Massimo Cacciari a Viterbo per un’ Europa liberale e non liberista

di MARIA ANTONIETTA GERMANO –

VITERBO – Ieri pomeriggio, 15 febbraio, nella giornata che ha visto Viterbo unita contro il potere mafioso si è tenuta nella Sala della Provincia (via Saffi), in vista delle elezioni europee, una proficua, stimolante ed esaustiva conferenza dal titolo “Quale idea di Europa?”. Ospite d’onore il filosofo Massimo Cacciari. Hanno dialogato con lui il vicepresidente della Regione Lazio Massimiliano Smeriglio e la prof Caterina Resta. L’incontro è stato introdotto da Giulia Ragonese e Francesca Marzo ed illustrato dal coordinatore nazionale di Futura Marco Furfaro. I saluti istituzionali sono giunti dal padrone di casa Pietro Nocchi, presidente della Provincia.

L’iniziativa viterbese è stata organizzata da Giulia Ragonese, Francesca Marzo, Elvira Federici ed Enzo Palmisciano. Hanno partecipato alla conferenza gli onorevoli Marta Bonafoni ed Enrico Panunzi. Sala piena, posti in piedi e tanti applausi.

Marco Furfaro (f.MAG)

Dopo l’introduzione di Marco Furfaro che ha ricordato l’importanza dell’Europa libera e senza confini dove i giovani Erasmus hanno potuto viaggiare, conoscere ed apprezzare liberamente la diversità dei vari paesi membri con l’unico ostacolo, la lingua parlata, prende la parola la prof Caterina Resta che in una lunga e dettagliata disamina storica e antropologica traccia la storia di Europa come era e così come è oggi. Un’Europa che va aggiornata ai cambiamenti in atto nel mondo economico e politico.

Ora è il momento di ascoltare le parole illuminate del filosofo Massimo Cacciari che si alza dal tavolo dei relatori e al microfono va subito al punto del problema, in una lezione magistrale geopolitica molto apprezzata dal pubblico: “L’Europa è necessaria. Come facciamo a renderla possibile? Ci vuole volontà politica”. 

E parte da lontano: “L’Europa è uno spazio in crisi, di trasformazioni, di mutamenti. Prima erano gli Europei a scoprire gli altri. Sicurezza, potenza,l’arma del proprio discorso, del proprio logos, filosofico e religioso. Era il centro della terra e ha fatto la terra a propria immagine. Ora invece, l’Europa dopo i suoi drammatici veri suicidi, la prima e la seconda guerra mondiale, è piccola, non è più quella. Qual è il fine dell’Europa oggi  che proponiamo a nostri simili? Quali sono le idee?

Un momento della Conferenza (f. MAG)

“Siamo piccoli. Dopo la caduta del muro di Berlino e la nascita di nuove grandi potenze come la Cina che nessuno pensava potesse arrivare alla potenza attuale. Ed è fondamentale questo per l’influenza che la Cina genera sul mercato delle materie prime. In questa situazione in cui l’Europa è debole democraticamente, debole politicamente, piccola, come volete che può sostenere la competizione con imperi tipo Russia, gli stessi Stati Uniti, Cina, India. Noi europei dobbiamo fare da soli se vogliamo una Unione. Il disegno con gli Stati Uniti non ci sarà più. Con quale volontà politica?   

“Sono tre i componenti. Negli anni Cinquanta, il primo fondamentale è Europa o cristianità, con i cristiani popolari (Adenauer, De Gasperi) che avevano un’idea di unione politica e europea fondata sui principi di solidarietà e sussidiarietà.

“Secondo, il componente liberale, non liberista (Croce, Keynes), le politiche keynesiane, politiche liberali. Il perno è che la proprietà ti obbliga una grande responsabilità nei confronti della tua civitas. Quindi una politica fiscale, una politica che avesse questa idea di giustizia distributiva.

“La terza, più tardiva, quella socialdemocratica che in gran parte faceva proprie le politiche keynesiane e la filosofia che sta dietro queste politiche, ma ne accentuava alcuni caratteri. Caratteri che riguardavano l’intervento del pubblico, l’intervento dello Stato. Un grande compromesso storico tra le grandi culture.

