Se le controverse vicende del mondo, le situazioni problematiche e sofferte più prossime inducono a pensieri negativi e sfiduciati, l’attenzione e la disposizione del cuore verso il Cristo che viene alimentano al contrario il realismo e la lucidità della speranza che non delude. Ilario di Poitiers suggerisce la domanda decisiva per misurare la concretezza di questa
disposizione interiore e la volontà di operare scelte conseguenti: «chi attendo? Chi sto aspettando? Perché, se attendiamo il Signore non saremo confusi nella nostra attesa, perché il Signore che viene non delude».
È fondamentale dunque fissare lo sguardo su Lui, porsi in ascolto della Sua voce che chiama attraverso la Parola e consolidare fiducia e speranza.
Infatti, è necessario, senza perdere il senso della realtà da cui non si potrà mai prendere le distanze, attivare ogni possibile sforzo per creare condizioni giuste e ridare vera misura alla persona e alla vita. Agostino afferma che «la speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose, il coraggio per cambiarle». Non basta prendere atto, soprattutto a livello personale, della complessità delle situazioni o delle condizioni di vita, è necessario, invece, provare disgusto-rammarico per ciò che in noi conduce a tali situazioni o le rende possibili, avendo poi il coraggio di modificarle, di cambiarle radicalmente, con un nuovo modo d’essere e di pensare: quello del Vangelo di Cristo.
È questa l’opera da compiere nell’Avvento che ci impegna costantemente nella Parola di Dio che ascolteremo: conversione del cuore, volgendo lo sguardo a Colui che viene, e disponibilità a modificare atteggiamento interiore e stile di vita con la misura del Cristo; Lui è senso e misura
di una vita rigenerata e rinnovata che permette di emergere dall’inquinamento del cuore. In tale prospettiva l’invito di Papa Leone XIV alle Comunità perché divengano «casa della pace, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il
perdono. La pace è una via umile, fatta di gesti quotidiani, che intreccia pazienza e coraggio, ascolto e azione».
Desidero aggiungere anche il mio invito a rendere fecondo questo tempo di grazia dedicando più cura a sé stessi e alla trama delle varie relazioni che si intrecciano nella vita: equilibrio e serenità del cuore sono le condizioni per riconsiderare i contesti di vita secondo la misura di Cristo che è
in noi. In ogni Eucarestia lo incontriamo per rigenerare la vita con la linfa della Pasqua. Alla tradizione dell’accendere quattro candele, segno della Luce di Cristo che illumina il cammino dell’Avvento, si potranno accompagnare queste condizioni spirituali per rendere feconda l’attesa: silenzio, cammino nella speranza, invocazione e gratitudine, gioia.
Silenzio: «Eppure io credo che se ci fosse un po’ più di silenzio, se tutti facessimo un pò di silenzio, forse qualcosa potremmo capire» (Fellini, La voce della Luna). Per ascoltare attentamente è necessario tacere; le tante voci, interne ed esterne a ciascuno, non devono confondere e rendere banale quella dell’Ospite che desideriamo accogliere.
Cammino nella speranza: Gregorio di Nissa illumina: «Non mancherà mai lo spazio a chi corre verso il Signore. […] Chi ascende non si ferma mai, va da inizio in inizio, secondo inizi che non finiscono mai».Papa Francesco nella sua prima omelia afferma che «la nostra vita è un cammino e quando
ci fermiamo, la cosa non va. Camminare sempre, in presenza del Signore, alla luce del Signore, cercando di vivere con quella irreprensibilità che Dio chiedeva ad Abramo, nella sua promessa». Le difficoltà non devono mai spegnere il desiderio della meta.
Invocazione e gratitudine: sia costante l’invocazione all’Atteso: Vieni, Signore Gesù (Ap 22, 20). A questa invocazione corrisponda la gratitudine, il dire Grazie per la Sua presenza nel cuore e nella vita. Colui che attendiamo, incarnato, morto e risorto per noi, lo incontriamo e riconosciamo nei segni fecondi della Sua Pasqua nel quotidiano; il Suo è amore, incondizionato, paziente e costante, che traccia sentieri di vita tra le sofferte vicende della nostra umanità: non bisogna mai disperare.
Gioia: accogliere l’Ospite desiderato dona la gioia intensa dell’incontro e della feconda intimità unitiva; la Sua presenza è dono amicale e gioioso; si è felici di stare con Lui e il solo pensiero di averlo vicino nella vita dona serenità, fiducia e determinazione per procedere oltre.
Fratelli e Sorelle, seguiamo con attenzione i modelli di attesa operosa che in questo tempo ci vengono offerti dalla Parola di Dio: Isaia, Giovanni il Battista, Giuseppe e Maria. Specchiandoci nel loro esempio, ogni giorno di questo Avvento, rendiamo vivo il desiderio dell’Incontro con il Cristo, Verbo di Dio umanato per noi e atteso nella speranza, con questa preghiera: fa o Signore che intensamente ti desideri; desiderandoti ti cerchi; cercandoti ti incontri; incontrandoti ti ami; amandoti ti segua!
Il Signore Gesù, atteso nella speranza che non delude, renda fecondo questo tempo di grazia nella cura della nostra interiorità densa di vita.
Domenica, 30 novembre 2025
+Orazio Francesco Piazza
Vostro Padre nella Fede

Lettera alla comunità diocesana per il cammino di Avvento del Vescovo di Viterbo, Mons. Piazza

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