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VITERBO CHRISTMAS VILLAGE

Maurice Ravel, la leggerezza e altre musiche d’autore al Festival della Tuscia

di CINZIA DICHIARA-

Riparte il Festival della Tuscia: dal 19 settembre al 12 ottobre la IV edizione della ormai nota kermesse musicale tornerà a diffondere bellezza, anzi, col tema di quest’anno, “leggerezza”, tra il capoluogo e i siti storico-artistici di Gallese, Ischia di Castro, Vallerano, Vitorchiano, Bolsena e Sutri, che per tre weekend apriranno al pubblico degli affezionati e degli appassionati di musica le porte dei loro edifici più ammirati, dall’imponente Teatro dell’Unione alle chiese, dalle ville rinascimentali ai palazzi ducali.

Il direttore artistico Massimo Spada ci rende edotti del percorso che lo ha condotto fin qui e ci rivela i particolari della sua realizzazione.

-Con questo festival, maestro Spada, lei ha organizzato concerti magnifici, ospitando nomi del concertismo internazionale presso dimore prestigiose e centri d’interesse storico al fine di coniugare la bellezza della musica con la bellezza dei luoghi. Come è iniziato tutto questo?

“Da un bisogno di cultura unito all’esigenza di unificare e far respirare insieme, musicalmente e artisticamente, i comuni della provincia viterbese. La Tuscia è un territorio fatto di borghi antichi, indipendenti gli uni dagli altri. Fu Vittorio Sgarbi che pensò di riunirli almeno per un momento dell’anno sotto il segno artistico, con la guida di Viterbo che tiene le fila”.

Com’è nata concretamente l’idea iniziale?

“In seguito a un mio esperimento, quello de I Tramonti di Tinia, idea di festival concepita durante la pandemia, tutto chiuso, concerti annullati, nessun tipo di connessione umana se non tramite un mezzo tecnologico, e confluita nel progetto di aprire al pubblico un grande terrazzo, di appannaggio privato, di un’azienda agricola di famiglia. Casualmente Sgarbi ne venne a conoscenza, essendo allora sindaco di Sutri, e si presentò a sorpresa a una delle prime serate, gremita come neanche potevamo prevedere. Da allora nacque un rapporto con lui e appena qualche tempo dopo mi propose di adottare la stessa formula, ma più estesa, per organizzare la musica nel viterbese”.

In seguito le redini sono passate a lei

“In questo momento Sgarbi ha problemi di salute e io ho preso in mano la gestione completa, ma pur non ricevendo un supporto continuo da parte sua, posso dire che lui continua a seguire, è informato di tutto, ha approvato questo programma con grande felicità che questa sua creatura prosegua. Lui è un ideatore di progetti, che talora vanno oltre la sua stessa creazione. Il suo obiettivo è che le sue idee attecchiscano e fioriscano nei luoghi dove ha lasciato delle impronte”.

Come affronta la responsabilità del ruolo di timoniere?

“Semplicemente, non dormo la notte! Penso a tutto quello che occorre fare, con qualche incubo!”

-Il momento dell’esecuzione davanti al pubblico è l’atto conclusivo: che cosa c’è dietro l’organizzazione di una macchina così ingegnosa che si muove molto tempo prima per programmare e poi realizzare una stagione?

“È tutto piuttosto complicato: questo festival ha la caratteristica di coinvolgere diverse sedi e di non replicare quasi mai un concerto per due sere di seguito nello stesso posto. L’adesione dei comuni, la loro disponibilità, la gestione politica di ciascuno ha declinazione e tempistica proprie. Vi sono quelli virtuosi che partecipano sempre e quelli che tentennano e presentano difficoltà. Ogni luogo ha caratteristiche ed esigenze particolari. Io personalizzo il concerto a seconda del luogo ospitante, pertanto ho bisogno di una doppia disponibilità, e dell’artista e del luogo del concerto. La difficoltà non è nella programmazione ma nella logistica”.

-Quali sono i riscontri presso il pubblico e nei luoghi, presso istituzioni e persone?

“Sempre molto lusinghieri, e ciò mi ha convinto a proseguire. Addirittura, lo scorso anno, in occasione di un concerto accadde qualcosa di sorprendente: avemmo disdette per metà della sala, causa le condizioni metereologiche avverse, una bufera, e la situazione era critica, si rischiava di non poter raggiungere il luogo del concerto. Ma sia io che l’artista eravamo già in loco, dunque decidemmo di non fermarci. E nonostante la pioggia scrosciante e i guadi da superare, la sala si riempì ugualmente, con altre persone, nonostante fosse anche un concerto ‘difficile’, con la Sonata di Béla Bartók per violino solo”.

-Come decide i repertori?

Non ho mai lesinato sulla proposta di repertori ricercati. Ritengo che non sia la scelta a indurre il pubblico all’ascolto, bensì il sistema di comunicazione”.

-Il programma di questa edizione, partiamo dal tema: la leggerezza

“Ho voluto evocare uno stato d’animo del quale noi tutti oggi abbiamo bisogno, appesantiti dalla situazione politico-culturale che si è andata complicando fino ad offuscare l’orizzonte. Distogliere da questa cupezza con una serie di incontri che, al di là delle scelte musicali, possano mettere in circolo una positività, è il nostro fine, già dal concerto di apertura, diverso dal consueto. Fino ad oggi, infatti, non avevo mai proposto colonne sonore ma queste sono tratte da film straordinariamente belli e arrangiate da un vero genio, Kian Soltani, violoncellista iraniano di fama intergalattica, che ha ideato un progetto da Il Signore degli anelli, dai Pirati dei Caraibi e da altri film, con brani eseguiti inizialmente da solo. Poi li ha registrati e sopra alla prima traccia ha registrato le altre parti, riuscendo a creare, così, una sovrapposizione di linee dall’effetto orchestrale, e infine ne ha realizzato un disco. Questa versione complessiva, con concordanza visiva di luci nonché con l’impiego di amplificazioni in atmosfera rock, sarà da lui eseguita con l’ensemble di violoncelli degli allievi di Diego Romano e Alessio Pianelli dell’Accademia Avos Project, scuola romana di assoluta eccellenza che alleva i giovani talenti di domani”.

