di REDAZIONE-
La Camera ha approvato in via definitiva la riforma dell’esame conclusivo delle scuole superiori. Dopo anni di modifiche e sperimentazioni, torna ufficialmente la “Maturità”, che sostituisce l’attuale denominazione di “Esame di Stato”. Una scelta che, secondo il Ministero dell’Istruzione, vuole ridare centralità al significato simbolico e formativo di questa tappa fondamentale nel percorso degli studenti italiani.
La riforma mantiene le due prove scritte tradizionali, ma attribuisce maggiore importanza al colloquio orale, che diventa il momento chiave della valutazione. L’esame orale verterà su quattro discipline, indicate a inizio anno con decreto ministeriale, e includerà anche una verifica delle competenze di educazione civica e dell’esperienza di formazione scuola-lavoro.
Durante il colloquio, gli studenti dovranno dimostrare partecipazione attiva: la scelta di rimanere in silenzio, come avvenuto in alcune proteste recenti, sarà considerata motivo di bocciatura.
La commissione d’esame sarà composta da cinque membri, anziché sette, tutti con preparazione specifica. Nella valutazione finale peseranno anche attività extracurriculari di rilievo, come impegni sociali o sportivi.
Nuove regole anche per il comportamento scolastico. Un voto di 5 in condotta determinerà la non ammissione all’anno successivo o all’esame, mentre con 6 lo studente dovrà sostenere una prova di cittadinanza attiva. Chi invece otterrà 9 o più in condotta potrà accedere al massimo punteggio finale alla Maturità.
Un’altra semplificazione riguarda il cambio di indirizzo nei primi due anni delle superiori: non sarà più necessario sostenere l’esame integrativo.
Cambia anche l’alternanza scuola-lavoro, che riprende la denominazione di “formazione scuola-lavoro”. Le nuove norme vietano alle scuole di stipulare convenzioni con aziende che prevedano attività ad alto rischio per gli studenti.
L’Inail avvierà campagne di sensibilizzazione sulla sicurezza e amplierà la copertura assicurativa agli infortuni che dovessero avvenire durante gli spostamenti tra casa e sede formativa.
La riforma introduce infine benefici per il personale scolastico delle isole minori, ai quali saranno riconosciuti punteggi aggiuntivi nelle graduatorie provinciali per le supplenze, con l’obiettivo di valorizzare chi lavora in contesti territoriali più complessi.
La sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti ha spiegato che la riforma «restituisce serietà e valore a una prova che deve segnare il passaggio alla vita adulta e civile dei ragazzi».
Il ministro Giuseppe Valditara ha aggiunto: «Vogliamo che la scuola-lavoro sia un’esperienza formativa sicura e utile, non un rischio. Allo stesso tempo, premiamo l’impegno di chi insegna in realtà fragili ma preziose per il Paese».








