Lezione di “Meteorologia in alta quota con Filippo Thiery”, docenti e studenti chiedono il bis

VITERBO – Un’aula virtuale gremita; due ore di full immersion nel mondo della meteorologia d’alta quota. Un successo che non stupisce quello ottenuto dal seminario di Filippo Thiery, meteorologo presso il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile e dal 2012 volto della rubrica meteorologica del programma RAI “Geo&Geo”. L’incontro si è svolto nei giorni scorsi nell’ambito del ciclo di incontri promossi dall’“Italian Mountain Lab”. Il progetto è in collaborazione tra l’Università della Tuscia (CdL Scienze della Montagna, Dipartimento DAFNE), Università della Montagna e Università del Piemonte Orientale. Un seminario di alto livello scientifico, aperto dai saluti del professor Bartolomeo Schirone, coordinatore del Corso di Laurea in Scienze della Montagna, che ha portato i partecipanti a viaggiare dalle montagne italiane ai giganti dell’Himalaya, fino agli 8.126 m del Nanga Parbat. Vetta ben nota a Thiery che negli scorsi anni ha fornito il suo supporto professionale alle spedizioni invernali di Daniele Nardi, l’alpinista di Sezze scomparso tragicamente proprio sul Nanga Parbat lo scorso anno. Una figura che ha permeato l’incontro fin dall’inizio, come sottolineato dalla dottoressa Tatiana Marras, responsabile di comunicazione di Scienze della Montagna e moderatrice dell’evento, quale “occasione per ricordare un amico comune e ringraziarlo delle immagini meravigliose e immortali che ci ha lasciato”.  Una lezione di meteorologia tra il teorico e il pratico che ha avuto lo scopo di formare “utenti consapevoli dei bollettini e delle previsioni del tempo”, che siano in grado, a partire dalle informazioni messe a disposizione dai meteorologi, di pianificare e/o rimodulare i propri piani in fase di escursione o uscita alpinistica, al fine di minimizzare i rischi in montagna. Dopo una panoramica sulle dinamiche atmosferiche e sui fenomeni meteorologici tipici degli ambienti montani, ci si è concentrati su due eventi che rappresentano le principali cause di incidente in quota: fulmini e valanghe. Evidenziando punto per punto i comuni errori di pensiero in merito. Ulteriore argomento affrontato sono stati i segnali di cambiamento forniti dal cielo montano, a partire dalla comparsa di nubi nel corso della giornata, da interpretarsi correttamente al fine di evitare di ritrovarsi in pieno temporale in quota.  Il Nanga Parbat ha rappresentato l’ultimo capitolo affrontato nel seminario. E’ stato evidenziato quanto la tecnologia odierna consenta di avere un rapporto diretto tra meteorologi e alpinisti. Non solo ai campi base ma anche a quote più elevate, grazie al collegamento modem satellitare. “Siamo virtualmente ed emotivamente presenti nei briefing in tenda – ha sottolineato con ironia Thiery – . Anche se noi ci stiamo in camicia e loro in abbigliamento da diversi gradi sotto lo zero”. Per descrivere lo stretto legame tra previsioni meteo, con analisi delle finestre di bel tempo, e avanzamenti di una spedizione, è stata scelta come esempio la salita (quasi) in vetta di Nardi, con Alex Txikon e Ali Sadpara nell’inverno 2014/2015. Inevitabile il successo dell’evento quando un relatore, come sottolineato dalla professoressa Anna Giorgi, responsabile del Polo Unimont di Edolo, è in grado di trasmettere la sua passione a chi ascolta.  Per quanti non siano riusciti a partecipare alla diretta, è a disposizione il link per accedere alla registrazione (https://www.unimontagna.it/unimont-media/meteorologia-dalta-quota-dalle-alpi-allhimalaya/?fbclid=IwAR3iKFlZaYHU39FvPm3_ZTg5K059tHMFHDZrHQJl_KvmQEfoenxaL5Ke1AM).

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