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Festa dell'Unità

Menti artificiali

di TOMMASO SASO-

Perché (non) possiamo permetterci di ignorare l’Intelligenza Artificiale AI.

Per prima cosa, mi presento: sono docente universitario di marketing e organizzazione aziendale e membro dell’Osservatorio sull’Intelligenza Artificiale generativa presso l’Università degli Studi Guglielmo Marconi, dove studio da anni i sistemi organizzativi e il futuro del lavoro. Ricopro anche il ruolo di Presidente di Manageritalia, l’associazione che rappresenta i dirigenti del commercio, del turismo e del terziario avanzato,  persone che ogni giorno si confrontano con l’impatto dell’AI nelle loro aziende.

Ma più semplicemente amo definirmi come un curioso delle “umane cose”, e l’AI (artificial intelligence) per quanto artificiale, è profondamente umana perché nasce dai nostri sogni, riflette i nostri bias, (ovvero l’interpretazione soggettiva di quello che osserviamo), amplifica le nostre capacità e anche le nostre paure. È proprio questa dimensione umana dell’intelligenza artificiale che mi affascina e che esploreremo insieme nei nostri appuntamenti settimanali.

Partirei  da una domanda che spesso mi fanno: l’Intelligenza Artificiale è buona o cattiva?  Rappresenta una opportunità per la salvezza dell’umanità o invece la sua condanna definitiva? La risposta è semplice e complessa allo stesso tempo, e può essere disarmante: non lo sappiamo, o meglio non lo sappiamo ancora.

Come tutte le tecnologie potenti, dal fuoco alla medicina, dall’energia nucleare a Internet, l’AI è uno strumento “neutrale”. Un martello può aiutare a costruire una casa o spaccare una testa. La dinamite può aprire una strada in montagna o fare una strage. L’AI può migliorare le nostre vite o complicarle tremendamente.

Tuttavia prima di decidere se temerla e quindi rifiutarla a priori o invece provare a capirla e magari adottarla a nostro vantaggio, dobbiamo accettare tre verità fondamentali.

PRIMA VERITÀ: L’AI È INELUTTABILE

La scienza non si ferma mai e non può essere fermata. In questo stesso momento in cui leggete, nei laboratori di tutto il mondo, migliaia di ricercatori stanno lavorando per rendere l’AI più potente, più veloce, più intelligente. Non lo fanno per malvagità (i ricercatori non lo sono per definizione) ma perché è nella natura umana esplorare, scoprire, spingere sempre oltre i confini del possibile.

Possiamo rallentare questo processo con leggi e regolamenti? Forse. L’AI act europeo ne è un (discusso) esempio. Possiamo fermarlo completamente? Impossibile. Se l’Europa dicesse “basta AI”, America e Cina continuerebbero comunque a lavorarci , se l’Occidente si fermasse, l’Oriente andrebbe avanti creando dei gap difficilmente recuperabili.

Mettiamo il cuore in pace: l’AI arriverà,  (anzi è già con noi),  che la si voglia o no. Piuttosto facciamoci l’unica giusta domanda: saremo pronti o ci coglierà impreparati, come uno tsumani?

SECONDA VERITÀ: RIFIUTARLA È PIÙ PERICOLOSO

Chi dice : “io l’AI non mi piace, non la voglio e non la utilizzerò”,  vive in un’illusione, perché già tutti ormai usiamo l’AI ogni giorno senza accorgercene; quando facciamo ricerche su Google per cercare informazioni, quando la banca ci blocca una transazione sospetta, quando il navigatore ci fa evitare il traffico sul nostro percorso.

Rifiutare l’AI significa rimanere indietro, che lo si voglia o no, e rimanere indietro in una rivoluzione tecnologica significa diventare vulnerabili,  facile prede di chi invece la tecnologia la capisce e la usa, magari in maniera criminale. Pensiamo al tema delle “fake news”.

Pensiamo alle persone più anziane che diffidavano dei computer. Non si sono certo estinti come i dinosauri per questo motivo, ma sicuramente hanno perso delle opportunità, diventando dipendenti dagli altri, figli e nipoti, (quando e se disponibili!), per operazioni che prima facevano da soli. Vedremo che con l’AI il rischio di dipendenza è ancora maggiore.

TERZA VERITÀ: CAPIRE È L’UNICA STRADA

Lo abbiamo detto e ripetuto: non possiamo fermare l’AI, non possiamo ignorarla. Possiamo solo cercare di capirla e, capendola, possiamo provare a influenzarla. In che modo? Intanto riconoscendo i rischi prima che si materializzino, poi sfruttando invece le opportunità che può offrirci, e infine proteggendo noi stessi e le nostre famiglie da possibili danni.

Ricordiamoci sempre che la “conoscenza” è stata, è, e sarà, sempre l’unico “antidoto” alla paura e l’unico strumento per trasformare una minaccia in un’opportunità. La nostra millenaria storia ce lo insegna.

Nel corso di questi appuntamenti settimanali, immaginati e voluti per i suoi lettori dall’editore dott.ssa Cherubini, non cercherò di dimostrare che l’AI è meravigliosa oppure terribile. Vi darò alcuni strumenti per decidere voi stessi. Vi mostrerò i miracoli che può compiere, ad esempio in campo medico, e invece i danni che può causare se mal utilizzata. Vi spiegherò le opportunità che può creare ma anche i lavori che può eliminare.

L’obiettivo è fornire almeno le conoscenze base necessarie per navigare nell’era dell’Intelligenza artificiale con maggiore consapevolezza e con meno paura.

Vi aspetto la prossima settimana per cominciare a parlare di un po’ di storia…

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