Usac, “Living the dream”

Segue traduzione in Italiano: As this semester draws to a close and my calendar continually threatens me with fewer and fewer days in Italy, I am forced to reflect on the past four months. As I explained in one of my first articles, this experience has been a dream ever since I was little. And to think I’ve actually been living it for the past few months is completely unreal… I’ve been here. In Italy. Living a life-long desire.The strange thing is that day-to-day, it hasn’t quite seemed like it, except for the cultural differences that I’ve had to get used to: going to a cafe for wifi, air-drying my clothes, walking across town with six 2-liter

bottles of water, and communicating with people with whom I desperately want to converse, but must settle for a basic exchange. Aside from the exciting adjustments, the daily routine has felt strangely normal at times, and I’ve found myself wishing for classes to be finished or for days to go by so that I can get to the next big, monumental event. But the trouble with this mentality, this far too easy habit of a fast-paced culture like mine, is that it wishes away the beauty of daily life. Some days throughout the semester, as I’ve been stuck in this mentality, I’ll turn a corner and see a beautifully old building or happen to look upwards at the fantastically rich blue sky that is unlike anything I’ve seen before, and I realize. I remember. I’m in Italy. Italy! And then all of the sudden this feeling wells up deep inside me, a gratefulness that I can’t describe, and I sound like a crazy person when I try to put it to words. It’s those moments in the daily life that remind me of how beautiful this all is. Of course there is the other type of beauty- that of seeing the Colosseum for the first time and riding a gondola and standing next to Rocca Maggiore, looking out at the grandeur of the land and town of Assisi. Those are perfectly breathtaking, joyful, and unforgettable, and crucial aspects to my experience here. But by living the “normal” in Viterbo, in a small city where the daily routine is undisturbed and all around you, I have truly received the Italian experience. I have been privileged to frequent the same cafe and know the baristas, to try local cuisine like La Spaghetteria, Il Monastero, and La Cartoccio, and to live in a non-tourist town. I have been forced to speak broken Italian, and I owe deep gratitude to all those who managed to decipher my speech. While I never thought I would study in a town like Viterbo, I would not change it for anything. During my stay, my boyfriend came to visit for several days. He had never been to Italy, so while he was here we focused the majority of our attention on two things: travel and food. We made every meal worthwhile, going to all my favorite restaurants here in Viterbo, and exploring new ones together as we traveled. When he returned to the States, on his first full day back, he told me this: “What’s even the point of eating anymore?” Italian cuisine has captured his tastebuds and his heart, and no pizza or pasta or ingredient will ever be the same again. I can say the same for myself. Part of the reason I came was to experience food, and it has definitely been my favorite aspect. I can’t wait to bring home the elements I’ve learned: fresh ingredients, simple combinations, quality flavor, joyful service, and of course, my favorite tradition of all, aperitivo. And thus, the past few months have been a whirlwind; my heart weeps knowing that they’re coming to an end. But my time here in Italy has been absolutely indescribable. It’s everything I dreamed of, played out on a more sober level, and everything I didn’t expect. The time here has far exceeded any idea I could have procured on my own. And I love it. I love the people, I love the culture, I love food. I love it all. Italy has taken my heart and I am certain will never let it go.

TRADUZIONE:

Il semestre sta finendo e mentre il mio calendario si assottiglia sono costretta a ripensare ai 4 mesi passati a Viterbo. Come ho spiegato in uno dei primi articoli, venire in Italia è sempre stato un sogno per me e pensare che ci sono riuscita è ancora irreale per me…. Sono qui… in Italia… sto vivendo il mio sogno. La cosa strana è quel “giorno dopo giorno” che non è poi molto diverso da casa, a parte per le differenze culturali: andare in un bar per accedere al wifi, asciugare i miei vestiti con il phon, percorrere la città con 6 bottiglie di acqua da due litri l’una e comunicare con le persone con le quali voglio disperatamente parlare ma con le quali devo calmarmi prima di iniziare uno scambio basilare. A parte i cambiamenti emozionanti, la routine è stata a volte molto normale: mi sono ritrovata a sperare che le lezioni finissero prima o che i giorni volassero fino al successivo grande evento. Ma il problema con questo approccio, tipico di una cultura veloce come la mia, è che ti sfugge tra le mani la bellezza della vita quotidiana. Alcuni giorni durante il semestre, imprigionata in questa mentalità, giravo l’angolo e mi trovavo di fronte un bello e antico edificio o alzavo lo sguardo e vedevo il bel cielo azzurro come non l’avevo mai visto fino ad ora e ho realizzato. Ho ricordato: sono in Italia. Italia! E poi all’improvviso questo sentimento nasce dentro di me, è una gratitudine che non riesco a descrivere e sembro matta quando cerco di metterlo in parole. Sono quei momenti della vita quotidiana che mi ricordano di quanto sia bello tutto ciò. Certo, c’è anche un altro tipo di bellezza – quella della visita al Colosseo per la prima volta o di andare in gondola o stare vicino alla Rocca Maggiore e osservare lo splendore della città di Assisi. Questi sono aspetti che ti lasciano senza fiato, momenti di gioia, indimenticabili e cruciali. Ma vivendo la normalità a Viterbo, in una piccola città dove la quotidianità è indisturbata, ho veramente vissuto un’autentica esperienza italiana. Ho avuto il privilegio di frequentare lo stesso bar e conoscere i baristi, provare la cucina locale in posti come La Spaghetteria, il Monastero and Il Cartoccio e soprattutto di vivere in una città non turistica. Sono stata costretta ad usare il mio italiano stentato e sono grata a tutti coloro che si sono sforzati di decifrare il mio linguaggio. Anche se no avevo mai pensato di venire a studiare in una città come Viterbo, non farei a cambio con nessun’altra città ora. Durante la mia permanenza a Viterbo, il mio ragazzo è venuto a trovarmi per alcuni giorni. Non era mai stato in Italia, perciò quando è arrivato abbiamo focalizzato la nostra attenzione su due cose specifiche: viaggiare e mangiare. Abbiamo gustato fino in fondo ogni pasto, andando nei miei ristoranti preferiti della città e sperimentandone dei nuovi quando viaggiavamo. Quando è ritornato a casa, mi ha detto ciò: “che senso ha mangiare qui?” La cucina italiana ha conquistato i suoi gusti e il suo cuore e nessuna pizza o pasta saranno mai più le stesse. Anche io posso dire lo stesso anche perché una delle ragioni per le quali sono venuta qui è il cibo. Non vedo l’ora di tornare a casa con gli elementi che ho acquisito: ingredienti freschi, combinazioni semplici, sapori di qualità, servizio gioioso e ovviamente, la mia tradizione preferita: l’aperitivo.

E così, gli scorsi 4 mesi sono stati un vortice; il mio cuore singhiozza al sapere che tutto ciò sta per finire. Essere qui in Italia è stata un’esperienza indescrivibile, è tutto ciò che ho sempre sognato a un livello più sobrio e in più ho vissuto cose che non avrei mai pensato di fare. Questa esperienza ha superato di gran lunga ogni aspettativa e mi piace! Mi piacciono le persone, la cultura, il cibo, mi piace tutto. L’Italia mi ha rubato il cuore e sono certa che non lo lascerà mai andare.

   

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