“Dove sono i socialdemocratici? Dove sono i liberali? Dove sono i cristiani? Questo è il punto drammatico che va visto faccia a faccia. Queste tre grandi culture, a partire dagli anni ‘70, hanno subito un attacco violento. Si è scatenata una lotta di classe, L’ avevamo cessata noi, la fa ora la nuova politica.  Contro le organizzazioni sindacali, contro la classe lavoratrice.

Liberismo, non più liberale. Individui. Che cosa vogliono gli individui? Arricchirsi. Attacco alle politiche fiscali socialdemocratiche, attacco all’uomo dello Stato, al sindacato, all’economia, eccetera.

“Difesa  scomposta da parte delle componenti storiche, subalternità culturale, inseguimento del modello liberista, crescita a dismisura delle disuguaglianze All’interno dell’Unione si è cercato di riparare a questa frana delle culture tradizionali. La frana è stata in Europa, lì ha vinto, dopo l’euro, la deriva liberista che ha celebrato con la grande crisi. Lì è precipitato il consenso della cittadinanza europea, all’Europa. Questa è la difficoltà immensa in cui ci troviamo.

“Ci troviamo schiacciati tra una governance europea che è ancora dominata da questo modello liberista che ha avuto la sua espressione massima nel “patto di stabilità”. Come fai a chiedere sacrifici a un paese mentre ad altri, all’interno dell’Unione, quelli che hanno un avanzo commerciale pazzesco se lo tengono e non lo investono.

“Va cambiata la governance, che ha come punto fondamentale quella filiera tra banche centrali, banca europea, direzioni del Tesoro di diversi paesi, i responsabili della Commissione e l’eurogruppo. Lì accede tutto. Se si devono prendere delle decisioni politiche, si riunisce il Consiglio che può proceder solo all’unanimità, e quindi non si decide nulla. Vedi l’immigrazione.

“E alcuni nostri sovranisti dicono: è colpa dell’Europa. Dell’Europa? E’ colpa degli Stati. La Commissione un piano per la distribuzione degli immigranti l’aveva fatto. Il Parlamento europeo, pure. Chi l’ha bocciato? I 27 Stati all’interno del Consiglio. Quindi abbiamo problemi politici che sono irrisolvibili, i problemi economico-finanziari che vengono affrontati secondo quella prospettiva che al suo interno non ha nulla che riguardi uguaglianza sociale, distribuzione dei redditi, occupazione. Senza la sovranità europea, le sovranità nazionali sono fumo. E’ propaganda, buona per accattare qualche voto e portarci al disastro.

“Questa è la situazione – conclude Cacciari–  Siamo in una terra di nessuno. Allora che si fa? Ci arrendiamo? Ci mettiamo, avendo capito le difficoltà reali, e ognuno si prende le sue responsabilità . Dobbiamo arrenderci?  Dobbiamo dialogare, ricostruire una comunità di persone che avvertono la necessità di un’Europa possibile. A tutti noi l’ardua sentenza. Applausi fragorosi.

Massimiliano Smeriglio (f. MAG)

Le conclusioni le traccia Massimiliano Smeriglio: “C’è chi difende l’Europa com’è e chi la vuole sfasciare. La crisi della democrazia va di moda tra noi democratici ma non tra il popolo. Bisogna lavorare da subito a una lista aperta, plurale, laica che rimette valore in quelle culture, che resistono qua e là. Che non ci rappresentano più, è vero, però esistono tanti corpi intermedi, tante biografie, persone che fanno battaglia culturale, politica. Noi dobbiamo andarli a scovare, chiedere per favore di metterci la faccia e arricchire il parterre della rappresentanza che andremo a costruire. Questa è la discontinuità necessaria. C’è un dibattito politico sul manifesto di Calenda dove si dice: dobbiamo parlare ai delusi della Lega. Se voi trovate in giro un deluso della Lega, vi danno un premio. Ma dove lo trovi? Stanno tutti con la Lega. Va in televisione tutti i giorni a parlare di uno strano manifesto per l’Europa. Ci si accoda senza discutere che cosa c’è scritto dentro. La dimensione europea su quel manifesto non lo trovate. Ci vuole pazienza, tanta responsabilità e voglia di ricucire e non di sfasciare. Ci vuole anche il coraggio non solo di cambiare le persone ma di cambiare le politiche, i valori, per tornare a sperare”.

 

 

 

 

   

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