ANZIO – Esiste un orario, nel cuore della notte, in cui Anzio non appartiene ai turisti, ma solo al mare e a chi lo sfida. Sono le quattro del mattino: il silenzio è rotto solo dallo sciabordio delle barche contro la banchina e dal rumore dei carrelli che caricano le reti. In quel buio fitto, per decenni, c’è stata un’unica stella polare: la vetrina accesa del Bar del Porto. Un porto sicuro prima del porto vero e proprio, dove l’odore della salsedine si mescolava a quello, dolcissimo e rassicurante, dei cornetti caldi pronti già alle cinque. Oggi, quella luce sembra tremolare sotto il peso di un annuncio che nessuno avrebbe mai voluto leggere.
La notizia è corsa veloce tra le chat dei residenti e i profili social: lo storico locale di Via Porto Innocenziano 23 è ufficialmente in vendita. Gestito con dedizione dalla società di Vincenzo Forcina e Giuseppe Sepe, il Bar del Porto rappresenta molto più di un’attività commerciale con vista mare. L’annuncio apparso su Facebook parla di un’attività florida, capace di coprire l’intera giornata, dalla colazione all’aperitivo, ma per la città è il segnale di un’epoca che rischia di chiudere definitivamente i battenti.
Sebbene le recensioni moderne si dividano talvolta tra chi ne elogia la posizione e chi ne critica la schiettezza del servizio – tipica di chi non ha tempo per i fronzoli perché deve servire chi lavora sodo – la realtà è che il Bar del Porto è un pezzo di identità anziate che finisce sul mercato.
Le radici di questo bancone affondano nella storia della famiglia Regolanti. Fu il mitico Romolo Regolanti, fondatore del celebre “Romolo al Porto” scomparso nel 2020, a dare l’imprinting a questo luogo, rendendolo il punto di riferimento per l’intera marineria.
Per i pescatori di Anzio, il Bar del Porto non è un locale per turisti; è il “posto delle quattro”. È qui che si decidono le rotte, che ci si scambia l’ultimo saluto prima di affrontare le onde, che si consuma quel caffè bollente che deve riscaldare le ossa per le ore successive. Alle cinque del mattino, quando il resto della città dorme, qui si celebra il rito del cornetto caldo: un piccolo lusso necessario per chi sta per intraprendere un lavoro durissimo. Senza quel punto di ristoro, il porto diverrebbe un luogo più freddo, meno umano.
Vedere questo bar in vendita tocca le corde più profonde della comunità. Se Vincenzo Forcina e Giuseppe Sepe sono stati i custodi di questa tradizione negli ultimi anni, l’incertezza di chi subentrerà spaventa chi teme che Anzio possa perdere i suoi “luoghi dell’anima” a favore di una modernità senza radici.
Il Bar del Porto non è solo una S.n.c. o una S.a.s. di via Porto Innocenziano; è la testimonianza di una Anzio verace che resiste al tempo. La speranza, tra le banchine e i vicoli del porto, è che chiunque prenderà quelle chiavi capisca che non sta acquistando solo un locale, ma la responsabilità di tenere accesa l’unica luce che, ogni notte da anni, dice ai pescatori di Anzio che non sono soli prima di prendere il largo.
Elvio Vulcano








