Lettera dell’Arci al Sindaco Michelini sulle unioni civili

Riceviamo e pubblichiamo

Gent.le sig. sindaco Leonardo Michelini, sono più di due settimane che ho richiesto un incontro con Lei per spigarle le ragioni della raccolta firme per l’istituzione del registro delle unioni civili nel comune di Viterbo. Mi ritrovo spesso a parlare con la sua amabile segretaria Emma, la quale mi informa dei suoi appuntamenti e impegni ufficiali.

Forse martedì 12 novembre si discuterà la mozione presentata da Pd, Movimento 5 stelle e Sel sempre sul registro delle unioni civili e mi sembra fondamentale spiegarle perché ogni sabato, all’interno delle mura di Viterbo, Lei veda banchetti per la raccolta firme sempre per l’istituzione del registro coppie di fatto. Stiamo facendo questo con l’aiuto di più associazioni, personaggi, enti proprio per far capire che questa non è una lotta per far avere ad alcuni cittadini dei privilegi. Questa è una lotta per far si che tutti i cittadini abbiano gli stessi diritti. Sono convinta che anche Lei conoscerà almeno una coppia che viva insieme ma che non si sia sposata. Una coppia che, per motivi suoi, sia famiglia pur non avendo contratto matrimonio. O magari conoscerà anche una coppia omosessuale, ad esempio come la mia: due donne che vivono insieme e fanno famiglia.

Come le coppie eterosessuali uguale uguale: oggi la spazzatura tocca a te! Il pane lo prendo io! Tira giù i piedi dal letto! Insomma. Una coppia che, o per scelta o come la mia, che non ha l’istituzione matrimonio, cerchi una forma di tutela nel proprio comune. Già 150 comuni in tutta Italia hanno sentito il bisogno di riconoscere e legalizzare queste famiglie “fuori legge”: Milano, Firenze, Arezzo, Tarquinia, Bassano in Teverina, Terni, Perugia, Viareggio, Trento, Ancona, Pescara, Revenna, Palermo, Napoli. Precedenti illustri che si sono sentiti in dovere di tutelare i propri residenti. Anche a Viterbo ci sono coppie di fatto, eterosessuali ed omosessuali. E anche Viterbo è arrivato il momento di porsi questa domanda: Come posso io Comune tutelare i miei cittadini che vivono e risiedono qui? Come posso io Comune di Viterbo far capire ad uno Stato che c’è bisogno di riconoscere il dato di fatto che non viviamo tutti nella fantastica ed illusoria famiglia tradizionale? Se il compito delle associazioni è quello di premere sulle istituzioni per mostrare le esigenze dei cittadini, così le Provincie e i Comuni italiani dovrebbero ancor più evidenziare allo Stato le esigenze reali di questi.

Caro sindaco, vorrei dirle che questa è una lotta del PD, vorrei dirle che la responsabilità è sua e del suo partito, ma non è così. Qui stiamo parlando di diritti per ogni cittadino senza differenza di credo, colore della pelle o orientamento sessuale. Non è una battaglia di una fazione o dell’altra ma un dovere morale di ogni esponente eletto dal popolo. Ogni cittadino viterbese dovrebbe avere la possibilità, sposato o meno, di essere al capezzale della persona che ama e con cui ha deciso di convivere. Ecco, molto in breve, quello che avrei volto dirle in un incontro ufficiale. Inoltre, metto, ancora, a disposizione me e la mia associazione per qualsiasi confronto o dubbio la potrebbe importunare. Spero e confido nella buona riuscita del progetto Unioni Civili, in modo che anche il mio Comune possa essere indicato come modello per il riconoscimento dei diritti civili di ogni cittadino.

Grazie per l’ascolto

sua Emanuela Dei Arci Cultura Lesbica

   

Leave a Reply