Carrozzeria Fiorillo


Lettera aperta, 12 maggio 2026, Giornata mondiale della Fibromialgia

Riceviamo e pubblichiamo: “Da trentatré anni, in Italia, le persone affette da fibromialgia attendono una risposta che non arriva. Trentatré anni di attese, di promesse sospese, di riconoscimenti annunciati e mai compiuti. Trentatré anni in cui migliaia di cittadini hanno continuato a vivere nel silenzio di una malattia che non fa rumore, ma che consuma ogni giorno energie, dignità, possibilità. Il 12 maggio, in occasione della Giornata Mondiale della Fibromialgia, molte città Italiane e nel mondo illumineranno monumenti e palazzi istituzionali. È un gesto simbolico, certo. È un gesto che ha valore, e non lo nego.
Ma oggi, alla luce della crisi energetica che attraversa il Paese e delle difficoltà che toccano ogni famiglia, mi chiedo se non sia arrivato il momento di cambiare prospettiva. Perché continuare a illuminare i palazzi, quando sono le persone ad avere bisogno di luce? Perché accendere i muri, quando sono i corpi e le storie a restare nell’ombra? La fibromialgia non chiede scenografie. Chiede ascolto. Non chiede riflettori. Chiede riconoscimento. Non chiede luci decorative. Chiede diritti.
Le persone che convivono con questa malattia non hanno bisogno di vedere brillare un edificio: hanno bisogno che finalmente si accenda la volontà politica di riconoscere ciò che da decenni è sotto gli occhi di tutti. Hanno bisogno che la loro sofferenza non venga più considerata invisibile. Hanno bisogno di cure accessibili, tutele adeguate, percorsi diagnostici chiari, sostegni concreti.
Illuminare le persone significa dare loro voce.
Significa ascoltare chi vive nel dolore cronico e nella fatica quotidiana.
Significa riconoscere che la fibromialgia non è un dettaglio, non è un capriccio, non è un’invenzione: è una condizione reale, complessa, invalidante.
Per questo, quest’anno, chiedo un gesto diverso.
Un gesto più sobrio, più responsabile, più umano.
Chiedo che il 12 maggio non siano i palazzi a brillare, ma le storie. Che non siano le facciate a colorarsi, ma le coscienze. Che non sia l’energia elettrica a parlare, ma l’energia civile di un Paese che decide finalmente di guardare in faccia chi soffre.
Dopo trentatré anni di attesa, non servono luci. Serve coraggio. Serve volontà. Serve giustizia.
E questa volta, davvero, serve che qualcuno risponda.
Francesco Piccerillo Presidente Associazione fibromialgici libellula libera APS

Archivio online Tuscia Times
LEGGI TUTTE LE NOTIZIE