Marco Zanardi coinvolge il pubblico in una dotta conversazione “Di Venerdì ComunicArte”

di MARIA ANTONIETTA GERMANO –

VITERBO – “Incontriamo il linguaggio dell’arte: visita guidata nella Chiesa di Santa Maria Nuova a Viterbo”, è stato il tema dell’apprezzato incontro di ieri, venerdì 8 febbraio, svolto con sobrietà e maestrìa dall’archeologo Marco Zanardi (nella foto), nonché apprezzata guida turistica con tanto di cartellino ufficiale, che ha coinvolto il numeroso pubblico in una conversazione dotta e particolareggiata sull’unicità della chiesa, definita il Pantheon di Viterbo.

Promotori “Di Venerdì ComunicArte” (f. MAG)

L’iniziativa, curata dalla storica dell’arte Francesca Forte e dalla poetessa Lorena Paris, in collaborazione con Elena Cacciatore, si è svolta nell’ambito del ciclo di incontri promossi dal Polo Monumentale Colle del Duomo e da Archeoares con il titolo “Di Venerdì ComunicArte”. Terzo incontro, terzo successo.

Piacevole e accorta novità. Alle persone intervenute è stato affidato un piccolo auricolare connesso con lo storico dell’arte per stimolare l’ascolto delle parole ma anche delle domande, piovute a trabocchetto, che hanno spolverato ricordi e condotto a interpretazioni personali portando l’attenzione ai massimi livelli.

Una prova?  Tutto inizia con l’introduzione di Marco Zanardi  sulla storia della chiesa: Siamo nel pieno Duecento. Sopra il portale laterale chiuso nell’800 e riaperto durante i restauri di inizio Novecento, c’è una sorta di buco quadrato, probabilmente era riempito da quella formella che si trova davanti alla facciata, sopra il portale principale. Per molti studiosi ancora oggi è considerata la testa di Giove, perché ha un’impostazione che ricorda quasi una sorta di bassorilievo dell’epoca classica. Secondo le ultime attestazioni questa sembrerebbe la testa di Cristo. Se vedete le dimensioni sono esattamente uguali. La facciata è molto semplice e già guardandola si intuisce come è l’interno della chiesa. Una navata centrale con il tetto a capanna e le due navate laterali sono contraddistinte da questi due spioventi con delle finestrelle, delle monofore, che danno un minimo di luce all’interno. A parte le nostre vetrate gotiche, soprattutto in molte chiese come in quelle francesi, le chiese romaniche sono molto buie, perché la luce diffusa che  filtrava doveva essere adeguata alla funzione della chiesa, ovvero preghiera e spiritualità”. Fin qui ottima routine.

Poi entrando in chiesa scatta la prima domanda:”Che cosa vi è balzato subito all’occhio?”.  Le prime risposte sono timide, molti azzardano delle ipotesi subito chiarite dall’archeologo: “Le colonne con i capitelli”.  E’ la risposta esatta.  “Non è un caso, è voluto – continua Zanardi –  “Molto spesso nelle chiese medioevali abbiamo questo tipo di colonne, come nel Duomo di Viterbo, per dare risalto a tutta la struttura. Nelle chiese medioevali ci sono colonne che sono state smantellate da altri edifici e riutilizzate, oppure sono state costruire ex novo. La cosa che più può far capire che sono colonne realizzate per questa chiesa sono i loro capitelli. Perché pur essendo diversi uno dall’altro, in realtà sono tutti della stessa dimensione. Hanno un’armonia, una uniformità”.

Altra semplice domanda: “Perché nelle chiese medioevali, dove le colonne sono state realizzate ex novo, i capitelli sono diversi?” Risposte vaghe. “Nel Medio Evo – precisa Zanardi –  c’era la credenza che i capitelli e le decorazioni tutte uguali fossero ad appannaggio del diavolo. L’uomo è imperfetto per natura e quindi anche le sue opere devono essere tali”. Poi la brillante spiegazione riprende e continua: “L’abside è spoglio, sono state aperte varie Cappelle, il Cippo sotto vetro posto all’ingresso della chiesa riporta in una lunghissima iscrizione la fondazione della chiesa. Chiesa che è stata anche importante, perché nel Duecento……..” E si arriva alle preziose pitture parietali, alle domande particolareggiate e alle risposte del pubblico sempre più precise. Una lezione da applauso.

Il pomeriggio si chiude in bellezza con le poetiche parole di Lorena Paris che dedica a Viterbo un suo delizioso scritto, con i ringraziamenti dei promotori dell’iniziativa e con i prossimi appuntamenti con Marco Zanardi a Roma e nel cuore della Città.

L’ultimo appuntamento in programma al Polo Monumentale Colle del Duomo di Viterbo è per il 15 febbraio con  Lorena Paris che parlerà sul tema:“Poesia antica e moderna. I grandi autori italiani del Novecento”

Le “conversazioni” sono ad ingresso libero con posti limitati, per cui si consiglia la prenotazione (tel. 389 0672580) – e mail: comunicazione@archeoares.it

Tutte le foto sono di Maria Antonietta Germano.

 

 

   

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