-A seguire?

“La leggerezza cambia tono. Non più leggerezza di programma ma leggerezza degli Studi del secondo libro di Claude Debussy, di un’inventiva debordante che tocca punte di genialità pressoché continua, centrata sull’idea di vaporosità aerea che ben si combina col quintetto di Schumann per pianoforte e archi della seconda parte. All’affermatissima pianista Beatrice Rana si uniranno i violinisti Andrea Obiso, Premio ARD 2017, e Andrea Cicalese, con la viola di Giuseppe Russo Rossi, e con il violoncello di Ettore Pagano, ultimo vincitore del premio Abbiati come miglior solista dell’anno: un ensemble di assoluta rilevanza. Il terzo concerto si terrà a Gallese, dove una ricerca da me svolta anni fa porterà alla prima esecuzione italiana di un pezzo particolarissimo di Nikolai Medtner, con il brano che dà il nome al concerto della serata, Vocalise, appunto, affidato a una cantante con la partecipazione del pianoforte e del violoncello. Senza pronunciare alcuna parola, alcun testo, ma solo vocalizzi, la voce viene trattata come strumento musicale che si libra sulle armonie pianistiche, un altro emblema della leggerezza. E poi Bernstein, Turina e autori jazz, blues, scelti con oculata ricerca. Esegue il tutto l’Hemisphaeria Trio”.

-Nel secondo weekend?

Si passa agli archi. Riproponiamo il Sestetto Stradivari, formato dalle prime parti dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, che recupera il concerto annullato lo scorso anno per motivi di salute di uno dei componenti, con i magnifici sestetti di Ernő Dohnányi e Antonín Dvořák. Quindi vi sarà a Bassano il ritorno del Quartetto Arod, giovane quartetto francese già acclamato a livello internazionale e già nostro ospite anni fa con successo incontenibile, che propone Beethoven e Bartòk con una chicca, il raro trio di Fanny Mendelssohn, sorella del compositore romantico Felix. Frattanto, a Sutri, Simona Severini e Jacopo Ferrazza offrono un concerto jazz. Conclude la tranche un concerto di musica contemporanea, tonale, godibile, aperta alla contaminazione col jazz, col Metaphora Ensemble, orchestra d’archi molto nutrita, e con il clarinettista Gabriele Mirabassi, uno dei più importanti al mondo.

Apre l’ultimo weekend il Trio Linda di Carlo (pianoforte), Calogero Palermo, il più famoso clarinettista del mondo, già primo clarinetto dei Berliner Philharmoniker, e Sandro Meszaros (violoncello), con i trii di Alexander von Zemlinsky e di Johannes Brahms, due incantevoli brani, ben assortiti tra loro.

-E la “Leggerezza romantica”?

È un concerto dedicato ai quartetti per archi con pianoforte, di Mendelssohn, raro a sentirsi, e di Dvořák, nell’esecuzione del sottoscritto con Chiara Sannicandro (violino), Georgy Kovalev (viola) e Ludovica Rana (Violoncello), presso il Santuario della Madonna del Ruscello, a Vallerano. Infine, il nostro percorso intorno alla leggerezza si conclude nel nome di Maurice Ravel, del quale verrà eseguita l’integrale dell’opera pianistica in un ciclo unico di tre appuntamenti, nell’arco di una sola giornata, domenica 12 ottobre”.

-Una vera particolarità del festival

“Sì, non credo vi siano altri festival al momento che eseguono l’integrale in un solo giorno. Questo è l’anno di Ravel e noi concludiamo con un omaggio al compositore francese: dapprima due concerti, l’uno con i gradevolissimi brani del repertorio a quattro mani, l’altro con i capolavori più celebri, eseguiti dai migliori allievi del Conservatorio di Perugia, grazie a un progetto in convenzione che ha inteso porre l’accento sul repertorio raveliano in tutte le classi di pianoforte durante l’intero anno accademico. Sarà poi l’illustre pianista Benedetto Lupo a chiudere il festival, al Santuario di Santa Maria della Quercia”.

-Come ha individuato il tema di questa stagione?

“Il tema è scaturito dall’aver fissato innanzitutto le coordinate, iniziale e finale, del progetto. Individuare un filo conduttore tra le colonne sonore da un lato e Ravel dall’altro non era facile. Mi sono interrogato su quale fosse l’elemento cardine della musica raveliana e, dall’idea della sua aerea vaporosità, sono pervenuto alla definizione di leggerezza coniata da Italo Calvino, intesa non come superficialità, ma come sguardo capace di cogliere la profondità delle cose senza esserne schiacciati, concetto che ho adottato per tutti i concerti. È Ravel che mi ha dato il ‘la’ per il tema. Suo è il motivo generatore. Poi ho declinato il programma nei limiti della disponibilità degli artisti, e devo dire che stavolta li ho particolarmente coinvolti con richieste di repertori che essi hanno costruito appositamente per questo festival”.

 

 

 

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