Macchina di S. Rosa 2015, è Dennis Illarionovs il lanciatore del candelotto esplosivo

di MARIA ANTONIETTA GERMANO –

VITERBO – Non fu un atto terrorista ma solo un atto anticlericale. Oggi è stato eseguito un altro provvedimento cautelare in carcere nei confronti di Dennis Illarionovs, lettone, cittadino italiano abitante a Viterbo (leggi qui) già ristretto presso la Casa circondariale Mammagialla, grazie all’attività continua di indagini e prevenzione della Digos e della Procura di Viterbo. La polizia non si è fermata a guardare il reato e il ritrovamento della sostanza esplosiva che lo ha portato in carcere nel mese di marzo scorso ma ha proseguito nell’indagine su tutta l’attività del soggetto e la sua storia così come si è sviluppata negli ultimi anni.

Conferenza stampa (foto MAG)

La risoluzione delle indagini e l’individuazione dei fatti è stata svelata questa mattina in conferenza stampa presso la Procura di Viterbo dal Procuratore Paolo Auriemma con la collega Chiara Capezzuto, con il questore uscente di Viterbo Lorenzo Suraci, con la dirigente  Digos  Monia Morello e quello di Roma, col. Fabio Berilli.

“E’ uno sviluppo delle indagini positivo – spiega il Procuratore Auriemma – sviluppo che c’è stato a ritroso da quella giornata di marzo di cui ha fatto seguito la misura cautelare, portano a ricostruire anche fatti pregressi non prescritti ma sono fatti che hanno creato allarme sociale. Un allarme sociale compreso solo alla luce dei fatti successivi. Bisogna sottolineare la capacità della polizia di non fermarsi, di chi ha coordinato l’indagine e il fascicolo, i cui titolari sono io e la collega Chiara Capezzuto, e risalire a tutte le attività pregresse che ha fatto arrestate Illarionovs nel mese di marzo.

Paolo Auriemma e Monia Morello (foto MAG)

Oggi – continua il Procuratore –  è stato eseguito il provvedimento cautelare. La materialità del fatto l’abbiamo ricostruita nella sua interezza. Ricostruita la premeditazione, anche se l’aggravante non è contestata, il voler commettere quel determinato reato al fine di creare timore nella collettività lanciando il candelotto alla partenza della Macchina di Santa Rosa. Abbiamo recuperato tutti i filmati, le chiamate per i Vigili del fuoco e la costatazione degli artificieri che decretarono la materia esplodente abbastanza pericolosa, per fortuna non intesa dalla popolazione, per merito di coloro che sono intervenuti. A posteriore leggendo gli atti a mente fredda a distanza di tre anni, la pericolosità dell’atto non è stato colto dalla collettività grazie al comportamento delle forze dell’ordine e dei Vigili del fuoco che intervennero subito con prontezza. All’epoca non ero ancora procuratore a Viterbo, e vedere il controllo molto severo e organizzato, mette ottima luce tutto il lavoro di prevenzione”.

Infine il procuratore Auriemma precisa e ribadisce con forza: “Tutti questi fatti sono stati commessi a Viterbo e ci tengo a dire che noi non superiamo la nostra competenza né funzionale né territoriale. Fatta questa premessa, la Procura di Roma ha saputo ciò che è accaduto a Viterbo. Cosa abbia fatto non è problema mio, non so rispondere, non mi interessa. Io so solo che mi ha restituito fatti che riguardano il circondario della Procura di Viterbo e che dovranno essere giudicati dal Tribunale di Viterbo”.

Paolo Auriemma e Chiara Capezzuto e Monia Morello (foto MAG)

D -E se il fascicolo restava a Roma era un “terrorista”, a Viterbo no, come mai?

R – “Dal punto di vista procedurale (procedura penale) se la collega ed io abbiamo ipotizzato ricerca di contatti esterni, poteva esserci il tema terrorismo e allora non era più competenza nostra, c’era una ipotesi di contatti con terze persone.  Noi il fascicolo lo abbiamo mandato a Roma. Per questi reati non di terrorismo, è stato restituito a Viterbo. Non so che cosa ha fatto la Procura di Roma, potrebbe averci rimandato l’intero fascicolo e quindi non si ipotizza nessuna situazione di terrorismo. La Procura di Roma potrebbe aver ipotizzato un’ulteriore ricerca di legami di terrorismo e quindi stralciato o ipotizzato una delle ipotesi di notizia di reato e mantenuto per sé parte del fascicolo. Ci tengo molto a precisare che il fascicolo è stato trasmesso a Roma, Roma lo ha restituito a noi. Non travalichiamo (sono un ex sostituto procuratore di Roma) né entriamo in competenza con altri uffici. Noi trattiamo fatti che riguardano di competenza del Tribunale di Viterbo. Roma è informata, tutto ciò che è stato mandato a Roma è conosciuto dalla DIA di Roma-Sezione terrorismo. Ci occupiamo solo di fatti di competenza nostra”.

