Massimo Dapporto grande interprete nel “Un borghese piccolo piccolo” al Teatro dell’Unione

di MARILENA SATRIANI-

VITERBO – Il Teatro dell’Unione con un tutto esaurito ha aperto la nuova stagione di prosa 2018/2019 con lo straordinario spettacolo “Un borghese piccolo piccolo”, tratto dall’omonimo romanzo di Vincenzo Cerami (1976) e successivamente scelto come opera cinematografica da Monicelli con un superbo Alberto Sordi.

Dunque, ieri sera, 27 ottobre, sul palco dell’Unione il protagonista assoluto è stato Massimo Dapporto, che è riuscito a dare un po’ di umanità a una desolante realtà italiana. Bravissimi gli attori Susanna Marcomeni, Roberto D’Alessandro, Matteo Francomano, Federico Runino. Adattamento e regia di Fabrizio Coniglio, musiche originali di Nicola Piovani.

Per i saluti istituzionali è intervenuto il sindaco Giovanni Maria Arena che ha espresso la sua soddisfazione per la scelta dell’opera, per gli attori e per la risposta del pubblico, accorso numeroso. Teatro pieno.

Cosa ha spinto Fabrizio Coniglio a riprendere un testo apparentemente così lontano nel tempo? ”Non vuole essere un remake del film – specifica il regista – Sono partito direttamente dal romanzo, perché l’ho trovato di sconvolgente attualità”. Ricerca di un lavoro che non c‘è, concorsi con 20.000 concorrenti e 1000 posti, ricerca di una raccomandazione a tutti i costi, pronti a calpestare fedi e convinzioni, superamento di regole, mancanza di fiducia nello Stato e nelle sue forze dell’ordine, giustizia fai da te… non sono forse questi i “non valori” della nostra realtà? Vari governi si sono succeduti, vecchi partiti sono scomparsi e altri nuovi sono nati, la tecnologia ha invaso ,nel bene e nel male, le nostre vite, ma nulla di fondo è cambiato da quel lontano 1976.

La vena grottesca che pervade il romanzo di Cerami si avverte anche nell’adattamento di Fabrizio Coniglio nel descrivere le aspirazioni del protagonista, Giovanni Vivaldi, il borghese piccolo piccolo.

Modesto impiegato ha come desiderio più grande quello di sistemare il figlio Mario, diploma di ragioniere, in quel ministero in cui lavora da oltre trent’anni. Ma il concorso appena bandito non è facile da superare, pochi posti e migliaia e migliaia di concorrenti. Giovanni va a chiedere aiuto al suo capoufficio, che gli dice che è impossibile dare un aiuto nell’esame scritto a meno che non entri nella Massoneria, usufruendo dei vantaggi di cui godono “i fratelli” della loggia.

Giovanni accetta e si prepara all’iniziazione. (Particolarmente incisiva è la scena in cui Giovanni ripete le regole della massoneria mentre Mario legge ad alta voce gli articoli della Costituzione). Diventato “fratello”, Giovanni ottiene la copia del testo d’esame, che il figlio dovrà imparare a memoria. Mentre si recano a piedi alla sede del concorso Mario viene ucciso incidentalmente da un colpo di pistola da un bandito che stava effettuando una rapina. La moglie Amalia per il dolore viene colpita da un ictus. Giovanni assiste devotamente la moglie e spesso viene chiamato in questura per il riconoscimento del presunto assassino, quando l’individua non dice niente. L’uomo viene rilasciato e Giovanni riesce a catturarlo, lo porta nel suo capanno di pesca e qui lo sevizia, lo tortura fino ad ucciderlo. Lo stesso giorno in cui ottiene il pensionamento muore Amalia. Dopo i funerali Giovanni riprende stancamente a vivere, contando gli anni che gli restano.

La drammaticità degli eventi , così come nel romanzo, è spesso alleggerita da battute o da scene che inducono al riso, come il rito d’iniziazione o il buon auspicio di Amalia che passa dalla preghiera ai riti apotropaici, ma resta di fondo quell’amarezza che porta alla riflessione.

La scenografia “minimal”, i tre ambienti, il capanno di pesca, la casa e l’ufficio, presenti tutti sul palcoscenico e illuminati solo quando sono scena e le splendide musiche di Nicola Piovani accompagnano le vicende e le parole rendendo ancora più opaca la realtà.

Ovviamente bravissimi gli attori e in particolare Massimo Dapporto , anche se a volte si avvertiva incombente l’ombra del grande Sordi.

Lunghi e scroscianti applausi hanno ringraziato e salutato gli attori.

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