La parola passa al questore Lorenzo Suraci che da domani è di stanza a Livorno e  nel salutare la stampa  dice queste parole: “Sono soddisfatto, dopo tre anni da quell’episodio che destò clamore in un momento religioso in cui le piazze erano piene, sapere che per i viterbesi siamo riusciti a scoprire l’autore di quel fatto grazie alle continue attività di ricerca coordinate dalla Procura della Repubblica con cui abbiamo dato nome a questo fantomatico soggetto che ha tirato, all’epoca, un fumogeno contro la Macchina di Santa Rosa. Nello stesso tempo è importante perché il soggetto identificato è Dennis Illarionovs, arrestato poco tempo fa e questo dimostra la pericolosità dell’individuo. Abbiamo avuto altre due edizione di Santa Rosa e adesso ne avrete un’altra. In quelle passate abbiamo rischiato che questo personaggio, all’epoca non individuato, ponesse in essere fatti anche più gravi di quello già messo in atto. Per questo abbiamo implementato le misure di sicurezza e l’afflusso delle persone con controlli di sicurezza”.

Interviene il dott. Fabio Berilli: “Un ordigno incendiario dal contenuto anticlericale. In questi tre anni abbiamo ricostruito la sua deriva anche violenta anche sul web, tant’è che con la perquisizione si trovano esplosivi, armi e un ordigno letale.  Fatti che evidenziano l’assoluta pericolosità di questo soggetto. In questi tre anni è circolato nelle strade di Viterbo. Non ci troviamo dinanzi a un soggetto radicale islamico, però la propaganda jadista che cerca di fare breccia su persone attraverso il web, porta a connotarlo già verso persone con profili di violenza, magari non islamizzate ma che rimangono affascinate da alcuni messaggi islamici e poi commettono fatti cruenti che danno un senso alla propria esistenza. Una riflessione. Questo ragazzo non sarà tutta la vita in carcere quindi sarà una sfida per il dopo che ci vedrà coinvolti come sistema di sicurezza, ma credo che debbano essere coinvolti anche altri attori costituzionali, perché questa persona dovrà essere ricondotta nel contesto civile e dovrà capire la gravità del fatto commesso. E’ comunque un cittadino italiano a differenza di altre situazioni similari che hanno rimpatri”.

Il giudice Chiara Capezzuto precisa che sul nitrato di potassio trovato nella casa dell’arrestato, all’epoca non c’erano obblighi di comunicazioni da parte del venditore e non c’era controllo sulle fonti di approvvigionamento. Adesso la normativa è cambiata e c’è l’obbligo di comunicazione da parte del venditore.

A conclusione della conferenza interviene  la dirigente Monia Morelli che spiega: “A seguito dell’arresto di  Dennis Illarionovs l’attività della Digos si è concentrata molto sull’analisi di tutto il materiale memorizzato nei supporti informatici che sono stati sequestrati durante l’arresto. Abbiamo analizzato circa 5mila gigabyte di materiale, è stato un grosso lavoro minuzioso e attento, tanto da consentirci di individuare materiale tra le mille foto o i mille messaggi sul web del 3 settembre 2015. Questo ci ha permesso di dare un nome a colui che si rese protagonista di un gesto che poteva avere delle gravissime conseguenze e che per fortuna e forse anche per una errata manovra tecnica di Illarionovs, il candelotto non si è incendiato durante il lancio. Di questo commenta sui social network “il lancio non è stato perfetto perché doveva incendiarsi durante le traiettoria e provocare danni più gravi”.

“Grazie al pronto intervento delle forze dell’ordine e dei Vigili del fuoco presenti, la caduta di questo ordigno incendiario ha provocato solo un intenso fumo altissimo. Noi all’epoca avevano acquisto le immagini inviate dallo stesso soggetto via WhatsApp ad alcuni suoi amici dimostrando il compiacimento del gesto fatto e lo scompiglio tra la folla, che per fortuna non c’è stato. Il capo di imputazione è l’art.6 della Legge 895 del 1967 che disciplina il possesso delle armi”.

 

 

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